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6 · Roma vita quotidiana

Pompei sepolta dal Vesuvio

79 d.C. Pompei ed Ercolano, Campania

In breve

Nel 79 il Vesuvio, che i Romani credevano un monte tranquillo, eruttò all'improvviso. Pompei, Ercolano e altri centri vicini furono coperti da metri di cenere e lapilli. Proprio per questo le città si sono conservate: oggi si può camminare per le loro strade e vedere botteghe, forni, affreschi e perfino scritte sui muri. Plinio il Giovane, che osservò l'eruzione da lontano, la descrisse in due lettere famose.

Perché è importante Pompei è come una fotografia di una città romana di tutti i giorni, fermata in un istante.

Fonte: UNESCO, «Archaeological Areas of Pompei, Herculaneum and Torre Annunziata»

Illustrazione: Pompei sepolta dal Vesuvio (Pompei ed Ercolano, Campania)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Pompei sepolta dal Vesuvio: Pompei ed Ercolano, Campania
Dove: Pompei ed Ercolano, Campania

Scheda per studiare circa 6 minuti di lettura

Il racconto

Una città qualunque, in un giorno qualunque

Nel 79 dopo Cristo Pompei era una cittadina romana della Campania, vicino alla foce del fiume Sarno e a pochi chilometri dal mare. Ci vivevano forse da 10.000 a 12.000 persone: commercianti, artigiani, schiavi, liberti, qualche famiglia ricca con grandi ville decorate. C'erano il foro con i templi, due teatri, le terme, un anfiteatro di pietra (il più antico che si sia conservato), decine di botteghe dove si mangiava al banco, forni, lavanderie e osterie. Sui muri la gente scriveva di tutto: annunci elettorali, prezzi, saluti, battute, insulti.

Sopra la città c'era il Vesuvio. Per i Romani era una montagna verde, coperta di vigneti: nessuno sapeva che fosse un vulcano addormentato. Diciassette anni prima, nel 62 (o nel 63), un forte terremoto aveva danneggiato Pompei, e in molte case gli operai stavano ancora riparando muri e affreschi. Nessuno collegò quella scossa al monte.

L'eruzione: due giorni terribili

Il giorno dell'eruzione, verso l'una del pomeriggio, dal Vesuvio salì una nube enorme. Plinio il Giovane, che si trovava a Miseno, dall'altra parte del golfo di Napoli, la paragonò a un pino marittimo: un tronco altissimo che in cima si allargava in rami. Oggi sappiamo che era una colonna di gas, cenere e pietre che saliva per decine di chilometri.

Il vento spingeva la nube verso sud-est, proprio sopra Pompei. Per molte ore sulla città cadde una pioggia fitta di pomici e lapilli, piccole pietre leggere e bucherellate. Il cielo divenne buio come di notte. I tetti crollavano sotto il peso, che saliva di ora in ora. Molti abitanti scapparono subito, portando con sé quello che potevano: monete, gioielli, lucerne. Altri restarono, chiusi in casa ad aspettare che finisse.

La mattina dopo arrivò la fase più mortale. La colonna di cenere crollò e dal vulcano scesero le correnti piroclastiche: valanghe di gas bollente, cenere e frammenti di roccia, che correvano a grande velocità lungo i fianchi del monte. Ercolano, più vicina al Vesuvio, fu investita per prima e sepolta sotto un mantello di materiale alto in certi punti più di 20 metri. Poi le correnti raggiunsero Pompei: chi era rimasto morì in pochi istanti per il calore e per i gas. Furono sepolti anche Stabia, Oplontis e molte ville di campagna.

Il testimone: Plinio il Giovane

Sappiamo così tanto dell'eruzione grazie a un ragazzo di 17 anni. Plinio il Giovane viveva a Miseno con lo zio, Plinio il Vecchio, scienziato e comandante della flotta romana. Quando vide la nube, lo zio partì con le navi per avvicinarsi e portare aiuto agli abitanti della costa. Arrivato a Stabia, a casa di un amico, passò la notte lì; la mattina dopo, sulla spiaggia, morì, forse soffocato dai gas o colpito da un malore.

Circa venticinque anni più tardi lo storico Tacito chiese a Plinio il Giovane di raccontargli come era morto lo zio. Plinio rispose con due lettere, che si sono conservate: nella prima descrive il viaggio dello zio, nella seconda la sua fuga da Miseno con la madre, tra scosse di terremoto, cenere che cadeva come neve e la gente terrorizzata che gridava nel buio. È la prima descrizione precisa di un'eruzione vulcanica: per questo i vulcanologi chiamano ancora oggi «eruzioni pliniane» quelle di questo tipo.

In che giorno successe?

Per secoli si è detto che l'eruzione cominciò il 24 agosto del 79, perché questa data si legge in molte copie medievali delle lettere di Plinio, anche se non tutte concordano. Ma gli archeologi avevano dubbi: a Pompei si trovano frutti autunnali come le melagrane, bracieri accesi nelle case e vino già messo a fermentare nei grandi vasi. Nel 2018, in una casa appena scavata, è apparsa una scritta a carboncino con la data del 17 ottobre: siccome il carboncino si cancella in fretta, doveva essere stata scritta da poco. Per questo alcuni studiosi ritengono probabile che l'eruzione sia avvenuta il 24 ottobre del 79. L'anno è sicuro; il giorno resta discusso.

