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Comparsa di Homo sapiens

circa 300.000 anni fa Jebel Irhoud, Marocco

In breve

I fossili più antichi della nostra specie, Homo sapiens, hanno circa 300.000 anni e sono stati trovati a Jebel Irhoud, in Marocco. La nostra specie nacque in Africa, forse da gruppi diversi che si incontravano. Il viso era già simile al nostro, mentre la forma del cranio cambiò ancora a lungo.

Perché è importante Da qui comincia la storia di tutti gli esseri umani che vivono oggi.

Fonte: Nature, 2017, «New fossils from Jebel Irhoud, Morocco and the pan-African origin of Homo sapiens»

Illustrazione: Comparsa di Homo sapiens (Jebel Irhoud, Marocco)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Comparsa di Homo sapiens: Jebel Irhoud, Marocco
Dove: Jebel Irhoud, Marocco

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Una miniera in Marocco

A un centinaio di chilometri da Marrakech, nel Marocco occidentale, su una collina chiamata Jebel Irhoud («monte Irhoud»), c'era negli anni Sessanta una miniera di barite, un minerale bianco. Nel 1961 i minatori, facendo saltare la roccia, portarono alla luce un cranio quasi intero e altre ossa. Gli studiosi li esaminarono, notarono il viso piccolo e quasi moderno, ma la scatola cranica allungata, e li considerarono molto più recenti: resti di Neanderthal africani, o di uomini moderni tardivi. Per decenni nessuno li considerò importanti.

Poi, nel 2004, il paleoantropologo francese Jean-Jacques Hublin, dell'Istituto Max Planck di Lipsia, in Germania, riprese gli scavi con una squadra internazionale e con il collega marocchino Abdelouahed Ben-Ncer. Nuove datazioni, basate sulla luce emessa da selci bruciate da un antico fuoco (la termoluminescenza) e su altri metodi, dissero tutt'altro: non poche decine di migliaia di anni, ma circa 315.000, con un margine di errore di 34.000 anni. Il risultato fu pubblicato nel 2017 sulla rivista Nature e ha cambiato i libri di scuola.

Un viso moderno, una testa antica

I fossili di Jebel Irhoud appartengono ad almeno cinque individui. Il viso è piccolo, corto e sotto la fronte, con denti di forma moderna: è in tutto simile al nostro. La scatola cranica, invece, è bassa e allungata come quella delle specie più antiche, e il cervello, pur grande quanto il nostro, aveva una forma diversa, meno rotondeggiante. Solo in seguito, nel corso di decine di migliaia di anni, la testa dei sapiens cambiò verso la forma «a palla» che abbiamo oggi.

Accanto ai resti c'erano strumenti di pietra, ossa di gazzelle, zebre e altri animali, e tracce di fuoco: erano cacciatori che portavano la carne nella grotta e la cucinavano.

Un'origine in tutta l'Africa

Prima della scoperta si pensava che i sapiens fossero nati in Africa orientale circa 200.000 anni fa, perché i fossili più antichi sembravano essere quelli di Omo Kibish, in Etiopia, oggi datati a più di 230.000 anni. Il Marocco sta all'estremo nord-ovest del continente. Come mai troviamo un sapiens così antico proprio lì? Hublin e i suoi colleghi concludono che la nostra specie non sia nata in un solo luogo e in un solo momento, ma da popolazioni diverse in tutta l'Africa, collegate tra loro da incontri e scambi. In quel periodo il Sahara era verde, con laghi e fiumi, e gruppi diversi si spostavano e si incontravano. Per questo si parla di origine «panafricana».

Altri resti confermano questo quadro: in Sudafrica, a Florisbad, un cranio di circa 260.000 anni mostra un misto di caratteri; in Etiopia, a Herto, fossili di circa 160.000 anni sono già del tutto simili a noi. Gli studi del DNA dei popoli africani di oggi indicano, per la separazione fra le linee più antiche della nostra specie, date tra 350.000 e 260.000 anni fa. Le due strade, quella dei fossili e quella dei geni, si avvicinano.

Cosa vuol dire «Homo sapiens»?

Non esiste un momento preciso in cui una specie nasce. Una popolazione cambia lentamente, e i caratteri che chiamiamo «moderni» compaiono uno alla volta: il viso prima, poi la forma del cranio, il mento, il bacino. Per questo gli esperti non sono tutti d'accordo sul fatto che gli uomini di Jebel Irhoud siano già pienamente Homo sapiens; alcuni preferiscono parlare di «sapiens arcaici». Anche fuori dall'Africa ci sono fossili discussi, come un cranio di 210.000 anni trovato ad Apidima, in Grecia, che alcuni attribuiscono ai sapiens e altri no.

