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6 · Roma politica

Prima guerra punica

264-241 a.C. Sicilia e mari intorno

In breve

Roma e Cartagine, potente città fenicia nell'attuale Tunisia, si scontrarono per il controllo della Sicilia. I Romani erano forti sulla terra ma non avevano una vera flotta, così costruirono in fretta centinaia di navi. Per combattere in mare come sulla terraferma inventarono il «corvo», un ponte mobile con un uncino che agganciava la nave nemica. Dopo 23 anni di guerra Cartagine dovette lasciare la Sicilia, che divenne la prima provincia romana.

Perché è importante Con questa vittoria Roma cominciò a diventare una potenza del mare, non più soltanto dell'Italia.

Fonte: Treccani, voce «Puniche, guerre»

Illustrazione: Prima guerra punica (Sicilia e mari intorno)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Prima guerra punica: Sicilia e mari intorno
Dove: Sicilia e mari intorno

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Due potenze, una grande isola

Verso la metà del III secolo avanti Cristo nel Mediterraneo occidentale c'erano due grandi potenze. Da una parte Roma, che ormai dominava gran parte dell'Italia ed era forte soprattutto sulla terraferma, con i suoi soldati-cittadini. Dall'altra Cartagine, città fondata dai Fenici sulla costa dell'attuale Tunisia, che dominava i mari con una flotta potente e controllava commerci, porti e territori in Africa, Spagna e Sicilia. I due Stati avevano anche firmato trattati di amicizia. Finché non si trovarono a litigare per la Sicilia.

Tutto comincia a Messina

La scintilla fu piccola. Intorno al 288 a.C. dei mercenari originari della Campania, i Mamertini, si erano impadroniti della città di Messina, in Sicilia. Quando Gerone II, signore di Siracusa, li attaccò, i Mamertini chiesero aiuto prima a Cartagine, che mandò una guarnigione, e poi a Roma. A Roma ci fu un lungo dibattito: intervenire significava uscire dall'Italia e sfidare la grande potenza del mare. Alla fine l'assemblea del popolo accettò, e nel 264 a.C. il console Appio Claudio Caudice attraversò lo stretto con l'esercito. Era l'inizio della prima guerra punica. Il nome «punico» viene dal latino Poeni, che indicava i Cartaginesi.

Roma costruisce una flotta

I Romani vinsero battaglie sulla terraferma, per esempio ad Agrigento nel 262 a.C., ma non riuscivano a prendere le città costiere, perché Cartagine con le sue navi portava rinforzi e rifornimenti. Capirono che per vincere dovevano combattere anche in mare. Il Senato fece costruire una flotta, prendendo a modello le navi cartaginesi catturate. Costruire le navi era la parte facile. Più difficile era trovare equipaggi esperti, perché i Romani non avevano la tradizione marinara dei Cartaginesi.

La soluzione fu un'invenzione geniale: il corvo. Era un ponte mobile, con un gancio di ferro in fondo, che veniva calato sulla nave nemica e la agganciava. In questo modo i soldati romani potevano passare da una nave all'altra e combattere corpo a corpo, come sulla terra. Nel 260 a.C. Gaio Duilio vinse a Milazzo, in provincia di Messina, la prima battaglia navale della storia romana, grazie ai corvi. Il corvo, tuttavia, era pesante e rendeva le navi meno manovrabili, e poi fu abbandonato.

L'Africa e la sconfitta di Regolo

Nel 256 a.C., a Capo Ecnomo, in Sicilia, si combatté uno dei più grandi scontri navali dell'antichità, e i consoli Lucio Manlio Vulsone e Marco Attilio Regolo vinsero. Così i Romani decisero di portare la guerra in Africa. Regolo sbarcò con le legioni e vinse ad Adys, ma le condizioni di pace che propose a Cartagine furono giudicate troppo dure e i negoziati fallirono. I Cartaginesi assoldarono un comandante spartano, Santippo, che nel 255 a.C. sconfisse Regolo vicino a Tunisi e lo catturò. A peggiorare le cose, durante il ritorno una tempesta distrusse buona parte della flotta romana.

Amilcare e le Egadi

La guerra durò a lungo. Nel 247 a.C. Cartagine mandò in Sicilia un generale di grande talento, Amilcare Barca, padre del futuro Annibale. Amilcare tenne testa ai Romani per anni, e le sue truppe di terra non furono mai sconfitte. Dopo la distruzione di molte navi la guerra sembrava non finire mai. Roma dovette impegnarsi ancora per avere una flotta.

