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11 · Novecento politica

Shoah

circa 1941-1945 Europa occupata dai nazisti (Auschwitz, Polonia)

In breve

Il regime nazista considerava gli ebrei nemici da eliminare, e con leggi sempre più dure li privò dei diritti, del lavoro e della casa. Anche l'Italia fascista, con le leggi razziali del 1938, escluse gli ebrei dalle scuole e dagli impieghi. Durante la guerra milioni di persone furono deportate in campi di concentramento e di sterminio, e circa sei milioni di ebrei furono uccisi. Furono perseguitati anche rom e sinti, persone con disabilità e oppositori politici. In ebraico questa tragedia si chiama Shoah, che significa «catastrofe».

Perché è importante Il 27 gennaio, giorno in cui nel 1945 fu aperto il campo di Auschwitz, si celebra il Giorno della Memoria perché nessuno dimentichi.

Fonte: United States Holocaust Memorial Museum, «Introduction to the Holocaust»

Illustrazione: Shoah (Europa occupata dai nazisti (Auschwitz, Polonia))
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Shoah: Europa occupata dai nazisti (Auschwitz, Polonia)
Dove: Europa occupata dai nazisti (Auschwitz, Polonia)

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Un odio antico

Gli ebrei vivevano da più di duemila anni in Europa, come in molte altre parti del mondo, e per secoli avevano subito pregiudizi e discriminazioni: l'antisemitismo, cioè l'ostilità verso gli ebrei solo perché ebrei. In molti paesi, per esempio, non potevano possedere terre o svolgere certi lavori, e spesso venivano accusati ingiustamente dei problemi della società. Nell'Ottocento, con l'emancipazione, molti ebrei avevano ottenuto gli stessi diritti degli altri cittadini e avevano dato un grande contributo alla scienza, all'arte, alla cultura e all'economia. Ma i pregiudizi non erano scomparsi.

Con l'avvento del nazismo, l'antisemitismo diventò una politica di stato. Hitler e i suoi seguaci, ispirati da una teoria razzista inventata, sostenevano che gli ebrei fossero una «razza» pericolosa, colpevole di tutti i mali della Germania. Dal 1933 cominciarono le persecuzioni: gli ebrei furono esclusi da molti lavori, i loro negozi furono boicottati, e nel 1935 le leggi di Norimberga tolsero loro la cittadinanza e il diritto di sposarsi con persone non ebree. Nella notte tra il 9 e il 10 novembre 1938, la «Notte dei cristalli», in tutta la Germania vennero distrutte centinaia di sinagoghe e di negozi, e migliaia di ebrei furono arrestati.

Ghetti e fucilazioni

Con l'inizio della guerra, nel 1939, le persecuzioni peggiorarono. Nei territori occupati, come la Polonia, gli ebrei furono rinchiusi in quartieri recintati, i ghetti, dove vivevano ammassati, con poco cibo e con malattie. Nel ghetto di Varsavia ne vivevano circa quattrocentocinquantamila. Nell'estate del 1941, quando la Germania attaccò l'Unione Sovietica, reparti speciali, seguiti da soldati e da collaboratori locali, cominciarono a uccidere gli ebrei, con le fucilazioni di massa, nei villaggi e nelle città dell'Est.

Poi i nazisti decisero di organizzare lo sterminio in modo industriale. Il 20 gennaio 1942, a Wannsee, vicino a Berlino, alti funzionari del regime si incontrarono per coordinare quella che chiamarono «soluzione finale». Gli ebrei di tutta l'Europa occupata venivano arrestati, caricati su treni merci e portati in campi di concentramento e di sterminio, in Polonia, come Auschwitz-Birkenau, Treblinka, Sobibór e altri. Molti, soprattutto bambini, anziani e donne, venivano uccisi poco dopo l'arrivo; altri erano costretti a lavori durissimi, in condizioni disumane.

L'Italia

In Italia, nel 1938 il regime fascista aveva approvato le leggi razziali: gli ebrei italiani furono espulsi dalle scuole, dall'università, dagli uffici pubblici, e i loro diritti furono limitati. Dopo l'8 settembre 1943, quando la Germania occupò il centro-nord del paese, cominciarono anche gli arresti e le deportazioni. Il 16 ottobre 1943, a Roma, più di mille persone furono prelevate dal vecchio ghetto e portate ad Auschwitz: ne tornarono solo sedici. Dalla stazione centrale di Milano, dal «Binario 21», partirono convogli carichi di deportati. In tutto, dall'Italia furono deportati circa settemila ebrei (le stime vanno da 6.800 a 7.500), e meno di mille tornarono.