Il nome Homo sapiens, «uomo sapiente», fu dato nel 1758 dal naturalista svedese Carlo Linneo, che per primo classificò la specie umana insieme agli altri animali. Linneo non aveva fossili; li abbiamo scoperti noi dopo di lui.

Gli scienziati usano la parola «sapiens» per indicare una specie che dura da circa 300.000 anni, ma per gran parte di questo tempo ci fu poco di ciò che ci rende speciali nei musei: arte, gioielli, sepolture, lunghi viaggi. Quelle novità, come racconteranno le schede seguenti, arrivarono molto dopo.

Perché successe

Perché i sapiens siano nati proprio in quel momento non lo sappiamo con certezza. Tra 400.000 e 300.000 anni fa il clima dell'Africa cambiò più volte, con periodi umidi in cui il Sahara era una savana con laghi e periodi aridi in cui le popolazioni si ritiravano in zone isolate.

Questa alternanza spezzava e riuniva i gruppi: quando erano separati, accumulavano differenze; quando si ritrovavano, mescolavano i geni. Una specie nuova può nascere così, da un insieme di popolazioni in contatto invece che da un solo gruppo.

Non è chiaro quale vantaggio abbia dato il nuovo aspetto. Alcuni pensano che il cervello più globulare sia legato a nuove capacità, come il linguaggio e il pensiero astratto. È un campo di ricerca aperto.

Cosa cambiò

La scoperta di Jebel Irhoud allungò di circa 100.000 anni la storia della nostra specie, portandola da 200.000 a 300.000 anni, e spostò l'attenzione dall'Africa orientale a tutto il continente. Oggi la storia dell'umanità si racconta come una vicenda africana, con tanti centri e non uno solo.

Dalla popolazione africana discendono tutte le persone di oggi: in un senso molto concreto, siamo tutti africani. La variazione genetica maggiore del pianeta si trova ancora in Africa, perché è il continente dove la nostra specie vive da più tempo.

Questo ha una conseguenza anche sul modo di pensare alle differenze tra le persone. Le differenze visibili come il colore della pelle sono superficiali; la maggior parte della variazione genetica dell'umanità si trova già dentro l'Africa, dove la nostra specie è vissuta più a lungo.

Persone e luoghi chiave

Persone

Jean-Jacques Hublin
Paleoantropologo francese (nato nel 1953), allora direttore all'Istituto Max Planck di Lipsia. Ha guidato la nuova ricerca a Jebel Irhoud pubblicata nel 2017.
Abdelouahed Ben-Ncer
Archeologo marocchino dell'Istituto nazionale di archeologia e patrimonio di Rabat. Ha co-diretto gli scavi di Jebel Irhoud.
Carlo Linneo
Naturalista svedese (1707-1778), inventore del sistema moderno per dare i nomi alle specie. Nel 1758 chiamò la nostra specie Homo sapiens.

Luoghi

Jebel Irhoud (Marocco)
Collina con una vecchia miniera di barite, a ovest di Marrakech, dove nel 1961 furono trovati i fossili di sapiens di circa 315.000 anni.
Omo Kibish (Etiopia)
Zona del fiume Omo, nel sud dell'Etiopia, con altri fossili di sapiens molto antichi, di più di 230.000 anni.
Florisbad (Sudafrica)
Sito con una sorgente d'acqua dove fu trovato un cranio di circa 260.000 anni, con caratteri in parte moderni.

Da sapere

  • I fossili di Jebel Irhoud sono rimasti per decenni con la data sbagliata: una scoperta può nascondersi a lungo dentro una scatola di museo.
  • Il viso degli uomini di Jebel Irhoud è così moderno che, guardato di fronte, somiglia a quello di una persona di oggi: è la forma allungata della parte posteriore del cranio a tradirne l'età.
  • La barite, il minerale della miniera di Jebel Irhoud, si usa ancora oggi nelle perforazioni dei pozzi di petrolio e nelle radiografie dello stomaco.
  • Il Sahara oggi è un deserto, ma in alcune fasi del passato era così verde da ospitare ippopotami e coccodrilli.
  • L'espressione scientifica «sapiens» significa «che sa, che ha gusto»: Linneo vi aggiunse nel 1758 anche il motto «conosci te stesso».

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