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Grande depressione

1929 Wall Street, New York, Stati Uniti (e poi tutto il mondo)

In breve

Negli anni Venti molti americani avevano comprato azioni, cioè piccole parti di aziende, sperando che il loro valore salisse sempre. Nell'ottobre 1929 la Borsa di New York, a Wall Street, crollò: in pochi giorni moltissimi persero i risparmi. Banche e fabbriche chiusero, e negli Stati Uniti nel 1933 circa un lavoratore su quattro era senza lavoro. La crisi si allargò all'Europa e al resto del mondo.

Perché è importante Insegnò che le economie dei Paesi sono collegate e spinse i governi a intervenire di più, come fece il presidente Roosevelt con il New Deal.

Fonte: Encyclopaedia Britannica, «Great Depression»

Illustrazione: Grande depressione (Wall Street, New York, Stati Uniti (e poi tutto il mondo))
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Grande depressione: Wall Street, New York, Stati Uniti (e poi tutto il mondo)
Dove: Wall Street, New York, Stati Uniti (e poi tutto il mondo)

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Gli anni ruggenti

Negli Stati Uniti, gli anni Venti furono un periodo di grande ottimismo. Dopo la Prima guerra mondiale, il paese era diventato la prima potenza economica del mondo. Le fabbriche producevano senza sosta automobili, elettrodomestici e radio, e molte famiglie compravano a rate, cioè pagando un po' alla volta. La Borsa di New York, dove si comprano e si vendono le azioni delle imprese, saliva e saliva: moltissime persone, anche persone comuni, investivano nei titoli, convinte che i prezzi sarebbero continuati a salire per sempre. Alcuni prendevano soldi in prestito dalle banche per comprare ancora più azioni.

Ma sotto la superficie c'erano problemi. Molti agricoltori erano pieni di debiti, perché i prezzi del grano erano calati; i salari degli operai non crescevano quanto i guadagni delle imprese, e quindi molte persone non avevano abbastanza soldi per comprare tutto ciò che le fabbriche producevano. Le azioni valevano molto più di quanto le imprese realmente producessero: era una «bolla», come una bolla di sapone, pronta a scoppiare.

Il crollo di ottobre

All'inizio di ottobre 1929 i prezzi delle azioni cominciarono a scendere. Giovedì 24 ottobre, il «giovedì nero», migliaia di investitori, spaventati, tentarono di vendere tutto insieme: i prezzi precipitarono. Alcune grandi banche intervennero per calmare il mercato, ma il 29 ottobre, il «martedì nero», più di sedici milioni di azioni furono vendute in un solo giorno, un numero mai visto, e i prezzi crollarono ancora. In poche settimane, molti persero tutti i loro risparmi.

Il crollo della Borsa da solo non spiega ciò che accadde poi. Ma fu la scintilla: chi aveva perso soldi smise di comprare, le imprese vendettero meno e licenziarono operai; molte banche, che avevano prestato soldi a chi non li poteva restituire, fallirono, e chi vi aveva depositato i risparmi non rivide più i propri soldi. La paura peggiorò la crisi: più la gente era spaventata, meno spendeva, e più le imprese chiudevano.

La Grande depressione

Tra il 1929 e il 1933 la produzione industriale americana si ridusse di quasi la metà e la disoccupazione arrivò a un lavoratore su quattro. Le città si riempirono di persone senza casa e senza lavoro, che vivevano in baracche chiamate ironicamente «Hooverville», dal nome del presidente Herbert Hoover, e facevano la fila davanti alle mense dei poveri. Nelle campagne delle grandi pianure, una siccità tremenda e tempeste di sabbia, il «Dust Bowl», rovinarono centinaia di migliaia di agricoltori, molti dei quali si trasferirono in California in cerca di lavoro: la loro storia è raccontata da John Steinbeck nel romanzo «Furore».

La crisi si diffuse in tutto il mondo, perché le economie erano collegate: gli Stati Uniti non compravano più merci all'estero e ritiravano i prestiti dall'Europa. La Germania, già in difficoltà per le riparazioni di guerra, fu colpita duramente, con milioni di disoccupati. Anche l'Italia ne soffrì: il governo fascista creò istituti pubblici, come l'IRI nel 1933, per salvare le banche e le grandi imprese.

