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Il jazz si diffonde

circa 1920 New Orleans, Stati Uniti

In breve

Il jazz nacque a New Orleans, negli Stati Uniti, dall'incontro tra la musica degli afroamericani, come il blues e i canti spirituali, e le bande e le danze di origine europea. Una delle sue caratteristiche è l'improvvisazione: i musicisti inventano melodie mentre suonano. Negli anni Venti si diffuse nel mondo grazie ai dischi e alla radio, tanto che quel decennio fu chiamato «età del jazz». Il trombettista Louis Armstrong divenne una delle sue stelle.

Perché è importante Il jazz ha influenzato quasi tutta la musica popolare venuta dopo, dal rock al pop.

Fonte: Encyclopaedia Britannica, «jazz»

Illustrazione: Il jazz si diffonde (New Orleans, Stati Uniti)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Il jazz si diffonde: New Orleans, Stati Uniti
Dove: New Orleans, Stati Uniti

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Dalla Congo Square a New Orleans

Il jazz nacque negli Stati Uniti, a New Orleans, una città portuale della Louisiana dove si incontravano persone di origini diverse: discendenti degli africani portati in America come schiavi, creoli di lingua francese, europei, caraibici. Qui, fin dall'Ottocento, nella Congo Square, una piazza dove gli schiavi potevano riunirsi la domenica, si suonavano tamburi e si cantavano canti africani. Intanto nelle chiese si cantavano gli spirituals, nelle piantagioni i canti di lavoro e, dopo la fine della schiavitù, nacque il blues, una musica nata dalla sofferenza e dalla speranza degli afroamericani, con le sue note «tristi» e il suo senso di libertà.

Alla fine dell'Ottocento si aggiunsero il ragtime, una musica per pianoforte dal ritmo saltellante, e le bande di strada, che suonavano in parate, feste e funerali. Nei primi anni del Novecento i musicisti di New Orleans, con trombe, clarinetti, tromboni, banjo, contrabbasso e batteria, cominciarono a mescolare tutto questo. Un cornettista, Buddy Bolden, era considerato il primo «re del jazz», anche se non ci restano registrazioni di lui.

Che cos'è il jazz

La caratteristica più importante del jazz è l'improvvisazione: i musicisti non si limitano a suonare note scritte, ma inventano musica sul momento, a partire da un tema, rispondendosi l'un l'altro come in una conversazione. Ha un ritmo molto particolare, detto «swing», che fa venir voglia di muoversi, con accenti inattesi, e usa le «blue notes», note leggermente stonate, piene di espressione. Ogni musicista ha il proprio suono, e un assolo di jazz non è mai due volte uguale.

Il disco e l'epoca del jazz

Il 26 febbraio 1917 un gruppo di bianchi di New Orleans, la Original Dixieland Jass Band, incise quello che è considerato il primo disco di jazz della storia. Il disco ebbe un successo enorme, e la nuova musica si diffuse con i dischi e la radio, in tutto il paese. Negli anni successivi, molti musicisti afroamericani, per sfuggire alla povertà e alla segregazione del sud, si trasferirono nelle città del nord, come Chicago e New York. Con la grande ondata di spostamenti chiamata «Great Migration», il jazz arrivò anche lì.

Gli anni Venti furono chiamati «l'età del jazz». In America era in vigore il proibizionismo, e il consumo di alcol era vietato; in molti locali clandestini si ballava e si ascoltava musica dal vivo, e le orchestre suonavano ritmi nuovi, come il charleston. Gli scrittori, come Francis Scott Fitzgerald, raccontarono questa stagione di feste, di moda, di libertà. Per molti genitori, però, quella musica era scandalosa: la consideravano volgare e pericolosa.

I grandi

Tra i protagonisti c'era Louis Armstrong, nato a New Orleans, probabilmente nel 1901, da una famiglia povera. Imparò a suonare la cornetta in un riformatorio, e poi fu notato dal re della cornetta di allora, Joe «King» Oliver, che lo portò a Chicago. Con il suo suono luminoso, la sua tromba incredibile e la voce roca, cambiò il jazz, trasformandolo da musica di gruppo in musica di grandi solisti. Fece anche «scat», cantando con sillabe senza senso, come strumento. A New York, nel quartiere di Harlem, Duke Ellington, pianista e compositore elegante, creò con la sua orchestra al Cotton Club una musica ricca e raffinata. La cantante Bessie Smith, detta «l'imperatrice del blues», fu una delle voci più amate dell'epoca, e più tardi Ella Fitzgerald portò il jazz vocale a vertici altissimi.

