Martin Luther King e i diritti civili
1963 Washington, Stati Uniti
In breve
Negli Stati Uniti del Sud, negli anni Cinquanta, le persone afroamericane erano separate dai bianchi su autobus, scuole e ristoranti, e spesso non potevano votare. Il pastore Martin Luther King guidò proteste non violente per ottenere gli stessi diritti. Il 28 agosto 1963, a Washington, davanti a circa 250.000 persone, pronunciò il discorso «I have a dream», in cui sognava un Paese dove i bambini fossero giudicati per il loro carattere e non per il colore della pelle. Nel 1964 ricevette il premio Nobel per la pace.
Perché è importante Le sue lotte portarono a nuove leggi contro la discriminazione e ispirano ancora chi difende i diritti civili.
Fonte: The Nobel Prize, «Martin Luther King Jr. – Facts»

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura
Il racconto
Fontane separate
Immagina di dover bere a una fontana con scritto «solo per bianchi», mentre per te, a pochi metri, ce n'è un'altra, più vecchia, con la scritta «per persone di colore». Immagina scuole separate, autobus con posti riservati, ristoranti in cui non puoi entrare. Fino a sessant'anni fa, in molti stati del sud degli Stati Uniti, questa era la legge. Si chiamava segregazione razziale, e riguardava soprattutto gli afroamericani, discendenti degli africani portati nel paese come schiavi. La schiavitù era finita nel 1865, ma restavano le regole, dette «leggi Jim Crow», che tenevano i neri separati e in condizioni peggiori.
L'autobus di Montgomery
Le cose cominciarono a cambiare con piccoli gesti coraggiosi. Il 1° dicembre 1955, a Montgomery, in Alabama, una sarta nera di nome Rosa Parks si rifiutò di cedere il suo posto sull'autobus a un passeggero bianco, come la legge locale prevedeva. Fu arrestata. Gli afroamericani della città decisero di non salire più sugli autobus. Il boicottaggio durò 381 giorni: molti andavano a piedi per chilometri, o si organizzarono con auto condivise. Alla fine, la Corte suprema dichiarò illegale la segregazione sugli autobus.
A guidare la protesta c'era un giovane pastore battista di 26 anni, Martin Luther King. Era nato ad Atlanta nel 1929, figlio di un pastore, aveva studiato teologia ed era un oratore potentissimo. Aveva imparato da Gandhi, il leader indiano, che si può lottare per la giustizia senza violenza: con marce, preghiere, scioperi e rifiuti pacifici. Quando la sua casa venne colpita da una bomba, invitò i suoi sostenitori a non reagire.
Birmingham e la marcia su Washington
Nel 1963, nella città di Birmingham, in Alabama, la polizia rispose alle proteste dei giovani con idranti e cani. Le immagini, mostrate in televisione, scioccarono gli americani e il mondo. King, arrestato, scrisse dal carcere una lettera famosa per spiegare perché non si poteva più aspettare. Il presidente John Kennedy, in un discorso televisivo di giugno, disse che era una questione morale e promise una nuova legge contro la discriminazione.
Per spingere il Congresso ad approvarla, i leader del movimento organizzarono una grande «Marcia su Washington per il lavoro e la libertà». Fu preparata soprattutto da Bayard Rustin e da A. Philip Randolph. Il 28 agosto 1963 circa 250 mila persone, in maggioranza nere ma anche molte bianche, di ogni religione ed età, si riunirono davanti al Lincoln Memorial, il monumento al presidente che aveva abolito la schiavitù. Parlarono cantanti, sindacalisti, sacerdoti e un giovanissimo attivista, John Lewis, che aveva 23 anni.
L'ultimo a parlare fu King. Dopo un discorso preparato, la cantante Mahalia Jackson, che era lì vicino, gli gridò: «Parla del sogno, Martin!». Lui mise da parte i fogli e improvvisò: «Io ho un sogno», disse, ripetendo la frase più volte, «che un giorno questa nazione si alzerà e vivrà il vero significato del suo credo: tutti gli uomini sono creati uguali». Sognava che i suoi quattro figli un giorno vivessero in un paese dove sarebbero stati giudicati non dal colore della pelle, ma dal carattere. Il discorso durò circa sedici-diciassette minuti e fu trasmesso in televisione.
