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Fotosintesi dei cianobatteri

circa 2,7 miliardi di anni fa Acque basse costiere di tutto il mondo

In breve

I cianobatteri impararono a usare la luce del Sole per ricavare energia dall'acqua e dall'anidride carbonica. Durante questo processo, la fotosintesi, liberavano ossigeno. In acque poco profonde formavano tappeti a strati che col tempo diventavano stromatoliti.

Perché è importante La fotosintesi iniziò a cambiare l'atmosfera e rese possibile una vita più complessa.

Fonte: Nature Communications, 2021, «Diurnal Fe(II)/Fe(III) cycling and enhanced O2 production in a simulated Archean marine oxygen oasis»

Illustrazione: Fotosintesi dei cianobatteri (Acque basse costiere di tutto il mondo)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Un trucco che cambiò il mondo

Ogni foglia verde che vedi è una piccola fabbrica. Prende luce dal Sole, anidride carbonica dall'aria e acqua dal terreno, e li trasforma in zuccheri, di cui la pianta si nutre, liberando ossigeno. Questo processo si chiama fotosintesi clorofilliana, dalla clorofilla, la sostanza verde che cattura la luce. Le piante però non l'hanno inventata: l'hanno ereditata da esseri molto più piccoli e molto più antichi, i cianobatteri.

I cianobatteri sono batteri che vivono in acqua, e per molto tempo furono chiamati «alghe azzurre» o «alghe verdi-azzurre», perché hanno un colore tra il verde e il blu e si vedono come patine sui sassi di un fiume o sulla superficie di uno stagno. Sono microscopici, ma vivono in colonie enormi. Si pensa che siano stati i primi organismi capaci di fare quella che si chiama fotosintesi ossigenica, quella cioè che spezza le molecole d'acqua e libera ossigeno.

La scoperta di un altro modo di vivere

Prima di loro esistevano già batteri capaci di usare la luce, ma senza produrre ossigeno: usavano altre sostanze, come l'idrogeno solforato, al posto dell'acqua. L'acqua però è dappertutto, e spezzarla richiede un'energia grande e un apparato chimico molto sofisticato. Gli scienziati ritengono che il passaggio a questo meccanismo sia stato uno degli eventi più importanti dell'evoluzione. Una volta che i cianobatteri riuscirono a farlo, ebbero a disposizione una risorsa quasi infinita: luce, acqua e anidride carbonica si trovano ovunque.

Non sappiamo con precisione quando accadde. Le tracce più probabili risalgono a circa 2,7 miliardi di anni fa, e vengono da rocce della formazione di Tumbiana, in Australia occidentale: tappeti microbici e stromatoliti che hanno lasciato segni chimici di una fotosintesi, anche se alcuni studiosi discutono se producesse ossigeno. Ci sono indizi che sia nata prima, forse addirittura fino a 3,2 miliardi di anni fa, ma sono discussi. Per questo la data nella linea del tempo è approssimata.

Tappeti nei mari bassi

I cianobatteri crescevano in acque poco profonde vicino alle coste, dove la luce arrivava. Formavano tappeti colorati di colonie, uno sopra l'altro. Di giorno, con la luce, i batteri producevano ossigeno e si muovevano verso l'alto; di notte, o quando venivano coperti dalla sabbia, risalivano di nuovo. Così, a poco a poco, i loro tappeti e i granelli di sedimento si accumulavano in strati e diventavano stromatoliti. Queste rocce a strati sono le più antiche tracce di vita visibili a occhio nudo, e in pochi luoghi del mondo, come Shark Bay in Australia, se ne trovano ancora di vive.

I cianobatteri non sono scomparsi: sono ovunque. Vivono negli oceani, nei laghi, nel suolo, nei deserti e perfino nelle rocce dell'Antartide. Uno di loro, Prochlorococcus, scoperto soltanto nel 1986 dalla biologa americana Sallie Chisholm e dai suoi colleghi, è così piccolo che le cellule sono larghe meno di un millesimo di millimetro; secondo le stime è l'organismo fotosintetico più numeroso della Terra, e produce una parte consistente dell'ossigeno degli oceani.

