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Moti del 1848

1848 Palermo, Milano, Parigi, Vienna e molte altre città europee

In breve

Nel 1848 in molte città europee, da Parigi a Vienna, la gente scese in piazza per chiedere costituzioni, libertà e indipendenza. In Italia la prima rivolta scoppiò a Palermo a gennaio; a marzo i milanesi cacciarono gli austriaci nelle Cinque giornate. Il re Carlo Alberto concesse lo Statuto, la costituzione del Regno di Sardegna, e iniziò la prima guerra d'indipendenza. Quasi tutti i moti furono sconfitti, ma lo Statuto albertino rimase in vigore.

Perché è importante Ancora oggi «fare un quarantotto» significa creare una gran confusione, tanto quell'anno scosse l'Europa.

Fonte: Encyclopaedia Britannica, «Revolutions of 1848»

Illustrazione: Moti del 1848 (Palermo, Milano, Parigi, Vienna e molte altre città europee)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Moti del 1848: Palermo, Milano, Parigi, Vienna e molte altre città europee
Dove: Palermo, Milano, Parigi, Vienna e molte altre città europee

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Un'Europa che ribolle

Nel 1815 il Congresso di Vienna aveva cercato di riportare l'Europa all'ordine di prima della rivoluzione: re e imperatori tornarono sui troni, e le idee di libertà e di indipendenza nazionale furono represse. Ma le idee non si cancellano. Nel corso dei decenni successivi molti, soprattutto giovani, studenti, professionisti e operai, sognavano costituzioni, libertà di stampa, elezioni e uno stato nazionale, per i popoli divisi, come gli italiani e i tedeschi, o dominati da altri, come i polacchi, gli ungheresi e i cechi. Intanto cresceva la questione sociale: nelle fabbriche e nelle città gli operai vivevano in condizioni durissime, e nel 1846-47 cattivi raccolti e malattie delle patate fecero salire la fame.

Nel gennaio 1848 il clima era pronto. Nessuno sapeva dove sarebbe scoppiata la scintilla.

La primavera dei popoli

La rivolta cominciò a Palermo, il 12 gennaio 1848, contro il re delle Due Sicilie, Ferdinando II, e costrinse il sovrano a concedere una costituzione. Poche settimane dopo, il 22-24 febbraio, a Parigi scoppiò una rivoluzione: il re Luigi Filippo abdicò e fu proclamata la Seconda Repubblica, con il suffragio universale maschile. La notizia corse di capitale in capitale, come un fuoco. In marzo insorsero Vienna, dove cadde il potente ministro Metternich e dovette fuggire; Berlino, dove il re di Prussia concesse riforme; Budapest, dove gli ungheresi guidati da Lajos Kossuth chiesero autonomia; Praga e altre città. Fu chiamata «Primavera dei popoli».

Nello stesso mese di febbraio 1848 a Londra due tedeschi, Karl Marx e Friedrich Engels, pubblicarono un piccolo libro, il «Manifesto del Partito comunista», che si apriva con le parole «Uno spettro si aggira per l'Europa»: parlava della lotta tra operai e padroni.

L'Italia del 1848

In Italia i moti si intrecciarono con la richiesta di indipendenza dall'Austria, che dominava la Lombardia e il Veneto. Il 4 marzo il re di Sardegna Carlo Alberto concesse una costituzione, lo Statuto Albertino, che sarebbe rimasto in vigore, con modifiche, fino al 1948. Il 18 marzo, a Milano, scoppiò la rivolta contro il governo austriaco: per cinque giorni, le «Cinque giornate», uomini, donne e ragazzi del popolo e della borghesia, con poche armi, barricate di mobili e di sassi, tegole lanciate dai tetti, combatterono contro l'esercito del maresciallo Radetzky, che alla fine si ritirò. A Venezia fu proclamata la repubblica di San Marco, guidata da Daniele Manin.

Il 23 marzo Carlo Alberto dichiarò guerra all'Austria, e cominciò la Prima guerra d'indipendenza, con la partecipazione di volontari da tutta Italia. Ma le cose cambiarono: gli italiani erano divisi, il papa Pio IX e il re di Napoli ritirarono il loro appoggio, e l'esercito austriaco si riorganizzò. Dopo la sconfitta di Custoza, nel luglio 1848, e una nuova sconfitta a Novara, nel marzo 1849, Carlo Alberto abdicò a favore del figlio Vittorio Emanuele II.

