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1 · La Terra prima di noi scienza e tecnica

Prime cellule complesse

circa 1,8 miliardi di anni fa Mari della Terra

In breve

Le cellule complesse, dette eucariotiche, hanno un nucleo che custodisce il DNA e tante piccole parti interne con compiti diversi. Secondo gli scienziati, alcune di queste parti erano un tempo batteri liberi, entrati in un'altra cellula e rimasti a vivere lì. I mitocondri, le «centrali elettriche» della cellula, conservano ancora un piccolo DNA tutto loro. I fossili più antichi di queste cellule hanno circa 1,8 miliardi di anni.

Perché è importante Le cellule complesse sono la base di animali, piante, funghi e molti organismi unicellulari.

Fonte: University of California Museum of Paleontology, «Fossil Record of the Eukaryota»

Illustrazione: Prime cellule complesse (Mari della Terra)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Due tipi di cellule

Tutti gli esseri viventi sono fatti di cellule, ma non tutte le cellule sono uguali. Esistono due grandi tipi. Le cellule più semplici, quelle dei batteri e degli archei, sono piccole e il loro DNA galleggia libero all'interno. Le cellule complesse, dette eucariotiche, sono molto più grandi, spesso dieci volte in lunghezza o più, e il loro DNA è custodito in uno scomparto separato, il nucleo. Dentro hanno anche tante piccole strutture con compiti diversi, che si chiamano organelli. Piante, animali, funghi e tutti gli organismi unicellulari più grandi, come le amebe, sono fatti di cellule eucariotiche. Anche tu.

Le cellule eucariotiche comparvero dopo almeno un miliardo e mezzo di anni di vita fatta solo di batteri e di archei. Il momento esatto non è chiaro. I fossili sicuri più antichi, piccole sfere con la superficie decorata chiamate acritarchi, hanno circa 1,8 miliardi di anni, anche se sono rari e se ne discute. Gli studi sul DNA degli esseri viventi di oggi suggeriscono che le cellule eucariotiche siano nate tra 2 e 1,6 miliardi di anni fa, in un tempo che gli scienziati stimano con un margine d'errore ampio.

Una grande alleanza

Come nacque una cellula così complicata? L'idea più accettata si chiama teoria endosimbiontica, cioè «dell'alleanza dentro la cellula». Dice che alcune parti delle cellule complesse erano in origine batteri indipendenti. Un giorno una cellula più grande inglobò un batterio più piccolo; invece di digerirlo, i due cominciarono a collaborare. Il batterio dentro riceveva protezione e nutrimento, e la cellula ospite riceveva energia. Nel corso di molte generazioni, i due diventarono inseparabili.

Il batterio che si trasformò nel mitocondrio, la «centrale elettrica» della cellula, era capace di usare l'ossigeno per ricavare energia dal cibo. Più tardi, in alcune cellule, si aggiunse un secondo ospite: un cianobatterio che diventò cloroplasto, l'organo della fotosintesi. Le prove sono molte. I mitocondri e i cloroplasti hanno un loro piccolo DNA, circolare come quello dei batteri; si dividono da soli dentro la cellula, come farebbero dei batteri; hanno una doppia membrana, come se fossero stati inghiottiti. Il DNA dei mitocondri di una persona, per esempio, è fatto di soli 37 geni e si eredita quasi sempre dalla mamma.

L'idea fu proposta all'inizio del Novecento da alcuni scienziati russi e fu ripresa con forza nel 1967 dalla biologa americana Lynn Margulis. All'inizio fu accolta con molto scetticismo; oggi è nei libri di scuola di tutto il mondo.

Chi era l'ospite?

Rimane da capire chi fosse la cellula ospite. Negli ultimi anni i genetisti hanno trovato la risposta più probabile in un gruppo di archei, scoperti dal 2015 sul fondo del mare vicino alla Groenlandia, vicino a una zona di sorgenti calde detta Castello di Loki, per questo chiamati «archei di Asgard». Hanno nel DNA molti geni che prima si credevano esclusivi delle cellule eucariotiche. È probabile, quindi (anche se non tutti gli studiosi sono d'accordo), che le nostre cellule siano nate dall'unione tra un archeo di questo tipo e un batterio capace di usare l'ossigeno. Resta aperto l'ordine delle tappe: ad esempio, se il nucleo sia comparso prima o dopo il mitocondrio.