Chi aiutò, chi resistette

Mentre molti guardavano altrove o collaboravano, alcune persone rischiarono la vita per aiutare gli ebrei: li nascondevano nelle case, nei conventi, falsificavano documenti. A queste persone oggi viene attribuito il titolo di «Giusti tra le nazioni». Anche tra le vittime ci fu chi resistette: nel 1943 gli ebrei del ghetto di Varsavia si ribellarono con armi di fortuna, e per quasi un mese tennero testa ai soldati tedeschi.

La fine e la memoria

Il 27 gennaio 1945 i soldati dell'Armata rossa entrarono ad Auschwitz e liberarono i pochi prigionieri rimasti. In totale, il nazismo e i suoi alleati uccisero circa sei milioni di ebrei, quasi due terzi di quelli che vivevano in Europa, e milioni di altre persone: rom e sinti, oppositori politici, persone con disabilità, prigionieri di guerra, testimoni di Geova e omosessuali. Gli ebrei chiamano questa tragedia «Shoah», una parola ebraica che significa «catastrofe». Il 27 gennaio è oggi in tutto il mondo la Giornata della Memoria.

Perché successe

La Shoah fu resa possibile da secoli di pregiudizio, da una propaganda martellante e dalle condizioni di crisi e di umiliazione in cui viveva la Germania dopo la prima guerra mondiale e la crisi economica, in cui molte persone cercavano un colpevole facile. A questo si aggiunsero una dittatura che eliminava ogni opposizione e un'organizzazione burocratica efficiente.

Furono decisive anche l'indifferenza e la paura: molte persone comuni, per convinzione, per interesse o per paura, collaborarono o restarono in silenzio. Per questo gli storici insistono su una lezione: i diritti non si perdono all'improvviso, ma un poco alla volta, quando le discriminazioni sembrano normali.

Cosa cambiò

Dopo la guerra, i principali responsabili furono processati a Norimberga, e nacque il termine «genocidio», creato dal giurista Raphael Lemkin, per indicare la distruzione di un intero popolo. Nel 1948 le Nazioni Unite approvarono la Convenzione sulla prevenzione e la repressione del genocidio e la Dichiarazione universale dei diritti umani: erano risposte a ciò che era accaduto. Nel 1948 nacque anche lo Stato di Israele, dove arrivarono molti sopravvissuti.

Il ricordo della Shoah è tenuto vivo dai musei, dai monumenti, dalle «pietre d'inciampo», piccole targhe di ottone nei marciapiedi davanti alle case da cui furono portati via i deportati, e dalle testimonianze dei sopravvissuti, come Primo Levi, autore di «Se questo è un uomo», e Liliana Segre, deportata a tredici anni dalla stazione di Milano e oggi senatrice a vita.

Studiare la Shoah non serve soltanto a ricordare il passato, ma a riconoscere i segnali dell'odio e della discriminazione, e a ricordare che ognuno può fare qualcosa: rispettare chi è diverso, non voltarsi dall'altra parte, difendere la dignità di tutti.

Persone e luoghi chiave

Persone

Primo Levi
Chimico e scrittore italiano (1919-1987): sopravvissuto ad Auschwitz, scrisse «Se questo è un uomo».
Liliana Segre
Testimone della Shoah (nata nel 1930): deportata ad Auschwitz a 13 anni, senatrice a vita dal 2018.
Raphael Lemkin
Giurista polacco (1900-1959): inventò la parola «genocidio».
Giorgio Perlasca
Commerciante italiano (1910-1992): salvò migliaia di ebrei a Budapest fingendosi diplomatico spagnolo.
Gino Bartali
Ciclista italiano (1914-2000): durante la guerra aiutò a salvare ebrei trasportando documenti in bicicletta.

Luoghi

Auschwitz-Birkenau, Polonia
Il più grande dei campi di sterminio, liberato il 27 gennaio 1945, oggi museo e luogo della memoria.
Binario 21, Stazione Centrale di Milano
Il binario da cui partirono i convogli dei deportati, oggi Memoriale della Shoah.

Da sapere

  • Il 27 gennaio, giorno della liberazione di Auschwitz, è la Giornata della Memoria.
  • «Shoah» è una parola ebraica che significa «catastrofe».
  • Le «pietre d'inciampo» sono piccole targhe d'ottone nei marciapiedi, davanti alle case dei deportati.
  • Il 16 ottobre 1943, a Roma, più di mille persone furono deportate dal ghetto: ne tornarono sedici.
  • Giorgio Perlasca salvò migliaia di ebrei a Budapest fingendosi diplomatico spagnolo.

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