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Uomo di Neanderthal

circa 400.000 anni fa Europa e Asia occidentale (in Italia: Altamura, Puglia)

In breve

I Neanderthal vissero in Europa e in Asia occidentale da circa 400.000 a 40.000 anni fa. Erano robusti, adatti al freddo delle glaciazioni, seppellivano i morti e realizzavano ornamenti. Anche in Italia ne restano molte tracce, come l'Uomo di Altamura, in Puglia.

Perché è importante Erano umani come noi, con una cultura propria: non i «bruti» delle vecchie illustrazioni.

Fonte: Smithsonian, Human Origins Program, «Homo neanderthalensis»

Illustrazione: Uomo di Neanderthal (Europa e Asia occidentale (in Italia: Altamura, Puglia))
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Uomo di Neanderthal: Europa e Asia occidentale (in Italia: Altamura, Puglia)
Dove: Europa e Asia occidentale (in Italia: Altamura, Puglia)

Scheda per studiare circa 6 minuti di lettura

Il racconto

Ossa strane in una valle tedesca

Nell'agosto del 1856, in una cava di calcare nella valle del fiume Düssel, vicino a Düsseldorf, in Germania, alcuni operai trovarono in una grotta ossa con un aspetto insolito: un tetto del cranio molto basso e allungato, con sopracciglia enormi, e ossa di braccia e gambe spesse e curve. Pensarono che fossero resti di un orso e le buttarono quasi via. Un insegnante di scienze del posto, Johann Carl Fuhlrott, capì che erano diverse e le fece studiare con un anatomista, Hermann Schaaffhausen. La valle si chiamava Neander, dal nome di un poeta del Seicento: in tedesco «Thal» o «tal» vuol dire valle. Da qui «Neanderthal», la «valle di Neander». Nel 1864 il nome scientifico fu stabilito: Homo neanderthalensis.

Altri crani simili erano già stati scoperti, a Gibilterra nel 1848 e in Belgio nel 1829, ma nessuno li aveva riconosciuti. Per questo la scoperta della valle di Neander viene considerata l'inizio dello studio scientifico di una specie umana estinta, tre anni prima del libro di Darwin sull'origine delle specie.

Come erano fatti

I Neanderthal vissero in Europa e in Asia occidentale da circa 400.000 fino a circa 40.000 anni fa. Erano più bassi di noi, ma molto robusti, con un busto largo, gambe corte e ossa spesse: un corpo adatto a conservare il calore nei climi freddi delle glaciazioni. Il viso aveva grandi arcate sopra gli occhi, un naso ampio e quasi niente mento. Il cervello era grande quanto il nostro, in media anche un po' di più, circa 1.400-1.500 centimetri cubi; ma la forma della testa era diversa, più lunga e bassa. Le prime ricostruzioni, di cento anni fa, li mostravano curvi e brutali, ma per un errore: lo scheletro studiato allora, trovato in Francia, apparteneva a un anziano malato di artrite.

Una cultura propria

Fabbricavano utensili di pietra molto raffinati con una tecnica detta Levallois, in cui si preparava il nucleo di selce prima di staccare una scheggia di forma voluta. Facevano lance di legno, cacciavano cavalli, cervi e grandi buoi selvatici. Cucinavano anche vegetali, come mostrano i residui nel tartaro dei denti. Producevano la pece, una specie di colla ricavata dalla corteccia di betulla, per fissare le punte ai manici: in Toscana, a Campitello, ne sono state trovate tracce di circa 200.000 anni fa. Si curavano gli uni gli altri: lo scheletro di un uomo trovato nella grotta di Shanidar, in Iraq, mostra ferite gravissime e una lunga guarigione, impossibile senza l'aiuto del gruppo.

Seppellivano i morti, almeno in alcuni casi, come a La Chapelle-aux-Saints, in Francia, dove nel 1908 fu trovato uno scheletro in una fossa scavata apposta. Alcuni gruppi usavano ornamenti: artigli di aquila forati a Krapina, in Croazia, di circa 130.000 anni fa, conchiglie colorate in Spagna e penne di uccello, probabilmente portate come decorazione, nella grotta di Fumane, in Veneto. Dicono alcuni studi che in Spagna avrebbero anche dipinto pareti di grotte più di 64.000 anni fa, ma la datazione è molto discussa.

In Italia

L'Italia è ricca di tracce. Ad Altamura, in Puglia, nella grotta di Lamalunga, nel 1993 alcuni speleologi scoprirono uno scheletro quasi intero, coperto da una crosta di calcite che lo ha conservato e lo ha anche reso impossibile da estrarre senza danni. È l'Uomo di Altamura, vissuto forse tra 130.000 e 170.000 anni fa. Nel 2015 un piccolo frammento di osso è stato prelevato e ha permesso di analizzare il DNA e confermare che si trattava di un Neanderthal. Un'altra grotta famosa è quella Guattari, a San Felice Circeo, nel Lazio: nel 1939 vi fu trovato un cranio, e nel 2021 altri resti di nove individui, otto vissuti tra 50.000 e 68.000 anni fa e il nono ancora prima, in un luogo frequentato anche da iene.

