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Primi villaggi stabili

circa 14.000 anni fa Vicino Oriente (villaggi natufiani)

In breve

Circa 14.000 anni fa, nel Vicino Oriente, i Natufiani cominciarono a vivere tutto l'anno in villaggi di case rotonde, in parte scavate nel terreno. Erano ancora cacciatori e raccoglitori, ma raccoglievano cereali selvatici in grande quantità. Fermarsi in un posto preparò la strada all'agricoltura.

Perché è importante Per la prima volta le persone smisero di spostarsi seguendo le stagioni.

Fonte: Treccani, voce «Natufiano»

Illustrazione: Primi villaggi stabili (Vicino Oriente (villaggi natufiani))
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Primi villaggi stabili: Vicino Oriente (villaggi natufiani)
Dove: Vicino Oriente (villaggi natufiani)

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Fermarsi in un posto

Per quasi tutta la loro storia, gli esseri umani sono stati nomadi. Seguivano le mandrie, raccoglievano frutti nelle stagioni giuste e cambiavano accampamento quando il cibo vicino finiva. Una capanna era un riparo temporaneo, qualcosa da lasciare senza rimpianti. Poi, in un angolo del mondo, qualcuno decise di restare. Non fu una scelta improvvisa e non riguardò tutti, ma segnò una svolta: è il momento in cui la storia umana inizia a mettere radici.

Quel luogo è il Vicino Oriente, in particolare la regione che comprende oggi Israele, Libano, Giordania e Siria occidentale. Le persone di cui parliamo sono chiamate dagli archeologi Natufiani, dal nome di una valle, il Wadi en-Natuf, in Cisgiordania, dove l'archeologa britannica Dorothy Garrod trovò nel 1928 una grotta con tracce della loro cultura. I Natufiani vissero tra circa 15.000 e 11.500 anni fa, alla fine dell'ultima glaciazione, quando il clima diventava più caldo e umido.

Le case rotonde di Ain Mallaha

Il sito più studiato si chiama Ain Mallaha (in ebraico Eynan), vicino a un antico lago nel nord di Israele. Qui, circa 12.000-14.000 anni fa, gli archeologi hanno trovato i resti di decine di case rotonde, larghe sei-nove metri, con muri di pietra e il pavimento scavato un po' sotto il livello del suolo. Sopra c'era probabilmente un tetto di rami e di canne. Dentro ci sono focolari, fosse per conservare il cibo, macine di pietra. Tra le case, sepolture: i morti venivano deposti vicino a dove si viveva, a volte sotto il pavimento.

Abitare in quel modo tutto l'anno richiede alcune cose: cibo disponibile in ogni stagione, acqua vicina, la possibilità di conservare le provviste. Il Vicino Oriente di allora offriva tutto questo. C'erano boschi di querce, con ghiande e mandorle; prati di cereali selvatici come l'orzo e il grano; laghi con pesci; gazzelle da cacciare. Non tutti i siti natufiani erano occupati per tutto l'anno, e gli studiosi discutono quanto fossero davvero stabili. Ma almeno in alcuni luoghi la vita sedentaria era probabilmente già normale.

Cosa mangiavano e come lavoravano

I Natufiani non coltivavano ancora, ma raccoglievano cereali selvatici in grande quantità. Lo sappiamo dagli attrezzi: falcetti di osso con piccole lame di selce incastrate, che mostrano una lucentezza particolare, lasciata dai fili d'erba tagliati; mortai e pestelli di pietra per macinare i semi. In un sito della Giordania, chiamato Shubayqa 1, nel 2018 sono stati trovati resti carbonizzati di una specie di pane piatto, fatto con cereali selvatici e radici macinati, di circa 14.400 anni fa: il pane più antico conosciuto. In una grotta del monte Carmelo, Raqefet, gli archeologi hanno trovato tracce di una bevanda alcolica simile alla birra, ottenuta con cereali fermentati, di circa 13.000 anni fa. Servì forse nelle feste e nei riti dopo un funerale.

Facevano anche oggetti belli: collane di conchiglie e denti d'animale, statuette di pietra, ciotole levigate. A Hilazon Tachtit, in Galilea, fu trovata una tomba di circa 12.000 anni fa con una donna anziana circondata da decine di gusci di tartaruga (cinquanta secondo la prima pubblicazione), ossa di animali diversi, tra cui un bacino di leopardo: forse una persona di grande prestigio per la comunità. In un'altra tomba di Ain Mallaha una persona anziana fu sepolta con un cucciolo di cane, stretto a lei: una delle prime testimonianze di affetto tra esseri umani e cani.

