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7 · Alto Medioevo politica

Codice di Giustiniano

529 d.C. Costantinopoli (oggi Istanbul, Turchia)

In breve

Giustiniano affidò a un gruppo di giuristi, guidati da Triboniano, il compito di raccogliere e ordinare le leggi romane accumulate in quasi mille anni. La prima versione del Codice uscì nel 529; seguirono il Digesto, con le opinioni dei grandi giuristi, e le Istituzioni, un manuale per gli studenti. Le leggi in contraddizione o non più usate furono eliminate. Tutta la raccolta oggi si chiama Corpus iuris civilis.

Perché è importante Riscoperto a Bologna secoli dopo, il diritto di Giustiniano diventò la base delle leggi di molti paesi europei.

Fonte: Treccani, voce «Corpus iuris civilis»

Illustrazione: Codice di Giustiniano (Costantinopoli (oggi Istanbul, Turchia))
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Codice di Giustiniano: Costantinopoli (oggi Istanbul, Turchia)
Dove: Costantinopoli (oggi Istanbul, Turchia)

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Mille anni di leggi, tutte mescolate

Quando Giustiniano diventò imperatore, nel 527, a Costantinopoli le leggi erano un vero labirinto. Da quasi mille anni i Romani producevano regole: leggi votate dal popolo e dal Senato, decreti degli imperatori, risposte dei giuristi a chi chiedeva un parere. Erano migliaia di testi, scritti in epoche diverse, spesso in contraddizione fra loro. Un giudice che dovesse decidere una causa poteva non sapere quale regola valesse ancora, e un avvocato poteva citare una legge che nessuno ricordava più. Giustiniano decise di mettere ordine. Lo scopo era politico oltre che pratico: un imperatore che raccoglie le leggi di Roma dimostra di essere l'erede vero dei Romani.

Il lavoro di Triboniano

Il capo dell'impresa fu Triboniano, un giurista originario della Panfilia, una regione dell'attuale Turchia. Ricopriva una carica altissima, quella di questore del sacro palazzo, responsabile della giustizia dell'impero. Con lui lavorò una commissione di giuristi, divisa in sottocommissioni. Per il Digesto, la parte più grande, i compilatori furono sedici: lo stesso Triboniano, professori di diritto di Costantinopoli e di Berito (oggi Beirut) e undici avvocati.

Il lavoro procedette in più tappe. Con la costituzione che comincia con le parole «Haec quae necessario» (a quel tempo le leggi si indicavano proprio con le loro prime parole latine), nel 528 l'imperatore nominò la commissione; nel 529, con la costituzione «Summa rei publicae», presentò il Codice, una raccolta delle costituzioni imperiali, cioè delle leggi emanate dagli imperatori, da Adriano in poi. Nel 530, con la costituzione «Deo auctore», cominciò il Digesto. Nel 533, il 16 dicembre, fu promulgato il Digesto, che entrò in vigore due settimane dopo, il 30 dicembre. Lo stesso anno uscirono le Istituzioni. Nel 534 fu pubblicata una seconda edizione del Codice, aggiornata, che sostituì la prima.

Le quattro parti

Il Codice, in latino, riuniva le leggi degli imperatori. Il Digesto, detto anche Pandette, era una grande antologia: in cinquanta libri, divisi in titoli, con l'argomento indicato all'inizio di ognuno, raccoglieva brani tratti dalle opere dei giuristi romani del passato, come Ulpiano, che è il più citato. I compilatori scelsero più di novemila brani, presi da quasi duemila libri. Bisogna immaginare un lavoro enorme, fatto senza computer, tagliando e cucendo pagine di antichi autori.

Le Istituzioni erano un manuale in quattro libri, scritto per gli studenti di diritto e costruito sul modello di un manuale più antico, quello del giurista Gaio. Era il primo libro che un giovane aprisse all'inizio degli studi. Il Digesto, invece, si studiava negli anni successivi. Le Novelle, infine, erano le nuove leggi che Giustiniano emanò dopo il Codice, fino alla sua morte nel 565. Molte erano scritte in greco, perché ormai a Costantinopoli si parlava greco, e alcune in latino.

Un divieto singolare

Giustiniano voleva che questa raccolta fosse l'unica legge valida. Per questo le leggi contraddittorie o non più usate furono eliminate e i giuristi non potevano più fare libere interpretazioni. Secondo quanto si legge nella voce del Digesto, chi riscriveva il testo della legge era punito, mentre le traduzioni letterali in greco erano permesse perché non cambiavano il significato.

