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2 · Preistoria scienza e tecnica

Ago con cruna

circa 48.000 anni fa Grotta di Denisova, Siberia (Russia)

In breve

Gli aghi d'osso con la cruna, cioè col buco per il filo, sono tra le invenzioni più utili della preistoria. Uno dei più antichi, lungo circa 7 centimetri e ricavato dall'osso di un grande uccello, è stato trovato nella grotta di Denisova, in Siberia, in uno strato di circa 50.000 anni fa. Servivano a cucire pelli e vestiti aderenti, preziosi nei climi freddi.

Perché è importante Vestiti cuciti bene permisero di vivere in luoghi molto freddi.

Fonte: Archaeology Magazine, «Denisova Cave Yields a 50,000-Year-Old Needle»

Illustrazione: Ago con cruna (Grotta di Denisova, Siberia (Russia))
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Ago con cruna: Grotta di Denisova, Siberia (Russia)
Dove: Grotta di Denisova, Siberia (Russia)

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Un oggetto minuscolo, in una grotta enorme

Sui monti Altaj, nel sud della Siberia, c'è una grotta lunga e fresca, chiamata Denisova dal nome di un eremita russo del Settecento che vi trovò rifugio. Da oltre quarant'anni gli archeologi dell'Istituto di archeologia ed etnografia di Novosibirsk la scavano strato dopo strato, e ogni strato è come una pagina di un libro: più si scende, più si va indietro nel tempo. In uno degli strati antichi, la squadra guidata dall'archeologo Anatoly Derevianko tirò fuori una piccola cosa sottile, lunga circa sette centimetri, ricavata da un osso di uccello. Aveva una punta affilata e, all'altra estremità, un forellino: una cruna. Era un ago, e aveva circa 50.000 anni; la scoperta fu annunciata nel 2016.

Può sembrare poco. Ma pensa a cosa serve un ago: a unire due pezzi di pelle con un filo, e a farlo in modo sottile e preciso. Senza ago, si possono avvolgere pelli sul corpo e legarle, come fa chi usa una coperta. Con un ago, si possono tagliare e cucire abiti su misura, che stanno attaccati al corpo senza lasciare spifferi. Per vivere in un clima gelido, la differenza è grande.

Come si faceva un ago

Per fare un ago d'osso bisognava prima scegliere l'osso giusto: lungo, sottile, resistente, come quello di un grande uccello. Poi lo si ripuliva e lo si levigava con una pietra ruvida, strofinando a lungo per ottenere una forma affusolata. La parte più delicata era la cruna: si facevano un foro con una punta di selce, ruotandola dolcemente da entrambi i lati finché i due fori si incontravano. Un colpo di troppo e l'osso si spezzava. Era un lavoro da artigiano esperto.

Il filo era fatto con tendini di animali, o con fibre vegetali ritorte. Le pelli, già raschiate con strumenti di pietra e ammorbidite, venivano forate con una piccola lesina d'osso, poi cucite. Di tutto questo non resta quasi nulla, perché i vestiti si decompongono. Quello che si conserva sono gli aghi, le lesine, i raschiatoi con tracce d'uso, e a volte le perline che decoravano gli abiti.

Chi li usava?

L'ago di Denisova è tra i più antichi conosciuti, ma non è facile dire chi l'abbia fatto. Si trovava in uno strato dove sono stati scoperti anche resti dei Denisova, parenti dei Neanderthal e dei sapiens, e per questo alcuni ricercatori pensano che sia opera loro. Ma lo strato è antico, la sua datazione precisa è discussa e il legame con una specie particolare non è dimostrato. Nella stessa grotta è stato anche trovato un braccialetto di pietra levigata e forata, di circa 40.000 anni, che attira molta attenzione.

Gli aghi con la cruna diventano molto più comuni dopo i 40.000 anni fa, in Europa, in Siberia e in Asia, tra i sapiens. Con il loro aiuto gli esseri umani si spinsero in territori ghiacciati. Nel nord-est della Siberia, in un sito chiamato Yana, oltre il Circolo Polare Artico, vivevano circa 32.000 anni fa cacciatori di mammut, in un luogo dove l'inverno è lunghissimo e la temperatura scende molto sotto lo zero. Senza vestiti caldi sarebbe stato impossibile.

