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Spartaco guida la rivolta

73-71 a.C. Capua e Vesuvio, Campania

In breve

Spartaco era un gladiatore venuto dalla Tracia, nei Balcani, costretto a combattere nell'arena per divertire il pubblico. Insieme a circa settanta compagni fuggì da una scuola di gladiatori di Capua. Si rifugiarono sul Vesuvio e in poco tempo si unirono a loro migliaia di schiavi e contadini poveri. Per due anni sconfissero diversi eserciti romani, finché il generale Crasso li vinse nel 71 a.C.

Perché è importante La sua rivolta mostra quanto fosse dura la vita degli schiavi nel mondo romano.

Fonte: Treccani, voce «Spartaco»

Illustrazione: Spartaco guida la rivolta (Capua e Vesuvio, Campania)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Spartaco guida la rivolta: Capua e Vesuvio, Campania
Dove: Capua e Vesuvio, Campania

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Una fuga da Capua

Nella Roma antica la schiavitù era una realtà di ogni giorno. Gli schiavi lavoravano nei campi, nelle case, nelle miniere. Alcuni erano costretti a diventare gladiatori e a combattere nell'arena per il divertimento del pubblico, con un addestramento duro in apposite scuole. Una di queste scuole si trovava a Capua, in Campania, e apparteneva a un uomo di nome Gneo Cornelio Lentulo Batiato.

Nel 73 avanti Cristo circa duecento gladiatori della scuola di Capua progettarono di fuggire. Il piano fu scoperto, ma un gruppo di circa settanta, secondo le fonti, riuscì lo stesso a evadere: con coltelli e arnesi da cucina aprirono le porte e presero le armi da alcuni carri. Le fonti antiche non concordano sul numero esatto: Livio parla di 74 uomini, Plutarco di 78, Floro di «una trentina o forse più». Furono scelti tre capi: due Galli, Crixus ed Enomao, e un uomo di nome Spartaco.

Chi era Spartaco

Di Spartaco sappiamo pochissimo e quello che sappiamo viene da autori romani, che scrivevano a distanza di tempo. Era originario della Tracia, una regione dei Balcani oggi divisa tra Bulgaria, Grecia e Turchia. Forse aveva servito come soldato ausiliario nell'esercito romano, ed era poi stato ridotto in schiavitù; secondo un'altra versione era stato fatto prigioniero in guerra. Qualcuno ha anche pensato che «tracio» indicasse soltanto un tipo di gladiatore, i traci, che combattevano con un'arma e uno scudo particolari.

Dal Vesuvio alle vittorie

I fuggiaschi sconfissero un piccolo reparto mandato a fermarli, si procurarono armi vere e si rifugiarono sul Vesuvio, che allora era una montagna tranquilla. I Romani mandarono contro di loro il pretore Gaio Claudio Glabro con circa tremila uomini, che non erano legionari esperti. Glabro assediò la montagna, convinto di averli in trappola. Ma Spartaco ebbe un'idea: con i rami e le viti selvatiche del posto fece scale e corde, scese dal lato opposto e attaccò i Romani alle spalle.

Dopo questa vittoria e altre contro eserciti mandati da Roma, la notizia si sparse. Pastori, braccianti e schiavi delle campagne si unirono a lui. Plutarco parla di circa 70.000 uomini, Appiano di 120.000: le cifre sono incerte e probabilmente esagerate. Quello che sappiamo è che divenne un esercito grosso, capace di sconfiggere più volte i Romani.

Dove volevano andare?

Cosa volevano i ribelli? Le fonti non sono d'accordo. Appiano e Floro scrivono che Spartaco voleva marciare su Roma, ma gli studiosi di oggi pensano che questa sia più la paura dei Romani che un vero piano. Plutarco, invece, sostiene che il suo obiettivo fosse fuggire a nord, verso la Gallia Cisalpina, e tornare liberi nei Paesi d'origine. Si pensa che a un certo punto il gruppo si sia diviso: Crixus, secondo Appiano, fu sconfitto e ucciso dal console Gellio sul Gargano, in Puglia, con circa 30.000 uomini, mentre Spartaco continuò verso nord e sconfisse un altro console, Lentulo.

Perché alla fine non attraversarono le Alpi? Non lo sappiamo. Forse i ribelli, divenuti tanti, volevano restare in Italia a saccheggiare e a godersi i successi. Quando i ribelli si diressero verso sud, nella zona dello stretto di Messina, secondo Plutarco Spartaco pagò dei pirati della Cilicia per farsi portare in Sicilia con circa 2.000 uomini, ma i pirati lo tradirono.

