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Homo habilis

circa 2,4 milioni di anni fa Africa orientale (gola di Olduvai, Tanzania)

In breve

Homo habilis visse in Africa orientale tra circa 2,4 e 1,4 milioni di anni fa. Aveva un cervello un po' più grande degli australopitechi, e il suo nome vuol dire «uomo abile» perché per molto tempo gli sono stati attribuiti i primi utensili. Oggi gli studiosi discutono ancora su chi li abbia inventati davvero.

Perché è importante È uno dei primi membri del nostro stesso genere, Homo.

Fonte: Smithsonian, Human Origins Program, «Homo habilis»

Illustrazione: Homo habilis (Africa orientale (gola di Olduvai, Tanzania))
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Homo habilis: Africa orientale (gola di Olduvai, Tanzania)
Dove: Africa orientale (gola di Olduvai, Tanzania)

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Un nome scelto in una discussione animata

Nel 1960, nella gola di Olduvai, in Tanzania, Jonathan Leakey, figlio di Louis e Mary Leakey, trovò alcune ossa di un ragazzo: un pezzo di cranio, denti, ossa della mano. Erano vicine a utensili di pietra. Cominciò allora un'idea che i Leakey avevano inseguito per decenni: forse quello era il fabbricante degli utensili, finalmente scoperto. Nel 1964, insieme all'anatomista sudafricano Phillip Tobias e all'inglese John Napier, che aveva studiato le ossa della mano, i Leakey diedero alla nuova specie il nome Homo habilis, cioè «uomo abile». Il consiglio per trovare il nome venne dal professore australiano Raymond Dart, lo stesso che anni prima aveva descritto il primo australopiteco.

La proposta fece discutere. Allora molti pensavano che il genere Homo dovesse avere un cervello molto più grande, e che i fossili più piccoli e primitivi appartenessero tutti ad australopitechi. Per accettare habilis, la definizione stessa di «umano» dovette essere rivista. Alla fine la maggior parte degli esperti si convinse, e la specie è oggi accettata, anche se non da tutti.

Com'era

Homo habilis visse in Africa orientale tra circa 2,4 e 1,4 milioni di anni fa. Era piccolo: alto forse 1,0-1,3 metri, con braccia piuttosto lunghe e un aspetto in parte ancora adatto ad arrampicarsi. Il cervello era più grande di quello degli australopitechi, tra circa 500 e 700-800 centimetri cubi, ma restava circa la metà del nostro. I denti posteriori erano piccoli rispetto a quelli di molti australopitechi: segno di una dieta meno basata su cibi duri e fibrosi e forse con più carne.

Un altro dato sorprendente riguarda il suo posto nel tempo. Nel 2007 uno studio guidato dal paleoantropologo Fred Spoor ha mostrato che un fossile di habilis di 1,44 milioni di anni fa, trovato a Koobi Fora, in Kenya, visse nello stesso periodo e nella stessa zona di un fossile di Homo erectus. Le due specie non erano dunque una la discendente dell'altra, in fila: vissero fianco a fianco per centinaia di migliaia di anni. L'albero della nostra famiglia assomiglia a un cespuglio, non a una scala.

Fu davvero lui a fare gli utensili?

Oggi nessuno può dirlo con certezza. Gli utensili di Gona hanno 2,6 milioni di anni, più dei fossili sicuri di habilis. Altri fossili di Homo, come una mandibola di 2,8 milioni di anni trovata a Ledi-Geraru, in Etiopia, e annunciata nel 2015, sono ancora più antichi, ma troppo incompleti per essere attribuiti a una specie precisa. E ci sono altre specie contemporanee, come Homo rudolfensis e Paranthropus boisei, che vissero negli stessi luoghi. Il nome «abile» resta, ma indica un'idea del 1964 più che un fatto provato.

Habilis è davvero un Homo?

Anche questa è una domanda aperta. Alcuni studiosi osservano che il corpo, con braccia lunghe e proporzioni da arrampicatore, somiglia più a quello di un australopiteco che al nostro. Per loro habilis sarebbe un anello di passaggio, o addirittura un australopiteco. Altri ricordano che il cervello più grande, i denti più piccoli e l'uso degli utensili lo avvicinano al nostro genere. Un'altra proposta è dividere i fossili in più specie diverse, come rudolfensis. L'unica via per risolvere il problema sono nuovi ritrovamenti, e per questo gli scavi in Africa orientale continuano ogni anno.