Le nuove leggi
La marcia fu un esempio di forza pacifica, e portò risultati. Nel luglio 1964 il presidente Lyndon Johnson, succeduto a Kennedy dopo il suo assassinio, firmò il Civil Rights Act, che vietava la discriminazione per razza, colore, religione e origine nei luoghi pubblici, nelle scuole e nel lavoro. Nel 1965 il Voting Rights Act garantì il diritto di voto, che in molti stati del sud i neri non potevano esercitare davvero. Nel 1964 King ricevette il premio Nobel per la pace, a 35 anni: il più giovane a ottenerlo fino ad allora. Il 4 aprile 1968 fu ucciso a Memphis, nel Tennessee, da un colpo di fucile. Aveva 39 anni.
Perché successe
La segregazione veniva da una lunga storia di schiavitù e di discriminazione. Dopo la guerra civile americana e la fine della schiavitù, i neri avevano ottenuto per legge gli stessi diritti, ma gli stati del sud li avevano limitati con regole che rendevano il voto difficile e separavano i luoghi pubblici.
Un passo importante c'era stato nel 1954: la Corte suprema, nel caso «Brown contro Consiglio dell'istruzione», aveva dichiarato che le scuole separate non potevano essere uguali. Ma la sentenza veniva applicata con lentezza. Per questo gli attivisti, spesso studenti e giovani, scelsero di far pressione con le proteste: siedevano ai banconi dei ristoranti dove non erano serviti, viaggiavano sugli autobus misti, marciavano.
Cosa cambiò
Il movimento per i diritti civili cambiò gli Stati Uniti. La segregazione nelle scuole e nei luoghi pubblici fu vietata per legge, e i neri poterono votare e candidarsi: negli anni seguenti molti furono eletti sindaci, deputati e senatori. Nel 2009 Barack Obama divenne il primo presidente afroamericano del paese.
Il metodo della protesta pacifica ispirò molti altri movimenti, dall'Africa del Sud, con la lotta contro l'apartheid, a tante lotte per i diritti nel mondo. Dal 1986, negli Stati Uniti, il terzo lunedì di gennaio è una festa nazionale in ricordo di King.
La lotta contro il razzismo non è finita: ancora oggi ci sono disuguaglianze e discriminazioni, e movimenti come «Black Lives Matter» ricordano che il sogno di King richiede un impegno costante.
Persone e luoghi chiave
Persone
- Martin Luther King
- Pastore battista americano (1929-1968): guidò il movimento per i diritti civili con metodi non violenti; Nobel per la pace nel 1964.
- Rosa Parks
- Sarta e attivista americana (1913-2005): il suo rifiuto di cedere il posto sull'autobus a Montgomery diede il via al boicottaggio.
- Bayard Rustin
- Attivista americano (1912-1987): organizzò la marcia su Washington del 1963.
- John Lewis
- Attivista e poi deputato americano (1940-2020): a 23 anni parlò alla marcia su Washington.
- Mahalia Jackson
- Cantante di gospel americana (1911-1972): cantò alla marcia e incoraggiò King a «parlare del sogno».
Luoghi
- Lincoln Memorial, Washington
- Il monumento davanti al quale King tenne il discorso «I have a dream» il 28 agosto 1963.
- Montgomery, Alabama (Stati Uniti)
- La città dove nel 1955-56 il boicottaggio degli autobus segnò l'inizio delle grandi proteste.
Da sapere
- Il boicottaggio degli autobus di Montgomery durò 381 giorni.
- Il discorso «I have a dream» durò circa sedici-diciassette minuti: la parte sul sogno fu in gran parte improvvisata.
- Alla marcia su Washington parteciparono circa 250 mila persone.
- King ricevette il premio Nobel per la pace nel 1964, a 35 anni: allora il più giovane di sempre.
- Dal 1986 negli Stati Uniti il terzo lunedì di gennaio è una festa nazionale in ricordo di Martin Luther King.
Per approfondire
- The Nobel Prize, «Martin Luther King Jr. – Facts» (in inglese) nobelprize.org
- Wikipedia, «Martin Luther King» it.wikipedia.org
- Treccani, voce «King, Martin Luther» treccani.it
- Wikipedia, «March on Washington for Jobs and Freedom» (in inglese) en.wikipedia.org
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- Rivoluzione americana1776-1783 · RivoluzioniLa Rivoluzione americana proclamò che «tutti gli uomini sono creati uguali»: King lo ricordò nel suo discorso.
- Nelson Mandela presidente1994 · OggiNelson Mandela, in Sudafrica, ebbe lo stesso Nobel per una lotta simile.
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