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6 · Roma politica

Nascita della Repubblica romana

circa 509 a.C. Roma

In breve

La tradizione racconta che i Romani cacciarono l'ultimo re, Tarquinio il Superbo, e decisero di non averne più. Al suo posto ogni anno venivano eletti due consoli, così nessuno poteva comandare da solo e per sempre. Il Senato, formato da cittadini anziani ed esperti, consigliava i magistrati. La parola «repubblica» viene dal latino res publica, cioè «la cosa di tutti».

Perché è importante Molte repubbliche moderne, compresa l'Italia, hanno preso idee e parole da quella romana.

Fonte: Encyclopaedia Britannica, «Roman Republic»

Illustrazione: Nascita della Repubblica romana (Roma)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Nascita della Repubblica romana: Roma
Dove: Roma

Scheda per studiare circa 6 minuti di lettura

Il racconto

Il giorno in cui Roma disse «mai più un re»

Per i primi due secoli e mezzo circa, secondo la tradizione, Roma fu governata da re. Ne ricordiamo sette, da Romolo a Tarquinio il Superbo. Il racconto dei Romani dice che nel 509 avanti Cristo l'ultimo di loro fu cacciato dalla città e che il popolo decise di non averne mai più. Da quel momento Roma divenne una repubblica. Il motivo della rivolta, nella storia raccontata dagli antichi, è un fatto di cronaca nera.

Il figlio del re, Sesto Tarquinio, avrebbe offeso gravemente una nobildonna di nome Lucrezia, moglie di un parente chiamato Lucio Tarquinio Collatino. Lucrezia, per la vergogna, si tolse la vita. Suo marito, suo padre e un amico, Lucio Giunio Bruto, che era imparentato con i Tarquini, guidarono la rivolta. Il re e la sua famiglia furono costretti a fuggire in Etruria, la regione degli Etruschi, a nord di Roma.

Come si governava senza re

I Romani non volevano che qualcuno tornasse a comandare da solo. Perciò il potere del re fu diviso tra due consoli, scelti ogni anno. I primi due, secondo la tradizione, furono proprio Collatino e Bruto. Il console aveva molti poteri, ma c'erano regole per limitarli. Gli storici le riassumono in tre parole: annualità, cioè la carica durava un anno; collegialità, cioè ogni magistrato aveva un collega che poteva bloccarlo con il veto, parola latina che vuol dire «io proibisco»; gratuità, cioè i magistrati non ricevevano uno stipendio. Per occupare cariche pubbliche bisognava essere ricchi, perché non si guadagnava.

Oltre ai consoli c'erano altri magistrati con compiti precisi, come i questori, che si occupavano del denaro pubblico, gli edili, che badavano alla città, e i censori, che contavano i cittadini e ne valutavano i beni. Il dittatore, secondo la tradizione, comparve per la prima volta nel 501 a.C. Era un magistrato con poteri eccezionali, che governava da solo ma solo per un breve periodo, nei momenti di grave pericolo.

Il compito di consigliare i magistrati toccava al Senato, un'assemblea di circa trecento membri. All'inizio ne facevano parte i capi delle famiglie più importanti, i patrizi, e poi gli ex magistrati. I suoi pareri non erano obbligatori sulla carta, ma di fatto nessun magistrato poteva ignorarli. C'erano poi le assemblee del popolo, chiamate comizi, che votavano le leggi e sceglievano i magistrati. I più importanti, i comizi centuriati, davano però più peso al voto dei ricchi, che quindi contavano più dei poveri.

Patrizi e plebei: una lotta lunga

Il problema era che il potere stava soprattutto nelle mani dei patrizi, le famiglie più ricche e antiche. Il resto del popolo, i plebei, voleva avere voce. I plebei erano contadini, artigiani, commercianti, e servivano anche come soldati. Senza di loro Roma non poteva difendersi.

Nel 494 a.C., racconta la tradizione, dopo alcune guerre contro popoli vicini, i plebei fecero una «secessione»: lasciarono la città e si ritirarono sul Monte Sacro, rifiutandosi di combattere e di lavorare finché non fossero stati ascoltati. Ottennero un loro rappresentante, il tribuno della plebe, che poteva fermare gli abusi dei magistrati a favore dei cittadini comuni. Fu l'inizio di una lunga lotta, il «conflitto degli ordini», durata circa due secoli. Nel 443 a.C. fu istituita la censura. Intorno al 421-420 a.C. i plebei poterono diventare questori (i primi furono eletti nel 409), e pian piano ottennero l'accesso alle altre cariche.

Storia e leggenda

Quanto di questa storia è vero? Gli storici moderni pensano che la caduta dei re non sia stata improvvisa come nel racconto, e che il 509 sia una data tradizionale, calcolata in seguito. Un indizio: in quegli anni anche la potenza etrusca, che aveva influenzato Roma, stava perdendo forza nell'Italia centrale e meridionale; una sconfitta etrusca a Cuma nel 524 a.C. è ricordata come un segno di questo declino. Forse la cacciata dei Tarquini fu un'occasione in cui le famiglie dei patrizi, stanche del potere dei re, presero il comando della città.