Dentro le piante di oggi

C'è un ultimo capitolo. Più di un miliardo di anni fa, una cellula complessa inglobò un cianobatterio senza digerirlo; i due cominciarono a vivere insieme, e quel cianobatterio col tempo diventò una parte della cellula, chiamata cloroplasto. Tutte le alghe verdi e tutte le piante hanno cloroplasti, e dentro di essi c'è ancora un piccolo DNA simile a quello dei cianobatteri. Quando guardi un bosco, quindi, stai guardando discendenti di quell'antica alleanza.

Oggi si calcola che circa la metà dell'ossigeno che respiriamo venga dal plancton dei mari: alghe e cianobatteri microscopici. Sono molto più importanti di quanto si veda.

Perché successe

I cianobatteri svilupparono la fotosintesi ossigenica perché dare energia alla vita è difficile. Le fonti di energia chimica, come i gas dei vulcani, sono limitate e si trovano in pochi posti. La luce del Sole, invece, arriva dappertutto, ma per usarla servono molecole speciali capaci di catturarla e un modo per ricavare gli elettroni necessari. L'acqua è la fonte di elettroni più abbondante che ci sia.

Gli scienziati pensano che questa capacità sia nata gradualmente, dopo molti passaggi in batteri precedenti, e che si sia formata una sola volta, nei cianobatteri, per poi diffondersi in altri organismi. Come è andata esattamente è ancora oggetto di ricerca; le tracce sono poche e le rocce molto trasformate.

Il risultato fu un enorme vantaggio: chi riusciva a usare la luce e l'acqua poteva crescere quasi ovunque ci fosse acqua e luce. Per questo i cianobatteri si diffusero in tutti i mari.

Cosa cambiò

La conseguenza più grande fu l'ossigeno. All'inizio fu rapidamente assorbito dal ferro e dalle rocce, ma continuando a essere prodotto per centinaia di milioni di anni finì per cambiare l'aria del pianeta, come racconta l'evento successivo della linea del tempo. Per i microbi che non sopportavano l'ossigeno fu una crisi, per altri fu l'inizio di un modo nuovo di ricavare molta più energia dal cibo.

Tutta la catena alimentare dipende da questo trucco. Quasi ogni essere vivente, direttamente o indirettamente, mangia energia che è stata catturata da un organismo fotosintetico. Quando mangi un panino, mangi luce del Sole trasformata da una pianta di frumento. Anche il petrolio, il carbone e il gas sono quel che resta di organismi fotosintetici antichi.

I cianobatteri sono studiati anche oggi per le loro possibilità: alcuni sono usati per produrre sostanze utili, e gli scienziati pensano di sfruttarli per creare combustibili e per catturare anidride carbonica. Alcune specie, come la spirulina, si mangiano, e per le missioni spaziali si pensa di usarle per fabbricare ossigeno.

Persone e luoghi chiave

Persone

Sallie Chisholm
Biologa marina americana. Nel 1986 scoprì con i colleghi Prochlorococcus, il batterio fotosintetico più abbondante degli oceani.
Lynn Margulis
Biologa americana (1938-2011). Sostenne con forza l'idea che cloroplasti e mitocondri derivino da batteri inglobati.
Joseph Priestley
Chimico inglese (1733-1804). Nel 1771 notò che una pianta rimette in circolo l'aria «consumata» da una candela; nel 1774 isolò l'ossigeno.

Luoghi

Formazione di Tumbiana, Australia occidentale
Rocce di 2,7 miliardi di anni con tappeti microbici e stromatoliti, tra le prove più probabili della fotosintesi con ossigeno (discussa).
Shark Bay, Australia occidentale
Baia dove vivono ancora stromatoliti costruite da cianobatteri.
Acque basse delle coste primitive
Il luogo dove i cianobatteri formavano tappeti, aiutati dalla luce del Sole che attraversava l'acqua.

Da sapere

  • Anche se si chiamano «alghe azzurre», i cianobatteri sono batteri, non alghe.
  • La parola «cianobatteri» viene dal greco kyanos, «azzurro scuro», e vuol dire «batteri azzurri».
  • Se la storia della Terra fosse un anno, la fotosintesi con ossigeno comparirebbe alla fine di maggio, ma i primi animali solo a metà novembre.
  • Nelle giornate calde alcuni laghi si colorano di verde per la crescita dei cianobatteri: alcune specie producono tossine pericolose, e per questo ogni tanto si vieta il bagno.
  • Alcune specie vivono nei deserti sotto sassi di quarzo semitrasparente, che lasciano passare un po' di luce e le proteggono dal sole troppo forte.

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