La riscoperta a Bologna

Nell'Occidente, dopo il crollo dell'impero, il Corpus di Giustiniano fu poco usato. Nel XII secolo, a Bologna, un maestro di nome Irnerio cominciò a studiarlo e a spiegarlo agli studenti, scrivendo piccole note ai margini del testo, le glosse. Per questo lui e i suoi allievi sono detti glossatori. Il nome «Corpus iuris civilis», cioè «corpo del diritto civile», si diffuse molto più tardi, con l'edizione del francese Denis Godefroy, stampata a Ginevra nel 1583.

Un monumento che dura

Per secoli, fino agli inizi dell'Ottocento, il diritto romano di Giustiniano fu la base di un diritto comune a tutta l'Europa: in ogni paese si applicavano leggi locali, ma i giudici e i professori ragionavano con i concetti del Corpus. Poi, con il Codice napoleonico, ogni paese ebbe un proprio codice. Ma molte idee di quei codici vengono dal diritto romano: la proprietà, il contratto, il testamento, la distinzione fra le persone e le cose.

Triboniano non vide la fine del regno di Giustiniano: morì nel 542, forse proprio a causa dell'epidemia di peste che colpì Costantinopoli. Ma il suo lavoro, voluto dall'imperatore e portato a termine in meno di dieci anni, è uno dei grandi monumenti dell'antichità che l'Europa ha ereditato.

Perché successe

La causa più immediata fu il disordine delle leggi: troppe, antiche, spesso in contrasto. In più i processi duravano a lungo, perché era difficile trovare quale regola applicare.

Ci fu anche una ragione politica. Giustiniano si considerava il successore degli antichi imperatori e voleva mostrare che il suo governo era giusto e ordinato. Raccogliere le leggi era un modo per rendere più forte l'autorità dell'imperatore, che diventava l'unica fonte del diritto. Inoltre aveva bisogno di giudici e funzionari preparati: un testo unico e un manuale per gli studenti servivano proprio a formarli.

Cosa cambiò

Nell'impero d'Oriente il Corpus restò la base delle leggi per molti secoli, anche se col tempo fu tradotto e riassunto in greco. In Occidente, la sua riscoperta a Bologna nel XII secolo dette vita agli studi giuridici delle università e alla figura del giurista di professione.

Grazie a questo, il diritto romano diventò il «diritto comune» dell'Europa: per secoli le leggi di paesi diversi usarono gli stessi principi e le stesse parole latine. Ancora oggi in molti tribunali si usano termini come «testamento», «contratto» o «servitù», e i codici civili di Francia, Italia, Spagna e di tanti altri paesi discendono in gran parte da quella tradizione.

Un'altra conseguenza è che il Digesto ha conservato brani di giuristi antichi le cui opere sono andate perdute. Senza il lavoro dei compilatori di Giustiniano, oggi non avremmo molti testi del pensiero giuridico romano.

Persone e luoghi chiave

Persone

Giustiniano
Imperatore d'Oriente dal 527 al 565: decise la raccolta delle leggi e ne guidò il lavoro.
Triboniano
Giurista nato in Panfilia, questore del sacro palazzo: guidò la commissione e morì nel 542, forse di peste.
Ulpiano
Giurista romano di molto tempo prima: è l'autore più citato nel Digesto.
Gaio
Giurista romano: il suo manuale servì da modello per le Istituzioni di Giustiniano.
Irnerio
Maestro di Bologna nel XII secolo: cominciò a studiare il Corpus e fondò la scuola dei glossatori.

Luoghi

Costantinopoli
La capitale dell'impero d'Oriente, dove lavorò la commissione di Triboniano.
Berito
Berytus, oggi Beirut: i suoi avvocati parteciparono alla commissione che compilò il Digesto.
Bologna
Città dell'Emilia dove, nel XII secolo, il Corpus fu riscoperto e studiato nella sua università.

Da sapere

  • Il Digesto si chiama anche Pandette: è un'antologia di 50 libri scritta in latino con un'introduzione bilingue, latina e greca.
  • Le costituzioni imperiali si indicavano con le loro prime parole latine: quella che avviò il Digesto, nel 530, si chiama «Deo auctore».
  • Il nome «Corpus iuris civilis» non è di Giustiniano: si diffuse nel 1583 grazie a un'edizione stampata a Ginevra.
  • Per il Digesto furono usati più di novemila brani presi da quasi duemila libri antichi.
  • Giustiniano proibì ai giuristi di riscrivere le sue leggi, ma permise le traduzioni letterali in greco.

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