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Homo heidelbergensis

circa 600.000 anni fa Mauer, vicino a Heidelberg, Germania

In breve

Homo heidelbergensis prende il nome da Heidelberg, in Germania, dove all'inizio del Novecento fu trovata una sua mandibola. Visse in Africa e in Europa tra circa 700.000 e 200.000 anni fa e cacciava grandi animali. Molti studiosi pensano che da lui discendano sia i Neanderthal sia la nostra specie.

Perché è importante È probabilmente l'antenato comune di Neanderthal e Homo sapiens.

Fonte: Smithsonian, Human Origins Program, «Homo heidelbergensis»

Illustrazione: Homo heidelbergensis (Mauer, vicino a Heidelberg, Germania)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Homo heidelbergensis: Mauer, vicino a Heidelberg, Germania
Dove: Mauer, vicino a Heidelberg, Germania

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Una mascella in una cava di sabbia

Il 21 ottobre 1907, in una cava di sabbia presso il villaggio di Mauer, a pochi chilometri da Heidelberg, in Germania, un operaio di nome Daniel Hartmann sollevò con la pala un oggetto strano. Era una mandibola grossa e pesante, con i denti ancora al loro posto. Hartmann la consegnò a Otto Schoetensack, un professore dell'università di Heidelberg che da anni chiedeva ai cavatori di avvisarlo se trovavano ossa antiche. Schoetensack la studiò e nel 1908 la descrisse con un nome tutto nuovo: Homo heidelbergensis, cioè «uomo di Heidelberg».

La mandibola di Mauer è molto robusta e senza mento, ma i suoi denti sono piccoli e di forma simile ai nostri. Per Schoetensack erano la prova di una forma umana più antica dei Neanderthal. Oggi la si data con metodi moderni a circa 600.000 anni fa. Per decenni è rimasta il fossile principale della specie; poi ne sono arrivati molti altri.

Un cacciatore di grandi animali

Homo heidelbergensis visse in Africa e in Europa, forse anche in Asia, tra circa 700.000 e 200.000 anni fa. Gli uomini erano alti e robusti: una tibia trovata a Boxgrove, nel sud dell'Inghilterra, di circa mezzo milione di anni fa, appartiene a un individuo alto forse un metro e ottanta e molto pesante. Il cervello era grande, tra 1.100 e 1.400 centimetri cubi, vicino al nostro. La fronte però era bassa e le arcate sopra gli occhi molto sporgenti.

Si procuravano il cibo con la caccia, e lo facevano bene. A Boxgrove gli archeologi hanno trovato ossa di rinoceronti e cavalli con tracce di taglio, lasciate da lame di selce fabbricate sul posto. Ancora più sorprendente è il sito di Schöningen, in Germania: là, sulla riva di un antico lago, furono trovate nel 1994 e poi negli anni successivi una decina di lance di legno di pino e abete, lunghe fino a oltre due metri, insieme a ossa di decine di cavalli. Hanno tra 300.000 e 200.000 anni (le datazioni più recenti propendono per i 200.000, quando in Europa vivevano già i Neanderthal). Sono le armi di legno più antiche conservate intere, e mostrano che chi le fece sapeva scegliere gli alberi, sagomare il legno e bilanciare l'arma come un giavellotto.

La Sima de los Huesos

In Spagna, vicino a Burgos, nella Sierra di Atapuerca, un pozzo profondo in una grotta si chiama «Sima de los Huesos», cioè «Fossa delle ossa». Dagli anni Settanta-Ottanta vi sono stati trovati i resti di almeno ventotto individui di circa 430.000 anni fa: un tesoro per i paleontologi. Alcuni di loro sono stati attribuiti a heidelbergensis; oggi molti studiosi li considerano piuttosto i primi parenti dei Neanderthal, perché le analisi del DNA hanno mostrato una forte vicinanza genetica. Perché tanti corpi finirono in fondo a quel pozzo è uno dei grandi misteri. Alcuni pensano a un deposito intenzionale dei morti, altri a cause naturali; non c'è certezza.

Chi era davvero?

La domanda più difficile riguarda la classificazione. Il nome heidelbergensis si usa per fossili molto diversi, di Africa ed Europa, vissuti in tempi lontani tra loro. Alcuni studiosi li considerano una sola specie larga. Altri preferiscono dividerli: i fossili africani, come il famoso cranio di Kabwe, in Zambia, trovato nel 1921 da un minatore e datato a circa 300.000 anni fa, vengono chiamati a volte Homo rhodesiensis, mentre quelli europei andrebbero legati alla linea dei Neanderthal.

