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10 · Rivoluzioni politica

Rivoluzione americana

1776-1783 Filadelfia, Stati Uniti

In breve

Le tredici colonie inglesi del Nordamerica protestavano perché dovevano pagare tasse decise a Londra, senza avere rappresentanti in Parlamento. Nel 1775 scoppiò la guerra, e il 4 luglio 1776, a Filadelfia, i delegati delle colonie approvarono la Dichiarazione d'indipendenza, scritta soprattutto da Thomas Jefferson. Il testo affermava che tutti gli uomini nascono uguali, anche se allora la schiavitù restava permessa. Con l'aiuto della Francia vinse l'esercito di George Washington, e nel 1783 la Gran Bretagna riconobbe gli Stati Uniti.

Perché è importante Nacque una repubblica con una Costituzione scritta, un modello che ispirò molti altri popoli.

Fonte: Encyclopaedia Britannica, «American Revolution»

Illustrazione: Rivoluzione americana (Filadelfia, Stati Uniti)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Rivoluzione americana: Filadelfia, Stati Uniti
Dove: Filadelfia, Stati Uniti

Scheda per studiare circa 6 minuti di lettura

Il racconto

Tredici colonie e un re lontano

Alla metà del Settecento, sulla costa atlantica dell'America del Nord, c'erano tredici colonie britanniche, popolate da circa un milione e mezzo di persone alla metà del secolo, e da oltre due milioni alla vigilia della rivoluzione, per lo più coloni arrivati dall'Inghilterra e da altri paesi europei, accanto a un numero grande di africani ridotti in schiavitù e ai popoli nativi. Le colonie avevano assemblee locali, tribunali e giornali, e i coloni si sentivano liberi. Erano governate, però, da un re lontano, Giorgio III, e da un Parlamento di Londra in cui i coloni non avevano nessun rappresentante.

Nel 1763 la Gran Bretagna aveva vinto una lunga guerra contro la Francia, la guerra dei Sette anni, ma era piena di debiti. Il governo pensò che fosse giusto far pagare una parte del costo ai coloni, che erano stati difesi, e introdusse nuove tasse: nel 1765 la tassa sul bollo, obbligatorio su giornali, documenti, carte da gioco, poi altre sul vetro, la carta, il tè. I coloni protestarono con un grido che sarebbe diventato famoso: «Nessuna tassa senza rappresentanza!». Non erano contro le tasse in sé, ma contro il fatto di doverle pagare senza poter decidere.

Dal tè alle armi

Le tensioni crebbero. Nel 1770, a Boston, i soldati inglesi spararono sulla folla e uccisero cinque persone: fu chiamato il «massacro di Boston». Nel dicembre 1773, per protestare contro una tassa sul tè, un gruppo di coloni travestiti da nativi salì su tre navi nel porto di Boston e gettò in mare 342 casse di tè: è la «Boston Tea Party», la festa del tè di Boston. Il governo britannico reagì con leggi molto severe, chiamate dai coloni «Leggi intollerabili», e le colonie, per la prima volta, si unirono, mandando delegati a un Congresso a Filadelfia.

Il 19 aprile 1775, a Lexington e a Concord, vicino a Boston, i soldati inglesi e i coloni armati si scontrarono: partì il primo colpo della guerra, che poi fu chiamato «il colpo sentito in tutto il mondo». Il Congresso nominò comandante dell'esercito dei coloni un proprietario terriero della Virginia, George Washington.

4 luglio 1776

All'inizio, molti coloni volevano soltanto ottenere più diritti, non separarsi dalla Gran Bretagna. Ma nel gennaio 1776 uno scrittore inglese emigrato in America, Thomas Paine, pubblicò un breve libro, «Senso comune», dove sosteneva con parole semplici che era assurdo che un grande continente fosse governato da un'isola lontana, e che l'indipendenza era la strada giusta. Ne furono vendute decine di migliaia di copie in pochi mesi, forse centinaia di migliaia secondo alcune stime.

Il Congresso incaricò cinque delegati di scrivere una dichiarazione. A scriverla fu soprattutto un giovane avvocato della Virginia, Thomas Jefferson, con l'aiuto di Benjamin Franklin e di John Adams. Il testo fu approvato dal Congresso il 4 luglio 1776, a Filadelfia. La «Dichiarazione d'indipendenza» affermava: «Riteniamo che queste verità siano evidenti: che tutti gli uomini sono creati uguali; che sono dotati dal loro Creatore di certi diritti inalienabili; che fra questi sono la vita, la libertà e la ricerca della felicità». Se un governo viola questi diritti, il popolo ha il diritto di cambiarlo.