Il New Deal

Nel 1932 gli americani elessero presidente Franklin Delano Roosevelt, che promise «un nuovo patto» per il popolo, il New Deal. Il governo intervenne in modo deciso: chiuse temporaneamente le banche per controllarle e ridare fiducia, creò un'assicurazione sui depositi, finanziò grandi opere pubbliche, come dighe, strade e ponti, che davano lavoro a milioni di disoccupati, e introdusse le prime pensioni e i sussidi di disoccupazione. Roosevelt parlava ai cittadini alla radio con le sue «chiacchierate al caminetto», per spiegare con calma che cosa stava facendo.

La ripresa fu lenta, e la disoccupazione restò alta fino alla Seconda guerra mondiale, quando le fabbriche cominciarono a produrre armi e il lavoro tornò.

Perché successe

La Grande depressione nacque da una combinazione di cause: la sovrapproduzione e i troppi debiti, una Borsa gonfiata dalla speculazione, banche poco controllate, una distribuzione ineguale della ricchezza e un sistema di scambi internazionali fragile dopo la guerra. Quando la fiducia venne meno, tutto crollò.

Gli errori dei governi e delle banche centrali aggravarono la crisi: lasciarono fallire molte banche, ridussero la quantità di moneta in circolazione e alzarono i dazi sulle merci straniere nel 1930 con una legge, la Smoot-Hawley, che fece diminuire il commercio mondiale.

Cosa cambiò

La Grande depressione cambiò il ruolo dello Stato nell'economia. Prima si pensava che il governo dovesse intervenire poco; dopo, si accettò l'idea che potesse e dovesse aiutare chi perde il lavoro, controllare le banche e sostenere l'economia nei momenti difficili. Nacque lo «Stato sociale» moderno, con pensioni, sussidi e assicurazioni. L'economista inglese John Maynard Keynes sostenne che in tempi di crisi lo Stato dovesse spendere di più per rimettere in moto l'economia.

Ebbe anche conseguenze politiche gravi: la povertà e la disperazione favorirono l'ascesa di movimenti estremisti, come il nazismo in Germania, che portarono alla Seconda guerra mondiale.

Dopo la crisi si creò un sistema di regole per la finanza, per evitare altri crolli: controlli sulle banche, regole per la Borsa. Quando nel 2008 scoppiò un'altra grande crisi, molti si domandarono se fossero state dimenticate le lezioni del 1929, e spesso si paragonarono i due eventi.

Persone e luoghi chiave

Persone

Franklin Delano Roosevelt
Presidente americano (1882-1945): guidò gli Stati Uniti durante la crisi con il New Deal.
Herbert Hoover
Presidente americano (1874-1964): era al governo quando scoppiò la crisi.
John Maynard Keynes
Economista inglese (1883-1946): sostenne che in crisi lo Stato debba spendere per rilanciare l'economia.
John Steinbeck
Scrittore americano (1902-1968): nel romanzo «Furore» raccontò le famiglie rovinate dal Dust Bowl; Nobel per la letteratura nel 1962.
Dorothea Lange
Fotografa americana (1895-1965): con la sua «Madre migrante» mostrò al mondo la povertà della Depressione.

Luoghi

Wall Street, New York
La via della Borsa di New York, dove il 24 e 29 ottobre 1929 scoppiò il panico.
Pianure del Dust Bowl, Stati Uniti
Le regioni agricole del centro degli Stati Uniti colpite da siccità e tempeste di sabbia negli anni Trenta.

Da sapere

  • Il 29 ottobre 1929, il «martedì nero», furono vendute in Borsa più di sedici milioni di azioni in un solo giorno.
  • Negli anni peggiori della crisi, negli Stati Uniti, un lavoratore su quattro era disoccupato.
  • Le baracche dei senzatetto negli anni Trenta furono chiamate «Hooverville», dal nome del presidente.
  • Roosevelt parlava ai cittadini alla radio con le «chiacchierate al caminetto».
  • Il romanzo «Furore» di Steinbeck racconta le famiglie costrette a migrare dal Dust Bowl.

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