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5 · Grecia scienza e tecnica

Archimede di Siracusa

circa 250 a.C. Siracusa, Sicilia (Italia)

In breve

Archimede di Siracusa fu matematico, fisico e inventore. Scoprì perché un oggetto immerso nell'acqua riceve una spinta verso l'alto e studiò le leve, dicendo, secondo la tradizione: «Datemi un punto d'appoggio e solleverò il mondo». Calcolò il valore di pi greco con grande precisione. Quando i Romani assediarono Siracusa progettò macchine per difendere la città, e morì durante la conquista, nel 212 a.C.

Perché è importante Le sue scoperte sulle leve e sul galleggiamento si studiano ancora oggi a scuola.

Fonte: Treccani, voce «Archimede»

Illustrazione: Archimede di Siracusa (Siracusa, Sicilia (Italia))
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Archimede di Siracusa: Siracusa, Sicilia (Italia)
Dove: Siracusa, Sicilia (Italia)

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Un genio di Siracusa

Siracusa, nel III secolo a.C., era una delle città più grandi e ricche del Mediterraneo, una colonia greca in Sicilia governata dal re Gerone II. Qui, intorno al 287 a.C., nacque Archimede. Della sua vita sappiamo poco: conosciamo soprattutto le sue opere e i racconti che gli antichi tramandarono su di lui. Fu matematico, fisico e inventore. Per questo il nostro sito indica «circa 250 a.C.»: non è un anno preciso, ma il periodo della sua piena attività. Morì nel 212 a.C.

«Eureka!»

La storia più famosa su Archimede riguarda una corona. Lo racconta lo scrittore romano Vitruvio, molto tempo dopo. Il re Gerone II aveva fatto fare una corona d'oro e voleva sapere se l'orefice avesse truffato, mescolando all'oro un po' d'argento. Archimede doveva scoprirlo senza rovinarla. Mentre faceva il bagno, notò che l'acqua della vasca traboccava in proporzione al suo corpo immerso, e capì come risolvere il problema. Esclamò «eureka!», cioè «ho trovato!». Gli studiosi pensano che più probabilmente il metodo fosse un confronto in acqua tra la corona e un uguale peso d'oro. Il racconto di Vitruvio è un aneddoto più che un fatto documentato.

La scoperta vera è scritta nel trattato «Sui corpi galleggianti», che fonda l'idrostatica, cioè lo studio dell'equilibrio dei liquidi. Da lì deriva il «principio di Archimede»: un corpo immerso in un fluido riceve una spinta verso l'alto. È la ragione per cui una nave pesantissima di ferro galleggia e un sasso piccolo affonda.

La leva e la vite

Archimede studiò anche la leva, nel trattato «Sull'equilibrio dei piani»: dimostrò con la matematica perché un peso grande si può sollevare con un peso piccolo, se si sceglie bene il punto d'appoggio. Gli è attribuita (o la studiò) anche la vite di Archimede, che forse esisteva già prima di lui: un tubo avvolto a spirale dentro un cilindro che, ruotando, solleva l'acqua. Serviva per irrigare i campi e, secondo gli antichi, per svuotare dall'acqua le stive di una nave enorme costruita da Gerone, la Siracusia.

I numeri e le figure

Fu un grandissimo matematico. Nella «Misura del cerchio» calcolò il rapporto tra la circonferenza e il diametro, quello che oggi chiamiamo pi greco, e dimostrò che è compreso tra 3 + 10/71 (circa 3,1408) e 3 + 1/7 (circa 3,1429). Per quell'epoca era una precisione straordinaria. Dimostrò anche che il volume di una sfera è due terzi di quello del cilindro che la contiene esattamente.

Nel trattato «L'Arenario» si pose una domanda curiosa: quanti granelli di sabbia servirebbero per riempire tutto l'universo, fino alla sfera delle stelle fisse? Per scriverlo dovette inventare un nuovo modo di esprimere i numeri grandi. In un'altra opera, il «Metodo», scritta in forma di lettera all'amico Eratostene, spiega come trovava i risultati: prima con un ragionamento meccanico, immaginando figure e pesi, e poi li dimostrava con rigore.