Quelle parole erano molto in anticipo sui tempi, ma erano anche piene di contraddizioni: molti dei firmatari, come lo stesso Jefferson, possedevano schiavi, e le donne e i nativi non avevano diritti politici. Nei decenni successivi la parola «uguali» sarebbe stata usata proprio per criticare queste ingiustizie.

La guerra e la vittoria

La guerra durò otto anni. L'esercito inglese era più forte, ma Washington, con un esercito di volontari mal equipaggiato, resistette anche nei duri inverni, come quello del 1777-78 a Valley Forge. La svolta fu la vittoria di Saratoga, nel 1777, che convinse la Francia, nemica dell'Inghilterra, ad allearsi con i coloni, inviando soldi, navi e soldati. Tra i francesi c'era il giovane marchese di La Fayette, che divenne amico di Washington. Anche alcuni italiani parteciparono alla causa: Filippo Mazzei, un medico toscano amico di Jefferson, diede un contributo di idee e di scritti.

La battaglia decisiva fu a Yorktown, in Virginia, nell'ottobre 1781, quando i francesi e gli americani circondarono l'esercito del generale inglese Cornwallis, che si arrese. Con il trattato di Parigi del 1783 la Gran Bretagna riconobbe l'indipendenza degli Stati Uniti d'America.

Una nazione nuova

Nel 1787, a Filadelfia, i delegati scrissero la Costituzione degli Stati Uniti, che stabilisce un governo con tre poteri separati: il Congresso, il presidente e i giudici. Nel 1789 Washington fu eletto primo presidente. Nel 1791 vennero aggiunti alla Costituzione i primi dieci emendamenti, la «Carta dei diritti», che garantisce la libertà di parola, di stampa e di religione e il diritto a un processo equo.

Perché successe

La rivoluzione americana nacque dal contrasto tra le colonie e la madrepatria su tasse e rappresentanza, ma ebbe radici più profonde: i coloni erano abituati all'autogoverno, e le idee dell'Illuminismo e di filosofi come John Locke, che parlavano di diritti naturali e di governo con il consenso dei cittadini, circolavano ampiamente.

Contò anche la grandezza dell'America, che rendeva difficile governarla da lontano, e la crescita di una vita economica e culturale propria.

Cosa cambiò

La rivoluzione americana creò una nazione nuova, fondata su una costituzione scritta e sul principio che il potere viene dal popolo. Fu un modello per altri popoli: ispirò la Rivoluzione francese nel 1789 e, nei decenni successivi, i movimenti di indipendenza dell'America Latina.

Mostrò che una repubblica poteva funzionare in un paese molto grande, con elezioni, governo diviso in poteri, libertà civili. Ma lasciò anche problemi non risolti, come la schiavitù, abolita solo nel 1865 dopo una terribile guerra civile, e l'esclusione delle donne e dei nativi dal diritto di voto.

Oggi il 4 luglio è la festa nazionale degli Stati Uniti. La Dichiarazione d'indipendenza è ancora uno dei documenti più letti e citati del mondo, e la sua frase «tutti gli uomini sono creati uguali» continua a essere un riferimento per chi lotta per i diritti.

Persone e luoghi chiave

Persone

George Washington
Generale e primo presidente degli Stati Uniti (1732-1799): guidò l'esercito nella guerra d'indipendenza.
Thomas Jefferson
Politico americano (1743-1826): scrisse la Dichiarazione d'indipendenza; terzo presidente.
Benjamin Franklin
Scienziato, scrittore e politico americano (1706-1790): partecipò alla Dichiarazione e ottenne l'alleanza francese.
Thomas Paine
Scrittore e attivista inglese-americano (1737-1809): autore di «Senso comune».
Filippo Mazzei
Medico e scrittore toscano (1730-1816): amico di Jefferson, sostenne la causa americana.

Luoghi

Independence Hall, Filadelfia
L'edificio dove il 4 luglio 1776 fu approvata la Dichiarazione d'indipendenza e dove, nel 1787, fu scritta la Costituzione.
Yorktown, Virginia (Stati Uniti)
Il luogo dell'ultima grande battaglia, nell'ottobre 1781.

Da sapere

  • I coloni gettarono in mare a Boston 342 casse di tè nel dicembre 1773, nella «Boston Tea Party».
  • La Dichiarazione d'indipendenza fu approvata il 4 luglio 1776, quando le colonie erano tredici.
  • Thomas Jefferson aveva 33 anni quando scrisse la Dichiarazione d'indipendenza.
  • La guerra durò otto anni, dal 1775 al 1783.
  • Il primo presidente degli Stati Uniti, George Washington, fu eletto nel 1789.

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