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Vichinghi in Groenlandia

circa 985 d.C. Brattahlíð, Groenlandia meridionale

In breve

Erik il Rosso, un vichingo esiliato dall'Islanda, esplorò per tre anni una grande terra a ovest. Per convincere altri coloni a seguirlo la chiamò Groenlandia, cioè «terra verde», anche se è coperta quasi tutta di ghiaccio. Partì con una flotta di circa venticinque navi, ma solo una parte arrivò a destinazione. I coloni allevavano pecore e mucche lungo i fiordi del sud, e i loro villaggi durarono per circa quattro secoli.

Perché è importante Dalla Groenlandia i Vichinghi poterono spingersi ancora più a ovest, fino all'America.

Fonte: Encyclopaedia Britannica, «Erik the Red»

Illustrazione: Vichinghi in Groenlandia (Brattahlíð, Groenlandia meridionale)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Vichinghi in Groenlandia: Brattahlíð, Groenlandia meridionale
Dove: Brattahlíð, Groenlandia meridionale

Scheda per studiare circa 4 minuti di lettura

Il racconto

Una terra verde, ma non troppo

Quando Erik il Rosso arrivò nel sud della Groenlandia, verso il 985, trovò una costa molto diversa dal resto dell'isola, coperta quasi interamente da un'immensa calotta di ghiaccio. Nelle profonde baie, protette dai venti, c'erano però prati verdi, cespugli di betulle e di salici, e il clima, in quel periodo un po' più caldo del solito, permetteva di allevare animali. Per attirare i coloni dall'Islanda, che si stava riempiendo, Erik chiamò quella terra «Groenlandia», cioè «terra verde».

Nel 986 una flotta di circa venticinque navi partì dall'Islanda con uomini, donne e bestiame. Ne arrivarono quattordici; le altre tornarono indietro o affondarono. Nacquero due insediamenti: l'Insediamento orientale, il più grande, nella zona oggi chiamata Qaqortoq e Narsaq, e quello occidentale, più a nord, vicino all'attuale Nuuk. Erik prese per sé il posto migliore, una grande fattoria che chiamò Brattahlíð, «il pendio ripido», a capo di un fiordo.

La vita nella fattoria

Le famiglie norrene vivevano in case lunghe di pietra e di zolle, con tetti di erba, riscaldate dal fuoco e abitate insieme agli animali durante l'inverno. Allevavano pecore, capre, mucche e maiali, e raccoglievano fieno per l'inverno. Ma la terra era poca, e in estate i giovani partivano in barca verso nord, nelle zone di caccia, per prendere foche, trichechi e orsi polari. I loro prodotti più preziosi erano i denti di tricheco, un avorio molto richiesto in Europa, le pelli, e i girifalchi, rapaci del Nord molto richiesti, che si vendevano ai nobili.

In cambio i norreni compravano da navi che arrivavano dalla Norvegia ferro, legname, grano e oggetti di lusso. Erano pochi: gli storici stimano che nei periodi migliori nei due insediamenti vivessero alcune migliaia di persone, con centinaia di fattorie e almeno una quindicina di chiese.

Le navi che tenevano i contatti con l'Europa erano le «knarr», imbarcazioni da carico larghe e robuste, a vela, molto più capienti delle navi lunghe da guerra. Il viaggio dalla Norvegia alla Groenlandia durava settimane e passava per l'Islanda, e per questo ogni nave che arrivava era un avvenimento: portava notizie, strumenti e a volte nuovi coloni.

Una chiesa a Brattahlíð e una cattedrale

Dopo l'anno 1000 i groenlandesi si convertirono al cristianesimo. La moglie di Erik, Thjodhild, secondo le saghe fece costruire a Brattahlíð una piccola chiesa; gli archeologi ne hanno trovato i resti, piccola, circondata da un cimitero, e nel Novecento è stata ricostruita una copia. Nel 1124 fu istituito un vescovo, con sede a Garðar, dove si costruì una cattedrale di pietra rossa. Alcune chiese, come quella di Hvalsey, si possono ancora vedere come rovine.

Il silenzio

Dal Trecento le notizie diventano rare. Il clima si fece più freddo, in quella che gli storici chiamano la «piccola età glaciale»: i raccolti di fieno calarono, i mari si riempirono di ghiaccio e le navi norvegesi arrivavano sempre meno. Il mercato dell'avorio di tricheco crollò, quando in Europa arrivò quello di elefante. Dal nord arrivavano intanto gli inuit, i cacciatori dell'Artico, con la loro cultura adatta al freddo. L'Insediamento occidentale fu abbandonato intorno al 1350.

L'ultima notizia scritta è la cronaca di un matrimonio, celebrato nella chiesa di Hvalsey nel 1408. Poi più nulla. Quando, nel 1721, il missionario danese-norvegese Hans Egede arrivò in Groenlandia, sperando di trovare dei discendenti dei norreni, trovò solo rovine. Gli storici discutono ancora sulle cause: il freddo, la perdita dei contatti con l'Europa, l'uso eccessivo dei pascoli, la difficoltà a cambiare modo di vivere come gli inuit. Non c'è una risposta sola.

Perché successe

I norreni cercavano nuove terre da coltivare dopo che l'Islanda era stata occupata e le terre migliori erano già prese. La Groenlandia meridionale aveva pascoli e un clima più mite del solito, nel periodo detto «optimum climatico medievale».

Erik il Rosso, esiliato dall'Islanda per omicidio, aveva buoni motivi per cercare una terra nuova e per attirare altri coloni, che gli avrebbero dato potere e prestigio.

Cosa cambiò

L'insediamento norreno durò circa cinque secoli: un tempo lungo, ma in un luogo difficile. Servì come base per i viaggi verso l'America del Nord, tra cui quello di Leif Erikson.

La sua scomparsa è un esempio di come una società possa fallire quando cambiano il clima e i commerci. Gli studiosi che la studiano si chiedono se i norreni avrebbero potuto sopravvivere imitando di più gli inuit.

Oggi la Groenlandia è un territorio autonomo della Danimarca, con una popolazione in gran parte inuit. Le rovine norrene sono un sito UNESCO, «Kujataa».

Persone e luoghi chiave

Persone

Erik il Rosso
Fondatore della colonia (circa 950-1003): visse a Brattahlíð.
Thjodhild
Moglie di Erik: secondo la saga fece costruire la prima chiesa.
Leif Erikson
Figlio di Erik: partì da qui per il Vinland.
Gli inuit
Popolo artico che arrivò dal nord nel Duecento e sopravvisse nel clima freddo.

Luoghi

Brattahlíð (Qassiarsuk)
La fattoria di Erik il Rosso, nel sud della Groenlandia.
Garðar (Igaliku)
Sede del vescovo e della cattedrale norrena.
Hvalsey
Chiesa in pietra con le rovine meglio conservate.

Da sapere

  • Erik il Rosso scelse il nome «Groenlandia» per attirare i coloni.
  • Gli insediamenti norreni durarono circa cinque secoli.
  • L'ultimo documento è un matrimonio celebrato nel 1408 a Hvalsey.
  • Alcune rovine norrene sono patrimonio UNESCO (Kujataa).
  • I norreni vendevano soprattutto avorio di tricheco.

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