Qualunque sia il nome, l'idea di fondo regge: verso mezzo milione di anni fa esisteva una popolazione abbastanza ampia, in Africa, da cui si staccarono due rami. Uno, in Europa e in Asia occidentale, portò ai Neanderthal; l'altro, in Africa, a Homo sapiens. Le stime della separazione, fatte sul DNA, cadono tra circa 800.000 e 500.000 anni fa. Heidelbergensis, o qualcuno molto simile, è dunque il nonno di entrambi.

Sappiamo anche che questi gruppi sapevano costruire ripari e usare il fuoco, e che cominciarono a comporre i primi oggetti non utilitari: a Boxgrove e in altri siti ci sono pietre lavorate con una perfezione che va oltre l'utilità, quasi per piacere di farle bene.

Perché successe

Nel periodo in cui visse heidelbergensis, il clima della Terra oscillava tra lunghe glaciazioni e fasi calde. Le popolazioni dovevano spostarsi, ritirarsi in zone più miti o adattarsi al freddo. In Europa, la presenza dei ghiacciai spezzava il territorio e isolava i gruppi.

È in questa situazione che nascono nuove specie: un gruppo si divide, vive per migliaia di anni in luoghi separati, accumula differenze e, alla fine, diventa diverso dall'altro. Lo stesso accadde probabilmente alle popolazioni africane ed europee.

Per sopravvivere in quelle terre, servivano la caccia ai grandi animali, i ripari, il fuoco e la collaborazione. Gruppi che sapevano fare tutto questo ebbero più possibilità di crescere e di lasciare discendenti.

Cosa cambiò

Dalle popolazioni di tipo heidelbergensis, secondo l'ipotesi più accettata, discendono i Neanderthal in Europa e Homo sapiens in Africa. Quindi molti di noi hanno antenati comuni con i Neanderthal che risalgono a più di mezzo milione di anni fa.

Il caso di Mauer mostra anche come funziona la scienza: un professore, un operaio e una cava di sabbia. Molte scoperte avvengono per questo tipo di collaborazione tra chi studia e chi lavora la terra, e senza cavatori attenti molti fossili sarebbero finiti distrutti.

Oggi la specie è un tema vivo di ricerca. Le nuove tecniche di analisi di proteine e DNA antico, applicate a fossili come quelli di Atapuerca, stanno rivedendo l'albero genealogico umano e potrebbero ancora cambiare il nome e il ruolo di heidelbergensis.

Persone e luoghi chiave

Persone

Otto Schoetensack
Antropologo tedesco (1850-1912) dell'Università di Heidelberg. Nel 1908 descrisse la mandibola di Mauer e inventò il nome Homo heidelbergensis.
Daniel Hartmann
Operaio della cava di Mauer. Il 21 ottobre 1907 trovò la mandibola e la consegnò al professore.
Hartmut Thieme
Archeologo tedesco. Dal 1994 diresse gli scavi di Schöningen, dove trovò le lance di legno più antiche del mondo.

Luoghi

Mauer, vicino a Heidelberg (Germania)
Villaggio con una cava di sabbia dove nel 1907 fu trovata la mandibola di Homo heidelbergensis.
Boxgrove (Inghilterra)
Sito nel Sussex dove circa mezzo milione di anni fa cacciatori macellavano rinoceronti e cavalli.
Schöningen (Germania)
Giacimento in Bassa Sassonia con lance di legno di età tra 300.000 e 200.000 anni.
Sierra di Atapuerca (Spagna)
Sistema di grotte vicino a Burgos, con la Sima de los Huesos e altri siti tra i più ricchi per la storia dell'uomo in Europa.

Da sapere

  • La mandibola di Mauer è conservata all'Università di Heidelberg: è così pesante che non sembra quella di una persona di oggi, ma i suoi denti sono quasi identici ai nostri.
  • Le lance di Schöningen si sono conservate per 200.000-300.000 anni perché erano sommerse da torba bagnata, senza ossigeno, che non lascia marcire il legno.
  • Il cranio di Kabwe, in Zambia, ha molte carie ai denti: segno che già allora il mal di denti era un problema, probabilmente anche per un cacciatore.
  • Il nome della specie ricorda Heidelberg, una città universitaria molto famosa, anche se i fossili di questo tipo sono stati trovati in tre continenti.
  • Alla Sima de los Huesos è stato recuperato anche un bifacciale di quarzite rossa, chiamato Excalibur: potrebbe essere stato deposto apposta insieme ai corpi.

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