Una cosa è certa: tra 2,5 e 1,5 milioni di anni fa, la linea umana si era già sparsa in più rami, con corpi, cervelli e abitudini diversi. Ma da uno di questi rami, uno solo, venne a nascere il genere che ha portato fino a noi.

Perché successe

Habilis nacque in un periodo di forti oscillazioni del clima africano. Tra 2,8 e 2,4 milioni di anni fa l'ambiente si fece più secco e variabile, con praterie in espansione. In tempi così instabili, essere flessibili nell'alimentazione e nei comportamenti era un vantaggio.

I primi Homo cominciarono a mangiare più carne e a usare utensili per procurarsela. Più cibo ricco di energia favorì un cervello più grande, che a sua volta richiedeva ancora più energia. È un circolo che gli studiosi chiamano a volte «ipotesi del tessuto costoso»: il cervello consuma molto, quindi ci vuole una dieta di qualità.

Non sappiamo però con esattezza come e dove nacque il genere Homo. I fossili sono pochi e frammentari, e la risposta dipende da quello che si troverà in futuro.

Cosa cambiò

Con Homo habilis la storia umana entra nel genere Homo, quello a cui appartengono Homo erectus, i Neanderthal e noi. Anche se oggi alcuni studiosi discutono dove collocarlo, la scoperta del 1960-64 cambiò per sempre il modo di definire l'umanità: non più solo un cervello grande, ma anche la capacità di fabbricare strumenti e di adattarsi.

Il caso di habilis ha insegnato agli scienziati ad essere prudenti con le etichette. Chiamare una specie «uomo abile» sembrava logico nel 1964, ma ha poi creato l'idea, ancora diffusa, che esista una sola specie che inventa e le altre che aspettano. I dati recenti mostrano invece che più specie convivevano e che l'ingegno non fu di una sola.

La gola di Olduvai, dove fu trovato habilis, divenne uno dei luoghi più importanti per gli studi sull'origine umana. Le ricerche lì continuano ancora oggi, e chi visita la Tanzania può vedere il museo di Olduvai e il paesaggio in cui vivevano i nostri lontani parenti.

Persone e luoghi chiave

Persone

Louis Leakey
Paleoantropologo britannico nato in Kenya (1903-1972). Convinto che l'origine umana fosse in Africa, lavorò per decenni a Olduvai e nel 1964 propose il nome Homo habilis.
Mary Leakey
Archeologa britannica (1913-1996), moglie di Louis. Condusse gran parte degli scavi a Olduvai e studiò i primi utensili di pietra.
Jonathan Leakey
Figlio di Louis e Mary. Nel 1960 trovò a Olduvai i primi fossili di quello che sarebbe stato chiamato Homo habilis.
Phillip Tobias
Anatomista sudafricano (1925-2012). Studiò il cervello di habilis e fu tra i tre autori che nel 1964 diedero il nome alla specie.

Luoghi

Gola di Olduvai (Tanzania)
Gola lunga circa 50 chilometri nella savana, dove gli strati di roccia mostrano quasi due milioni di anni di storia. Qui furono trovati i primi fossili di habilis.
Koobi Fora (Kenya)
Zona sulla riva orientale del lago Turkana, ricchissima di fossili. Un fossile di habilis di circa 1,44 milioni di anni mostra che visse insieme a Homo erectus.
Ledi-Geraru (Etiopia)
Sito dell'Afar dove nel 2013 fu trovata una mandibola di circa 2,8 milioni di anni attribuita al genere Homo.

Da sapere

  • Il cervello di Homo habilis misurava circa 600 centimetri cubi: quasi la metà di quello di una persona di oggi, che ne ha circa 1.350.
  • La specie fu annunciata nel 1964 su una rivista scientifica molto autorevole, Nature, in un articolo di sole poche pagine firmato da Leakey, Tobias e Napier.
  • Nelle ossa della mano di habilis si vede una forte presa, adatta a stringere e a tenere un oggetto: la mano era già in parte moderna, mentre le dita erano ricurve come quelle di chi si arrampica.
  • Il primo fossile di habilis, catalogato come OH 7, ha anche un soprannome: «Johnny's Child», il figlio di Johnny, perché lo trovò Jonathan, detto Johnny, Leakey.
  • Nello stesso periodo c'era anche Paranthropus boisei, soprannominato «Schiaccianoci» per i grandi molari, che mangiava soprattutto vegetali duri.

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