La città ritrovata

Dopo l'eruzione la costa era irriconoscibile e Pompei sparì sotto 4-6 metri di materiale vulcanico. L'imperatore Tito mandò funzionari ad aiutare i sopravvissuti, ma la città non fu mai ricostruita e col tempo se ne perse perfino il ricordo. Gli scavi veri cominciarono solo nel Settecento, sotto il re Carlo di Borbone: prima a Ercolano (1738) e poi a Pompei (1748). Nel 1763 un'iscrizione confermò che quella era proprio Pompei.

Nell'Ottocento l'archeologo Giuseppe Fiorelli ebbe un'idea geniale. I corpi delle vittime, avvolti dalla cenere, si erano decomposti lasciando dei vuoti, come stampi. Fiorelli li riempì di gesso liquido: quando il gesso si indurì e si tolse la cenere intorno, apparvero le forme delle persone nell'ultimo momento della loro vita. Questi calchi sono tra le immagini più commoventi dell'archeologia.

Oggi a Pompei si cammina su strade con i solchi lasciati dai carri, si entra nelle case, si leggono le scritte sui muri. Una parte della città non è ancora stata scavata, e ogni anno gli archeologi trovano qualcosa di nuovo: affreschi, oggetti, intere stanze.

Perché successe

Il Vesuvio è un vulcano nato dove la placca africana spinge contro quella euroasiatica: sotto la Campania la roccia fonde e forma magma, che si raccoglie in profondità. Quel magma è ricco di gas e molto denso, come una bottiglia di spumante agitata e chiusa male. Quando la pressione supera la resistenza del tappo di roccia, il vulcano esplode invece di far uscire lava lentamente.

Prima del 79 il Vesuvio era rimasto quieto per secoli, e i Romani non avevano le conoscenze per capire i segnali. Il terremoto del 62-63 e le scosse dei giorni prima dell'eruzione erano probabilmente legati al magma che risaliva, ma allora i terremoti non si collegavano ai vulcani. Così nessuno lasciò la zona in tempo.

Cosa cambiò

Nell'immediato morirono migliaia di persone: a Pompei sono stati trovati i resti di oltre mille vittime, a Ercolano circa 300 scheletri nei magazzini sulla spiaggia, dove la gente aspettava una barca per fuggire. Una zona ricca e popolata fu cancellata, e i sopravvissuti si trasferirono nelle città vicine, come Napoli e Pozzuoli.

A lungo termine, la tragedia è diventata un dono per la conoscenza. Le città sepolte sono una specie di fotografia della vita romana di tutti i giorni: case, cibo, mestieri, scritte, giochi, perfino il pane carbonizzato nei forni. Quasi tutto quello che si studia a scuola sulla casa romana viene da qui. La riscoperta nel Settecento ispirò artisti e architetti in tutta Europa e fece nascere lo stile neoclassico.

Il Vesuvio, oggi, è uno dei vulcani più sorvegliati al mondo. L'ultima eruzione è del 1944 e nella «zona rossa», l'area più a rischio, vivono circa 700.000 persone. L'Osservatorio Vesuviano, il più antico osservatorio vulcanologico del mondo (1841), lo controlla giorno e notte, e la Protezione civile ha un piano per evacuare la zona se il vulcano desse segni di risveglio. Pompei, Ercolano e Oplontis sono Patrimonio dell'umanità UNESCO dal 1997 e ogni anno le visitano milioni di persone.

Persone e luoghi chiave

Persone

Plinio il Giovane
Scrittore e avvocato romano (61/62 - 113 circa). A 17 anni vide l'eruzione da Miseno e la raccontò in due lettere a Tacito.
Plinio il Vecchio
Suo zio, scienziato e ammiraglio, autore della Naturalis historia, una grande enciclopedia. Morì a Stabia cercando di portare soccorso.
Tito
Imperatore dal giugno del 79. Mandò aiuti in Campania; l'anno dopo inaugurò il Colosseo.
Giuseppe Fiorelli
Archeologo napoletano dell'Ottocento: diresse gli scavi e inventò il metodo dei calchi in gesso.

Luoghi

Pompei
Città romana vicino alla foce del Sarno, sepolta da pomici e cenere; scavata in gran parte.
Ercolano
Cittadina sul mare, più vicina al vulcano, sepolta da oltre 20 metri di materiale: legno e cibo si sono conservati carbonizzati.
Stabia e Oplontis
Centri con grandi ville romane, anch'essi sepolti; a Stabia morì Plinio il Vecchio.
Miseno
Porto della flotta romana, sul golfo di Napoli, da dove i due Plinio videro la nube.

Da sapere

  • Il nome «eruzione pliniana», usato dai vulcanologi di tutto il mondo, viene da Plinio il Giovane.
  • Sui muri di Pompei sono state lette migliaia di scritte: annunci per le elezioni, conti delle botteghe, messaggi d'amore e prese in giro.
  • All'ingresso di una casa c'è un mosaico con un cane e la scritta «Cave canem», cioè «Attenti al cane».
  • A Ercolano, nella Villa dei Papiri, sono stati trovati centinaia di rotoli carbonizzati: dal 2023 si cominciano a leggere senza aprirli, con le radiografie e l'intelligenza artificiale.
  • Per secoli la data è stata il 24 agosto, ma una scritta trovata nel 2018 fa pensare al 24 ottobre del 79.

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