Il jazz attraversò l'oceano: nel 1918 la banda di un reggimento afroamericano, i «Harlem Hellfighters», lo suonò per i francesi durante la guerra, e a Parigi negli anni Venti diventò di moda; la ballerina e cantante Josephine Baker ebbe un grande successo. In Italia arrivò con le orchestre e i dischi, anche se il regime fascista, più tardi, lo considerò una musica straniera da guardare con sospetto.

Perché successe

Il jazz nacque da un incontro di culture, nella società segregata del Sud. Gli afroamericani avevano una tradizione musicale ricca, basata sul ritmo e sull'improvvisazione, portata dall'Africa e trasformata durante la schiavitù. A New Orleans, per la sua storia di porto e di città mista, queste tradizioni si incontrarono con strumenti e musiche europee.

Contarono anche i cambiamenti tecnologici e sociali: la diffusione del disco e della radio, le grandi città del nord, i locali da ballo. La stessa necessità di inventare, di cavarsela con quello che si ha, portò i musicisti a creare una musica libera e creativa.

Cosa cambiò

Il jazz è stato la prima grande musica popolare americana, e ha influenzato tutta la musica del Novecento. Negli anni Trenta nacque lo swing delle grandi orchestre, come quella di Benny Goodman. Negli anni Quaranta il bebop di Charlie Parker e Dizzy Gillespie portò a un jazz più veloce e complesso. Negli anni Cinquanta Miles Davis incise «Kind of Blue» (1959), uno dei dischi più venduti della storia del jazz. Da allora il jazz ha avuto mille forme, dal jazz più elettronico a quelli ispirati alla musica di tutto il mondo.

Il jazz ha avuto anche un'importanza sociale: è stato una voce di orgoglio e di libertà per gli afroamericani, e nei club i musicisti, bianchi e neri, suonarono insieme prima che le leggi lo permettessero ovunque. Ha influenzato il rock, il rhythm and blues, il soul, il funk e l'hip hop.

Nel 2011 l'UNESCO ha istituito la Giornata internazionale del jazz, celebrata dal 2012 ogni 30 aprile, riconoscendolo come una musica che unisce popoli e culture. In tutto il mondo ci sono festival, scuole e club, e anche tanti musicisti italiani, come Enrico Rava, Paolo Fresu e Stefano Bollani, sono apprezzati ovunque.

Persone e luoghi chiave

Persone

Louis Armstrong
Trombettista e cantante americano (1901-1971): uno dei più grandi musicisti di jazz.
Duke Ellington
Pianista, compositore e direttore d'orchestra americano (1899-1974): guidò una celebre orchestra a Harlem.
Bessie Smith
Cantante americana (1894-1937): detta «l'imperatrice del blues».
Jelly Roll Morton
Pianista e compositore americano (1890-1941): tra i primi grandi musicisti jazz di New Orleans.
Ella Fitzgerald
Cantante americana (1917-1996): una delle più grandi voci del jazz, famosa per la sua bravura nello scat.

Luoghi

Congo Square, New Orleans
La piazza dove nell'Ottocento si riunivano gli schiavi per suonare e cantare.
Harlem, New York
Il quartiere afroamericano dove nacquero locali famosi come il Cotton Club.

Da sapere

  • Il disco considerato il primo di jazz della storia fu inciso il 26 febbraio 1917.
  • L'improvvisazione è la caratteristica principale del jazz: ogni assolo è diverso.
  • Louis Armstrong imparò a suonare la cornetta in un riformatorio di New Orleans.
  • Gli anni Venti sono chiamati «l'età del jazz».
  • Il 30 aprile è la Giornata internazionale del jazz, istituita dall'UNESCO nel 2011 e celebrata dal 2012.

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