Vestiti da principi?

Sappiamo anche che i vestiti non servivano solo a scaldare. A Sungir, vicino a Vladimir, in Russia, furono trovate tombe di circa 34.000 anni con un uomo e due bambini sepolti con migliaia di perline d'avorio di mammut. Le perline erano disposte a file, come se fossero state cucite sugli abiti. Costruirle richiese migliaia di ore di lavoro. Gli abiti, quindi, dicevano anche chi eri, a che gruppo appartenevi, quanto eri importante.

Il vestito è un'altra delle invenzioni che hanno reso possibile alla nostra specie vivere dove la natura non ci aveva preparati. Non abbiamo pelo né grasso sotto la pelle per il freddo: abbiamo una tecnologia, e un ago d'osso è il suo simbolo più semplice.

Perché successe

Gli aghi nacquero dal bisogno di proteggersi dal freddo. Durante l'ultima glaciazione, che raggiunse il suo punto più freddo circa 20.000 anni fa, ma con fasi rigide già prima, gran parte dell'Europa e dell'Asia settentrionale era una steppa gelida. Chi voleva restarci doveva vestirsi bene.

C'era anche un fattore di abilità. Fare un ago sottile richiede precisione, pazienza e l'idea di costruire uno strumento per fabbricarne un altro: un ago serve a cucire vestiti, e per forarlo serve un altro attrezzo. È una catena di tecnologie.

Probabilmente contò anche la società. Sapere cucire, e insegnarlo, richiedeva gruppi in cui le conoscenze passavano da una generazione all'altra e in cui ci si divideva i compiti.

Cosa cambiò

I vestiti cuciti ampliarono il territorio umano. Con un buon abbigliamento si poteva vivere nelle steppe gelide dell'Europa e dell'Asia settentrionale, e poi arrivare nelle Americhe attraverso zone artiche, come probabilmente fecero i primi abitanti del continente.

Il filo e l'ago sono diventati un lavoro quotidiano che ha attraversato tutta la storia: sarti, ricamatrici, tessitori. Fino all'invenzione delle macchine da cucire, nell'Ottocento, ogni vestito era cucito a mano.

Oggi gli aghi sono in acciaio, ma la forma è rimasta quella dell'ago d'osso: una punta e una cruna. Un'idea semplice così funzionale che per decine di migliaia di anni non ha avuto bisogno di cambiare.

Persone e luoghi chiave

Persone

Anatoly Derevianko
Archeologo russo (nato nel 1943), direttore dell'Istituto di archeologia ed etnografia di Novosibirsk. Ha guidato per decenni gli scavi della grotta di Denisova.
Svante Pääbo
Genetista svedese. Nel 2010 riconobbe, dal DNA di un osso di dito trovato a Denisova, una specie umana prima sconosciuta.

Luoghi

Grotta di Denisova (Siberia)
Grotta sui monti Altaj, in Russia, vicino al confine con il Kazakistan e la Mongolia. Fu abitata da Denisova, Neanderthal e sapiens.
Sungir (Russia)
Sito vicino alla città di Vladimir, con tombe di circa 34.000 anni fa piene di perline d'avorio, sulle vesti.
Yana (Siberia nord-orientale)
Sito oltre il Circolo Polare Artico, dove circa 32.000 anni fa vivevano cacciatori di mammut.

Da sapere

  • Il nome della grotta viene da Dionisio, un eremita russo (in russo Denis) che vi visse nel Settecento: Denisova vuol dire «di Denis».
  • Nelle tombe di Sungir sono state contate circa diecimila perline sulle vesti dei due bambini: avrebbero richiesto, secondo alcuni calcoli, migliaia di ore di lavoro.
  • I pidocchi dei vestiti sono una specie diversa da quella dei capelli: secondo alcuni studi del DNA comparvero tra 170.000 e 80.000 anni fa circa, e ciò suggerisce che qualcuno portasse indumenti già allora.
  • Gli aghi di osso si fanno ancora oggi in alcune popolazioni artiche, come gli Inuit, che usano pellicce cucite a mano per vivere a temperature molto basse.
  • Il filo di tendine di animale, da bagnato, si allunga e si ammorbidisce, ma da asciutto si stringe: una cucitura fatta con cura si serra da sola.

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