Sappiamo però che il re cercò di tornare. Dalla tradizione ci sono giunti racconti famosi: il re deposto chiese aiuto agli Etruschi, in particolare a Porsenna, re di Chiusi, e Roma fu assediata. Ricordiamo Orazio Coclite, che da solo difese un ponte, Muzio Scevola, che si bruciò la mano per dimostrare il suo coraggio, e Clelia, una ragazza che fuggì dall'accampamento nemico. Sono episodi più leggendari che storici, ma ci dicono che i Romani si vedevano come un popolo di cittadini coraggiosi che difendevano la libertà.

Una repubblica durata quasi cinque secoli

Il sistema repubblicano durò dal 509 al 27 a.C. Non finì con una legge: dopo lunghe guerre civili, Ottaviano, che prese il nome di Augusto, mantenne le vecchie cariche ma concentrò il potere nelle sue mani. Per molto tempo la facciata repubblicana rimase in piedi, anche se in realtà comandava l'imperatore.

Perché successe

Secondo gli storici, la monarchia cadde perché i re, soprattutto gli ultimi, di origine etrusca, avevano fatto riforme e opere pubbliche che davano potere al popolo e toglievano parte dei privilegi dei nobili. Le grandi famiglie patrizie non volevano che un solo uomo, e la sua dinastia, decidesse di tutto.

A questo si aggiunse il contesto internazionale. L'influenza degli Etruschi nell'Italia centrale e meridionale stava diminuendo e i Romani, alleati con altre popolazioni vicine come i Sabini, poterono ribellarsi senza troppi rischi. Nel racconto tradizionale tutto nasce dal gesto di Sesto Tarquinio: serve a spiegare in modo semplice una trasformazione complessa.

Cosa cambiò

Nacque un modo di governare basato su tre idee: magistrati che durano poco, che sono in due o più e che si controllano a vicenda; un Senato di persone esperte che consiglia; il popolo che vota nelle assemblee. L'idea che nessuno debba avere troppo potere per troppo tempo è arrivata fino a noi. Anche la parola «repubblica» viene da lì: res publica significa «cosa pubblica», la cosa di tutti.

Nei secoli, i plebei ottennero sempre più diritti: il tribuno della plebe, la possibilità di diventare magistrati, leggi scritte uguali per tutti. Fu una lotta lunga, fatta di scioperi ante litteram come la secessione sul Monte Sacro, e di compromessi. Questo equilibrio permise a Roma di restare unita e di crescere fino a dominare il Mediterraneo.

Nel mondo di oggi molti Stati sono repubbliche e le loro istituzioni hanno preso modelli e parole da Roma: il Senato, i consoli (in alcuni Paesi), il veto, i mandati a tempo. Anche l'Italia è una repubblica dal 1946. Ma attenzione: la repubblica romana non era una democrazia come la intendiamo noi, perché le donne, gli schiavi e gli stranieri non votavano e il voto dei ricchi pesava di più.

Persone e luoghi chiave

Persone

Tarquinio il Superbo
Settimo e ultimo re di Roma secondo la tradizione, cacciato nel 509 a.C. Era di famiglia etrusca.
Lucrezia
Nobildonna romana protagonista del racconto che dà inizio alla rivolta contro i Tarquini; è un episodio di tradizione, non confermato da fonti dell'epoca.
Lucio Giunio Bruto
Parente dei Tarquini che, secondo la tradizione, guidò la rivolta e fu uno dei primi due consoli.
Porsenna
Re etrusco di Chiusi che, secondo il racconto, assediò Roma per riportare al potere i Tarquini.

Luoghi

Roma
La città sul Tevere dove si svolgono i fatti; tra i luoghi della Repubblica ci sono il Foro, la Curia dove si riuniva il Senato e il Campidoglio.
Monte Sacro
Il colle fuori Roma dove, secondo la tradizione, i plebei si ritirarono nel 494 a.C. per protesta.
Etruria
La regione degli Etruschi, a nord di Roma, dove i Tarquini cercarono rifugio e aiuto militare.

Da sapere

  • La parola «veto» è latina e significa «io proibisco»: era il diritto di un magistrato di bloccare le decisioni del collega.
  • Il dittatore, in origine, era una carica temporanea: chi la ricopriva governava da solo ma per un tempo breve, nei momenti di emergenza.
  • I primi consoli, secondo la tradizione, furono Lucio Giunio Bruto e Lucio Tarquinio Collatino.
  • Per i Romani accusare qualcuno di «voler fare il re» era una delle accuse più gravi che esistessero.
  • La repubblica romana durò quasi cinque secoli (482 anni), dal 509 al 27 a.C.

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