Perché fu un passo così grande

Un batterio ha poco spazio per tenere l'energia: la produce lungo la sua superficie. Una cellula eucariotica, con molti mitocondri al suo interno, può produrre molta più energia e quindi permettersi un DNA più grande, molte più proteine e strutture complesse. È come passare da una bicicletta a una fabbrica con tante piccole centrali. Questa energia in più rese possibili anche altre innovazioni, come lo scheletro interno della cellula, che permette di cambiare forma e di inglobare il cibo, e più tardi la riproduzione sessuata, in cui si mescola il DNA di due genitori e nascono individui sempre un po' diversi.

Quasi tutto quello che chiamiamo «vita visibile» comincia da qui. Per molto tempo, comunque, le cellule eucariotiche rimasero microscopiche e viventi isolate: il passo successivo, mettersi insieme in un corpo, è raccontato nella prossima scheda.

Perché successe

Le cellule complesse nacquero probabilmente perché in un mondo ormai con un po' di ossigeno, dopo la Grande ossidazione, convivere con un batterio capace di respirare ossigeno era un grande vantaggio. L'ospite poteva sopravvivere e crescere in ambienti dove l'ossigeno sarebbe stato un problema.

L'inglobamento avvenne forse molte volte, ma una sola volta andò a buon fine in modo stabile. Questa rarità è uno dei motivi per cui si ritiene che la comparsa delle cellule complesse sia stata un evento eccezionale, e che per miliardi di anni la vita sia rimasta semplice.

Su come siano andate esattamente le cose ci sono diverse ipotesi e il dibattito è vivo. Quel che sembra certo è che la cooperazione, e non solo la competizione, sia stata una forza importante dell'evoluzione.

Cosa cambiò

Senza cellule eucariotiche non esisterebbero né animali, né piante, né funghi. Molte conseguenze di questo evento sono a loro volta eventi di questa linea del tempo: gli organismi pluricellulari, le piante sulla terraferma, i pesci, gli insetti, i dinosauri e gli esseri umani nascono tutti dalle cellule complesse.

Le cellule eucariotiche si possono specializzare. Una cellula nervosa, una muscolare e una della pelle hanno lo stesso DNA, ma usano parti diverse e diventano molto diverse tra loro. Questo è possibile grazie alla complessità interna e alla grande quantità di energia disponibile.

Capire come funzionano mitocondri e cellule serve anche in medicina: molte malattie rare dipendono da mitocondri che non funzionano bene, e studiare il loro DNA permette di seguire la storia delle popolazioni umane. L'analisi del DNA dei mitocondri, trasmesso dalle madri, ha aiutato per esempio a ricostruire le migrazioni dell'umanità e a identificare resti di persone antiche.

Persone e luoghi chiave

Persone

Lynn Margulis
Biologa americana (1938-2011). Nel 1967 diede forza alla teoria endosimbiontica, secondo cui mitocondri e cloroplasti erano batteri inglobati.
Konstantin Mereschkowski
Biologo russo (1855-1921). Fu tra i primi a proporre, nel 1905, che i cloroplasti derivassero da cianobatteri.
Thijs Ettema
Biologo olandese. Nel 2015 il suo gruppo scoprì i Lokiarchaeota, primi di una famiglia poi chiamata Asgard (2017), parenti stretti delle cellule complesse.

Luoghi

Castello di Loki, Oceano Artico
Gruppo di sorgenti calde sul fondo del mare tra la Groenlandia e la Norvegia, dove furono trovati i primi archei di Asgard.
Mari del Proterozoico
Gli oceani di 2-1,5 miliardi di anni fa, dove vivevano le prime cellule con il nucleo.
Changcheng, Cina
Rocce di circa 1,6 miliardi di anni con possibili fossili di cellule complesse.

Da sapere

  • Il corpo umano ha decine di migliaia di miliardi di cellule; quasi tutti i tipi hanno mitocondri, mentre i globuli rossi maturi ne sono privi.
  • Una singola cellula muscolare può contenere migliaia di mitocondri, perché usa molta energia.
  • Il DNA dei mitocondri si eredita quasi sempre solo dalla madre, e per questo si usa per studiare le linee femminili delle famiglie e delle popolazioni.
  • I mitocondri si chiamano così dal greco mitos, «filo», e chondros, «granello», per la loro forma osservata al microscopio.
  • Il «Castello di Loki» deve il nome al dio della mitologia norrena; gli archei trovati lì sono stati chiamati con nomi di divinità nordiche: Lokiarchaeota, Thorarchaeota, Odinarchaeota.

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