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2 · Preistoria scienza e tecnica

Controllo del fuoco

circa 790.000 anni fa Gesher Benot Ya'aqov, Israele

In breve

Le tracce più antiche di fuochi accesi e tenuti sotto controllo hanno quasi 800.000 anni e vengono dal sito di Gesher Benot Ya'aqov, in Israele. Il fuoco dava calore, luce e protezione dagli animali, e permetteva di cuocere il cibo. Quando sia diventato un'abitudine di ogni giorno è ancora discusso.

Perché è importante Cuocere il cibo e stare insieme attorno al fuoco cambiò il modo di vivere dei nostri antenati.

Fonte: Scientific American, «Scorched Remains Suggest Ancient Humans Were Firestarters»

Illustrazione: Controllo del fuoco (Gesher Benot Ya'aqov, Israele)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Controllo del fuoco: Gesher Benot Ya'aqov, Israele
Dove: Gesher Benot Ya'aqov, Israele

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Il fuoco della natura e il fuoco dell'uomo

Il fuoco esisteva molto prima di noi. Fulmini, vulcani e incendi di savana lo accendevano da centinaia di milioni di anni, da quando le piante cominciarono a coprire la terraferma. I nostri antenati lo conoscevano di certo, probabilmente con una paura sana: un fuoco di prateria corre più veloce di una persona. La differenza arriva quando qualcuno smette di scappare e comincia a usarlo. Prima lo raccoglie, poi lo mantiene vivo, infine impara ad accenderlo. Sono tre passi diversi, e non è semplice capire a quale corrispondano i segni che troviamo nel terreno.

Il problema è che il fuoco lascia tracce fragili: cenere che il vento e la pioggia spazzano via, carbone che si disfa, pietre arrossate che possono essere state scaldate anche da un incendio naturale. Per dimostrare che un gruppo umano ha usato un fuoco, serve trovare segni ripetuti nello stesso punto, vicino agli strumenti e alle ossa.

Gesher Benot Ya'aqov

Uno dei casi più studiati è in Israele, sulla riva del fiume Giordano, in un luogo il cui nome ebraico significa «ponte delle figlie di Giacobbe». Qui gli archeologi trovarono strati di un antico lago con moltissimi utensili di pietra. La squadra guidata da Naama Goren-Inbar, dell'Università Ebraica di Gerusalemme, scoprì che molte schegge di selce, frammenti di legno, semi e frutti erano bruciati, e che si concentravano in alcuni punti precisi, come se fossero focolari. Lo studio, pubblicato nel 2004 sulla rivista Science, datò il luogo a circa 790.000 anni fa. Non tutti sono convinti che si trattasse di fuochi accesi dall'uomo: qualche studioso pensa a incendi naturali.

La scoperta convinse molti perché le tracce non erano sparse a caso: tornavano in aree precise in tutti gli strati del sito. Sembrava la traccia di persone che tornavano più volte allo stesso posto per accendere fuochi. Gli archeologi pensano che siano stati accesi da Homo erectus, o da una specie molto vicina, che viveva qui.

Altri indizi, più antichi e più discussi

Ci sono prove che alcuni scienziati propongono ancora più antiche. Nella grotta di Wonderwerk, in Sudafrica, uno studio del 2012 ha riconosciuto ossa bruciate e cenere di piante in uno strato di circa un milione di anni fa, e ha concluso che quel fuoco fosse stato acceso dentro la grotta, lontano dal vento e dai fulmini. In Kenya, a Koobi Fora e a Chesowanja, ci sono terre cotte e argille arrossate di circa 1,5 milioni di anni fa, ma molti ricercatori preferiscono non attribuirle a un fuoco umano, perché potrebbero essere dovute a incendi naturali.

Insomma, non c'è una data accettata da tutti. Si può dire che il fuoco fu usato dai nostri antenati da almeno 800.000-1.000.000 di anni e forse da prima. Un fuoco regolare e acceso a volontà diventa invece molto chiaro dopo 400.000 anni fa, quando sia in Europa sia nel Vicino Oriente compaiono focolari ripetuti, con cenere e ossa cotte. Sappiamo che i Neanderthal sapevano usare il fuoco con sicurezza e probabilmente anche accenderlo, per esempio con la pirite.