Le macchine dell'assedio

Nel 212 a.C. i Romani, al comando del console Marcello, conquistarono Siracusa dopo un lungo assedio. Secondo gli storici antichi Polibio, Livio e Plutarco, durante l'assedio le macchine progettate da Archimede furono molto utili alla difesa. Si parla di una «mano di ferro», un gancio che afferrava le navi nemiche. Un'altra leggenda, raccontata molto più tardi, dice che avesse costruito specchi per concentrare la luce del Sole e incendiare le navi. Gli studiosi ritengono questa storia una leggenda. Nel 1973 un esperimento con 70 specchi riuscì a incendiare un modello di nave a circa 50 metri, ma non è certo che gli antichi potessero farlo.

La morte

Quando i Romani entrarono in città, Archimede fu ucciso da un soldato. Ci sono diverse versioni. Nella più celebre stava disegnando figure geometriche sulla sabbia e avrebbe detto al soldato di non rovinare il suo disegno. Livio e Plutarco raccontano che il console Marcello si dispiacque molto per la sua morte e gli fece dare sepoltura.

Archimede aveva chiesto che sulla sua tomba fosse scolpita una sfera inscritta in un cilindro, in ricordo della sua scoperta più amata. Più di un secolo dopo il politico romano Cicerone, quando era questore in Sicilia, ritrovò la tomba, coperta dai rovi, proprio grazie a quel disegno.

Perché successe

Archimede visse in una Siracusa che amava la tecnica. Il re Gerone II aveva bisogno di ingegneri per costruire navi, macchine da guerra e opere pubbliche, e proteggeva gli studiosi. Il talento di Archimede fu messo al servizio della città.

A rendere possibile i suoi risultati fu la matematica greca, già avanzata: Euclide aveva scritto gli «Elementi» pochi decenni prima, e Archimede ne usò i metodi di dimostrazione. Alessandria era vicina, almeno per lettera: dal «Metodo» sappiamo che scambiava idee con Eratostene, uno dei più importanti studiosi del Museo. Così le scoperte della matematica e quelle della meccanica si incontrarono nella sua mente.

Cosa cambiò

Le scoperte di Archimede sono entrate nei manuali scolastici. Il principio di Archimede spiega perché navi, palloni e sottomarini galleggiano o salgono. La legge della leva è alla base di molte macchine semplici. L'idea della vite di Archimede è alla base di macchine che si usano ancora oggi.

Dal punto di vista della matematica, Archimede unì un ragionamento intuitivo, con figure e pesi immaginari, a dimostrazioni rigorose: due modi di lavorare che i matematici usano ancora oggi.

La storia dei suoi scritti è un'avventura. Il «Metodo» si credeva perduto. Fu riscoperto nel 1906 dallo studioso Johan Heiberg in un manoscritto medievale in cui il testo originale era stato raschiato e coperto da una preghiera: un «palinsesto». Il codice andò poi perduto, riapparve negli anni Novanta e fu venduto all'asta nel 1998.

Persone e luoghi chiave

Persone

Archimede
Matematico, fisico e inventore di Siracusa (circa 287 - 212 a.C.).
Gerone II
Re di Siracusa, che commissionò la corona e la grande nave Siracusia.
Marcello
Console romano che conquistò Siracusa nel 212 a.C. e fece seppellire Archimede.
Eratostene
Scienziato di Alessandria, a cui Archimede indirizzò il «Metodo».
Cicerone
Scrittore romano che da questore ritrovò la tomba di Archimede.

Luoghi

Siracusa
La grande città greca della Sicilia dove Archimede nacque e morì.
Alessandria d'Egitto
La città del Museo, con cui Archimede scambiava idee tramite lettere.

Da sapere

  • Archimede stimò il pi greco tra 3+10/71 e 3+1/7, cioè tra circa 3,1408 e 3,1429.
  • Sulla sua tomba c'era una sfera dentro un cilindro, perché aveva dimostrato che il volume della sfera è due terzi di quello del cilindro.
  • Nell'«Arenario» calcolò quanti granelli di sabbia servirebbero a riempire l'universo, e per farlo inventò un nuovo sistema per i numeri grandi.
  • Un'opera di Archimede, il «Metodo», fu ritrovata nel 1906 in un libro di preghiere medievale scritto sopra il testo originale.
  • Nel 1973 un esperimento con 70 specchi riuscì a incendiare un modello di nave a circa 50 metri, ma la storia degli specchi di Archimede resta una leggenda.

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