Verso l'agricoltura

Verso la fine del periodo il clima cambiò di nuovo. Intorno a 12.900 anni fa tornò un freddo secco, che durò più di mille anni e che gli scienziati chiamano Dryas recente. Molti cereali selvatici divennero rari. Gli abitanti, ormai radicati nei villaggi, furono costretti a trovare soluzioni: spostarsi, cercare altre risorse, o aiutare le piante a crescere seminando e curando i campi. Per alcuni gruppi questa fu la strada verso l'agricoltura. Non è sicuro che sia andata così, perché i dati sono ancora pochi, e alcuni ricercatori pensano che la coltivazione sia cominciata anche prima o in altri modi. Ma il legame tra villaggi e campi è chiaro: i primi agricoltori vivevano già in comunità stabili, discendenti di popoli come i Natufiani.

Perché successe

Il clima fu il primo fattore. Alla fine dell'ultima glaciazione, circa 15.000 anni fa, il Vicino Oriente divenne più caldo e piovoso. Ricrebbero boschi e praterie con cereali selvatici, e la quantità di cibo aumentò.

Quando una zona offre abbastanza cibo vicino a casa, spostarsi non è più necessario: chi resta può costruire, conservare, curare i malati. Secondo alcuni studiosi, stare fermi permetteva anche di avere più figli: una madre che non deve camminare ogni giorno con un bambino piccolo in braccio può averne uno dopo l'altro più rapidamente.

Contò anche la tecnologia: macine, falcetti, fosse per conservare. Più si raccoglieva e si metteva da parte, più era vantaggioso restare vicino alle scorte.

Cosa cambiò

Il villaggio cambiò il modo di vivere. Chi non cambia casa ogni stagione può avere oggetti pesanti e fragili, come macine e vasi, e costruire strutture solide. Con il tempo si sviluppano anche proprietà, ruoli, regole: chi ha le scorte ha più potere, e servono accordi per condividere.

La vita sedentaria portò anche problemi nuovi. Dove tante persone vivono vicine, con rifiuti, animali e cibo accumulato, le malattie infettive si diffondono più facilmente. I topi e i parassiti si installano nelle case. Il villaggio ebbe vantaggi, ma richiese di imparare a gestire questi rischi.

Soprattutto, i villaggi aprirono la strada all'agricoltura e poi alle città. Tutto ciò che nel resto del mondo è nato dopo, dalle mura ai templi, dalla scrittura ai governi, è cresciuto su questa base. Le case rotonde dei Natufiani sono, in un certo senso, l'inizio dell'architettura.

Persone e luoghi chiave

Persone

Dorothy Garrod
Archeologa britannica (1892-1968). Nel 1928 scoprì la cultura natufiana nel Wadi en-Natuf e le diede il nome.
Ofer Bar-Yosef
Archeologo israeliano (1937-2020) dell'Università di Harvard. Studiò a lungo i Natufiani e il passaggio all'agricoltura.
Leore Grosman
Archeologa israeliana dell'Università Ebraica di Gerusalemme. Ha studiato la tomba della donna di Hilazon Tachtit.

Luoghi

Ain Mallaha / Eynan (Israele)
Villaggio natufiano vicino all'antico lago Hula, nel nord di Israele, con case rotonde di circa 12.000-14.000 anni fa.
Shubayqa 1 (Giordania)
Sito nel deserto del nord-est della Giordania, dove è stato trovato il pane più antico noto, di circa 14.400 anni fa.
Grotta di Raqefet (monte Carmelo, Israele)
Grotta usata come cimitero, dove sono state scoperte tracce di una bevanda fermentata di circa 13.000 anni fa.
Wadi en-Natuf (Cisgiordania)
Valle che ha dato il nome alla cultura natufiana.

Da sapere

  • Il pane di Shubayqa 1 non era lievitato: era una specie di piadina piatta, cotta sul fuoco 4.000 anni prima della nascita dell'agricoltura.
  • Il cucciolo di cane sepolto a Ain Mallaha accanto a una persona anziana ha circa 12.000 anni ed è una delle prime prove di un legame affettivo con un cane.
  • Le collane dei Natufiani erano fatte anche con conchiglie di mare, come i dentali, che venivano da coste lontane: segno di scambi tra gruppi.
  • La lucentezza che i falcetti mostrano al microscopio si chiama «lucido da cereali»: si forma quando la selce taglia migliaia di steli ricchi di silice.
  • In un villaggio natufiano non tutte le case erano usate insieme: alcune venivano abbandonate e altre costruite sopra.

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