Crasso e la fine

Il Senato, ormai preoccupato, affidò il comando a Marco Licinio Crasso, un uomo ricchissimo, con sei nuove legioni, in tutto circa quaranta o cinquantamila uomini. Crasso rimise ordine nell'esercito con una punizione severa, la decimazione, di cui le fonti però parlano in modi diversi. Costruì fortificazioni nel sud della Calabria per chiudere i ribelli. Spartaco riuscì a rompere l'assedio, ma ormai l'esercito era stanco e diviso.

La battaglia finale si svolse nel 71 a.C., in un luogo vicino a un fiume della Lucania, che le fonti chiamano Sele o Silaro. Spartaco morì in battaglia, secondo Plutarco dopo aver ucciso due centurioni, e il suo corpo non fu mai ritrovato. Pompeo, che tornava dalla Spagna, uccise circa 5.000 fuggiaschi, e scrisse al Senato di aver estirpato la guerra «fino alle radici», prendendosi parte del merito. Circa seimila prigionieri furono messi a morte lungo la strada tra Capua e Roma, per terrorizzare chi avesse voluto imitarli.

Pompeo ottenne il trionfo, Crasso un onore minore, l'ovazione. Entrambi furono eletti consoli per il 70 a.C.

Perché successe

La causa principale è la condizione degli schiavi. A Roma moltissime persone vivevano senza libertà, comprate e vendute come oggetti e spesso trattate con grande durezza. Dopo secoli di guerre di conquista, Roma aveva schiavi in tutto il suo territorio, e in Italia i grandi proprietari li impiegavano nei campi in numeri molto alti.

I gladiatori, poi, erano addestrati a combattere: un piccolo gruppo di uomini armati e determinati era una minaccia più seria di una fuga qualsiasi. Altre rivolte di schiavi c'erano già state, in Sicilia, e Roma le aveva considerate un pericolo, ma sottovalutò quella di Capua finché non fu troppo tardi.

Cosa cambiò

La rivolta fu schiacciata e decine di migliaia di uomini morirono, secondo le fonti. La schiavitù non fu cancellata: restò una parte normale della società romana per secoli, anche se la paura di nuove rivolte influenzò il modo di controllare gli schiavi.

Per la politica romana la vicenda ebbe effetti importanti. Il successo contro Spartaco rafforzò Pompeo e Crasso, che furono consoli insieme nel 70 a.C., pur senza avere tutti i requisiti della carriera normale. Dopo un periodo di rivalità si riconciliarono e, con Giulio Cesare, formarono il primo triumvirato, un accordo a tre che segnò la fine della Repubblica.

Spartaco è diventato un simbolo universale di chi si ribella all'oppressione. Nel tempo gli sono stati dedicati libri, film e opere d'arte. Ricordarlo non vuol dire dimenticare le vittime: serve a capire che dietro la storia dei grandi condottieri ci sono sempre le persone comuni, e che la libertà è un bene che nessuno dovrebbe perdere.

Persone e luoghi chiave

Persone

Spartaco
Gladiatore originario della Tracia, capo della rivolta degli schiavi. Morì in battaglia nel 71 a.C.
Crixus
Gallo, uno dei capi dei ribelli. Secondo Appiano fu sconfitto e ucciso dal console Gellio.
Marco Licinio Crasso
Ricchissimo generale romano che ricevette il comando contro Spartaco e lo sconfisse.
Pompeo
Generale romano tornato dalla Spagna: intercettò e uccise i fuggiaschi e si attribuì il merito della vittoria.

Luoghi

Capua
Città della Campania dove si trovava la scuola di gladiatori da cui partì la rivolta nel 73 a.C.
Vesuvio
Il monte dove i ribelli si rifugiarono e da cui scesero per sorprendere i Romani.
Stretto di Messina
La zona dove Spartaco cercò di passare in Sicilia con l'aiuto dei pirati.

Da sapere

  • Le fonti antiche non sono d'accordo nemmeno sul numero dei primi fuggiaschi: 74, 78 o «una trentina».
  • Per scendere dal Vesuvio senza farsi vedere, i ribelli intrecciarono scale con rami e viti selvatiche.
  • Il corpo di Spartaco, secondo le fonti, non fu mai ritrovato.
  • Pompeo scrisse al Senato di aver «estirpato la guerra fino alle radici», anche se la battaglia decisiva l'aveva vinta Crasso.
  • Dopo la vittoria Pompeo e Crasso furono eletti consoli insieme per il 70 a.C.

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