Cosa cambiò attorno al focolare

Cuocere il cibo lo rende più facile da masticare e da digerire e consente di ricavarne più energia. Alcuni studiosi, come l'antropologo Richard Wrangham, pensano che la cottura sia stata decisiva per far crescere il nostro cervello, che consuma moltissima energia. Altri sono più prudenti, perché non è chiaro quando la cottura divenne regolare. Il calore serviva anche contro il freddo, e permetteva di vivere in regioni più fredde; la luce permetteva di prolungare la giornata dopo il tramonto; la fiamma teneva lontani leoni, leopardi e iene.

Nel fuoco c'è poi un'altra importante novità: una luce attorno a cui sedersi. Il gruppo restava sveglio, si guardava in faccia, parlava. Alcuni scienziati hanno notato che i cacciatori-raccoglitori di oggi, intorno al fuoco la sera, raccontano storie molto più spesso che di giorno. Forse è così che sono nati racconti, canti e insegnamenti da una generazione all'altra.

Perché successe

Per usare il fuoco servivano un cervello capace di capire che una fiamma si può nutrire e ricordare, e un gruppo in grado di cooperare per tenerla accesa. Servivano anche mani libere, per portare legna, e la capacità di rimanere in un posto per un po' di tempo.

Le condizioni ambientali contavano molto. Dove le stagioni secche e gli incendi erano frequenti, come nella savana africana, era comune vedere il fuoco e anche trovarne i resti caldi. Chi imparava a prendere un tizzone acceso da un incendio spontaneo aveva già in mano una risorsa.

Il passo più difficile fu probabilmente quello di fare fuoco senza aspettare un incendio naturale. Si può ottenere battendo selce contro pirite, o con un legnetto che gira velocemente contro un altro, ma bisogna prima averlo scoperto. Non sappiamo quando e dove accadde per la prima volta.

Cosa cambiò

Il fuoco permise di abitare luoghi prima impossibili, come le grotte buie o l'Europa fredda delle glaciazioni. Senza fuoco non sarebbe stato possibile per gruppi umani sopravvivere durante l'inverno nelle terre del Nord.

Con il tempo, il fuoco diventò una vera tecnologia: servì a indurire la punta delle lance di legno, a produrre catrame di betulla da usare come colla, a cuocere l'argilla per fare vasi e figurine, e molto più tardi a fondere i metalli. Quasi tutti i materiali che hanno costruito il mondo antico, dalla ceramica al bronzo e al ferro, vengono dal fuoco.

Oggi è ancora al centro della nostra vita: scaldiamo le case, cuciniamo, facciamo muovere motori e centrali con fiamme, anche se spesso non le vediamo più. E la parola «focolare» è rimasta un simbolo della casa e della famiglia.

Persone e luoghi chiave

Persone

Naama Goren-Inbar
Archeologa israeliana dell'Università Ebraica di Gerusalemme. Ha guidato per decenni gli scavi a Gesher Benot Ya'aqov e ha mostrato le tracce di fuoco di 790.000 anni fa.
Richard Wrangham
Antropologo britannico dell'Università di Harvard. Sostiene che la cottura del cibo sia stata decisiva per l'evoluzione umana, nel libro «Catching Fire».
Francesco Berna
Geoarcheologo. Ha guidato lo studio sul fuoco della grotta di Wonderwerk, in Sudafrica, pubblicato nel 2012.

Luoghi

Gesher Benot Ya'aqov (Israele)
Sito sulla riva del fiume Giordano, a nord del lago di Tiberiade, con i focolari di circa 790.000 anni fa.
Grotta di Wonderwerk (Sudafrica)
Lunga grotta nel deserto del Kalahari, con ossa bruciate e cenere di circa un milione di anni fa.
Koobi Fora (Kenya)
Zona sul lago Turkana dove sono state trovate terre arrossate di 1,5 milioni di anni fa, forse bruciate da uomini, forse da incendi naturali.

Da sapere

  • Accendere un fuoco con due legnetti è più difficile di quanto sembri: servono i legni giusti, molto esercizio e pazienza, e molti principianti non ci riescono neppure dopo ore di tentativi.
  • La pirite, usata per fare scintille battendola contro la selce, ha un nome che viene dal greco pyr, «fuoco».
  • Tenere vivo un fuoco tutta la notte richiede molta legna: raccogliere il combustibile era uno dei lavori più importanti del gruppo.
  • I cacciatori-raccoglitori di oggi, come i San dell'Africa australe, passano molte ore della sera attorno al fuoco a parlare e a raccontare storie.
  • Nel mito greco il fuoco fu rubato agli dei da Prometeo e portato agli uomini: la leggenda ricorda quanto fosse importante per la vita.

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