La svolta arrivò il 10 marzo del 241 a.C. alle isole Egadi, a ovest della Sicilia. La flotta romana, guidata dal console Gaio Lutazio Catulo, vinse la battaglia: secondo lo storico antico Polibio, Cartagine perse circa 120 navi, 50 affondate e 70 catturate, e molti uomini furono fatti prigionieri (sono cifre antiche, approssimative). Senza navi per portare rifornimenti, Amilcare non poteva più restare in Sicilia: Cartagine chiese la pace.

Le condizioni della pace

Dopo ventitré anni, la guerra finì. Cartagine dovette lasciare la Sicilia, restituire i prigionieri romani senza riscatto e non attaccare Siracusa e i suoi alleati. Dovette inoltre pagare un'indennità: mille talenti subito, più 2.200 da versare in dieci rate annuali. Il talento era un'unità di peso, usata come moneta. Con l'eccezione di Siracusa, la Sicilia diventò la prima provincia romana, cioè un territorio fuori dall'Italia governato da un magistrato inviato da Roma.

Cartagine ebbe poi gravi problemi: i soldati mercenari, che non potevano essere pagati, si ribellarono, e Amilcare Barca dovette sconfiggerli. Approfittando di questa debolezza, nel 238 a.C. Roma si prese anche la Sardegna e la Corsica. I Cartaginesi, umiliati, non dimenticarono. Dopo ventitré anni di una guerra combattuta quasi sempre sul mare, tra le due potenze la partita era solo sospesa: la rivincita sarebbe stata la seconda guerra punica.

Perché successe

La causa vera era una competizione. Roma, dopo aver conquistato l'Italia, guardava alla Sicilia, un'isola ricca di grano e vicinissima alle sue coste. Cartagine controllava già gran parte dell'isola e non voleva avere i Romani così vicino. Uno storico antico, Filino, sosteneva che un trattato vietasse a Roma di sbarcare in Sicilia, ma Polibio dice che un trattato simile non esisteva.

L'occasione fu la richiesta d'aiuto dei Mamertini a Messina. Il Senato era diviso, ma un'ampia discussione portò l'assemblea popolare ad accettare. Dopo aver passato lo stretto, i Romani si trovarono in guerra con la prima potenza navale del Mediterraneo.

Cosa cambiò

Roma uscì dalla guerra più forte e con una flotta. La Sicilia diventò la prima provincia romana e il granaio della città. Qualche anno dopo si aggiunsero Sardegna e Corsica. Roma non era più soltanto una potenza italiana: il Mediterraneo occidentale era ormai nelle sue mani.

Per Cartagine fu un colpo duro, e la rivolta dei mercenari aggravò la situazione. Amilcare Barca, tornato in patria, ebbe un ruolo importante nel superare la crisi, e suo figlio Annibale diventerà il più temibile nemico di Roma.

La guerra mostrò anche un tratto tipico dei Romani: la capacità di imparare dai nemici e di adattarsi. Senza esperienza di mare, copiarono le navi cartaginesi e inventarono il corvo per sfruttare la loro forza sulla terraferma.

Persone e luoghi chiave

Persone

Gaio Duilio
Console che vinse a Milazzo nel 260 a.C. la prima grande battaglia navale romana, grazie ai corvi.
Marco Attilio Regolo
Console che portò la guerra in Africa; fu sconfitto e catturato nel 255 a.C.
Amilcare Barca
Generale cartaginese, padre di Annibale. In Sicilia le sue truppe di terra non furono mai sconfitte.
Gaio Lutazio Catulo
Console che vinse la battaglia delle Egadi nel 241 a.C. e chiuse la guerra.

Luoghi

Messina
Città della Sicilia da cui tutto cominciò: i Mamertini chiesero aiuto a Roma e Cartagine.
Cartagine
Grande città fenicia sulla costa dell'attuale Tunisia, rivale di Roma per il controllo del Mediterraneo.
Isole Egadi
Arcipelago a ovest della Sicilia dove, il 10 marzo 241 a.C., si decise la guerra.
Sicilia
Isola contesa, divenuta la prima provincia romana.

Da sapere

  • Il «corvo» era un ponte mobile con un uncino di ferro: serviva a trasformare una battaglia navale in un combattimento di fanteria.
  • La guerra durò ventitré anni, dal 264 al 241 a.C.
  • L'indennità di guerra imposta a Cartagine era di mille talenti subito e 2.200 in dieci anni.
  • Il nome «punica» viene da Poeni, parola latina per indicare i Cartaginesi, discendenti dei Fenici.
  • Amilcare Barca, comandante cartaginese in Sicilia, era il padre di Annibale.

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