La scomparsa e quel che resta di loro

Intorno a 40.000 anni fa i Neanderthal scomparvero. Le cause sono discusse: forse pesò il clima, che oscillava; forse la competizione con Homo sapiens, arrivato in Europa; forse il fatto che erano pochi e isolati. Con ogni probabilità non ci fu una sola ragione. Ma non sparirono del tutto. Nel 2010 un gruppo guidato dal genetista svedese Svante Pääbo riuscì a leggere il DNA dai loro fossili: scoprì che chi oggi discende da popolazioni fuori dall'Africa porta in sé circa l'1-2 per cento di DNA neanderthaliano. Incontri e figli tra le due popolazioni, quindi, ci furono. Alcuni geni ereditati da loro hanno a che fare con il sistema immunitario e con la pelle.

Perché successe

I Neanderthal si formarono in Europa e in Asia occidentale a partire da popolazioni isolate dalle glaciazioni. Quando i ghiacci coprivano gran parte del continente, i gruppi umani si ritiravano in zone più calde come la Spagna e l'Italia e restavano separati per migliaia di anni. In questo isolamento, nel corso di molte generazioni, svilupparono i loro tratti.

Quel corpo robusto era un adattamento al freddo: un busto largo e arti corti perdono meno calore. Anche i grandi muscoli servivano per una caccia da vicino, con lance, a grandi animali.

Il loro modo di vivere era così efficace che durò più di 300.000 anni, un tempo quasi pari a quello in cui esiste finora la nostra specie.

Cosa cambiò

La scoperta dei Neanderthal obbligò l'umanità a pensare che non era sempre stata sola. Per la prima volta fu chiaro che nel passato esistevano altre forme umane, diverse da noi, ma capaci di pensare, di curare i malati e di fabbricare oggetti belli.

L'idea di una «grande differenza» tra noi e loro è stata ridimensionata. Oggi i ricercatori sanno che fra le due specie ci furono scambi di geni e forse di idee. Il DNA neanderthaliano ci ha lasciato anche qualche difetto, ad esempio una maggiore predisposizione ad alcune malattie, e qualche vantaggio, come una migliore difesa contro certi virus.

Lo studio del loro DNA, per cui Pääbo ha ricevuto il premio Nobel per la medicina nel 2022, ha dato vita a un campo di ricerca nuovo, la paleogenetica. Oggi permette di ricostruire i rapporti tra popolazioni scomparse partendo da una scheggia di osso o da un dente.

Persone e luoghi chiave

Persone

Johann Carl Fuhlrott
Insegnante di scienze tedesco (1803-1877). Nel 1856 capì che le ossa della valle di Neander non erano di un animale né di un uomo comune.
William King
Geologo irlandese (1809-1886). Nel 1864 diede alla nuova specie il nome Homo neanderthalensis.
Svante Pääbo
Genetista svedese (nato nel 1955). Ha letto il DNA dei Neanderthal e nel 2022 ha vinto il premio Nobel per la medicina.
Alberto Carlo Blanc
Paleontologo italiano (1906-1960). Nel 1939 scoprì il cranio di Neanderthal della grotta Guattari, al Monte Circeo.

Luoghi

Valle di Neander, vicino a Düsseldorf (Germania)
Valle dove nel 1856 furono trovati i primi resti riconosciuti come Neanderthal. Oggi c'è un museo.
Grotta di Lamalunga, Altamura (Puglia)
Grotta carsica dove si trova lo scheletro dell'Uomo di Altamura, coperto dalla calcite.
Grotta Guattari, San Felice Circeo (Lazio)
Grotta sul mare dove furono trovati resti di Neanderthal nel 1939 e nel 2021.
Grotta di Shanidar (Iraq)
Grotta del Kurdistan iracheno con scheletri di Neanderthal che mostrano cure reciproche.

Da sapere

  • Il nome Neanderthal si può scrivere anche Neandertal, perché in tedesco la lettera h in «Thal» non si pronuncia e dal 1901 si scrive «Tal».
  • Un Neanderthal aveva spesso il naso molto ampio, forse utile per scaldare e umidificare l'aria fredda prima che arrivasse ai polmoni.
  • L'Uomo di Altamura è uno dei Neanderthal più completi del mondo, ma le sue ossa sono rimaste dov'erano per scelta, per non danneggiare la grotta.
  • In una grotta della Francia, a Bruniquel, sono state scoperte strutture circolari costruite con pezzi di stalagmiti da Neanderthal, circa 176.000 anni fa.
  • Alcune persone di oggi hanno un gene dei Neanderthal che le rende più sensibili al dolore: è una delle scoperte curiose della paleogenetica.

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