A Roma, dopo la fuga del papa, nel febbraio 1849 fu proclamata la Repubblica Romana, guidata dal triumvirato di Giuseppe Mazzini, Carlo Armellini e Aurelio Saffi, con Giuseppe Garibaldi alla difesa militare. Approvò una Costituzione moderna, che abolì la pena di morte e garantì la libertà di coscienza. Ma truppe francesi, mandate da Luigi Napoleone, assediarono la città, e in luglio la Repubblica fu sconfitta. Nella difesa fu ferito un giovane poeta di appena 21 anni, Goffredo Mameli, autore delle parole dell'inno «Fratelli d'Italia»: morì per le ferite.

La fine della primavera

In pochi mesi la reazione riprese il controllo: a Vienna e a Praga l'esercito riconquistò le città; in Ungheria la rivoluzione fu schiacciata nell'agosto 1849 con l'aiuto della Russia; a Francoforte il parlamento che voleva unire la Germania non ebbe successo. In Francia, a dicembre 1848, fu eletto presidente Luigi Napoleone Bonaparte, nipote di Napoleone, che nel 1852 si proclamò imperatore con il nome di Napoleone III.

Perché successe

I moti del 1848 nacquero dall'incontro di tre cause: il desiderio di libertà politica, in stati governati da sovrani assoluti; il desiderio di indipendenza nazionale; e la crisi sociale ed economica, con la fame e la disoccupazione.

Si diffusero in fretta perché le notizie viaggiavano con il telegrafo e i giornali, e perché in molti paesi c'erano gli stessi problemi. Fu un fenomeno europeo, non solo italiano.

Cosa cambiò

Le rivoluzioni del 1848 sembrarono fallire: i vecchi governi tornarono quasi dovunque. Ma lasciarono risultati duraturi. Nell'impero austriaco fu abolita la servitù della gleba. In Piemonte lo Statuto restò in vigore, e il Regno di Sardegna, guidato da Vittorio Emanuele II e poi dal primo ministro Cavour, diventò il punto di riferimento degli italiani che volevano l'unità. Cavour, e Garibaldi, che diventò un eroe popolare, avrebbero portato l'Italia all'unità tra il 1859 e il 1861.

Nel 1848, a Seneca Falls, nello stato di New York, un gruppo di donne scrisse una «Dichiarazione dei sentimenti» per chiedere gli stessi diritti degli uomini, incluso il voto: fu l'inizio del movimento per il suffragio femminile.

Gli storici dicono che il 1848 fu una «svolta mancata», ma insegnò a molti che l'unità e la libertà non si ottenevano soltanto con la spontaneità popolare: servivano organizzazione, alleanze e forza militare. Questa lezione fu importante per i protagonisti dell'unificazione italiana e tedesca.

Persone e luoghi chiave

Persone

Giuseppe Mazzini
Patriota e politico italiano (1805-1872): ispirò i movimenti repubblicani e guidò la Repubblica Romana.
Giuseppe Garibaldi
Generale italiano (1807-1882): difese la Repubblica Romana nel 1849.
Carlo Alberto di Savoia
Re di Sardegna (1798-1849): concesse lo Statuto e guidò la prima guerra d'indipendenza.
Daniele Manin
Avvocato e patriota veneziano (1804-1857): guidò la Repubblica di San Marco.
Goffredo Mameli
Poeta e patriota genovese (1827-1849): autore delle parole dell'inno italiano, morto a 21 anni.

Luoghi

Milano
La città delle Cinque giornate, dal 18 al 22 marzo 1848.
Gianicolo, Roma
Il colle dove si combatté la difesa della Repubblica Romana nel 1849.

Da sapere

  • Le «Cinque giornate» di Milano durarono dal 18 al 22 marzo 1848.
  • Lo Statuto Albertino, concesso il 4 marzo 1848, restò in vigore, con modifiche, fino al 1948.
  • Goffredo Mameli, autore delle parole dell'inno d'Italia, morì a 21 anni nel 1849.
  • Il «Manifesto del Partito comunista» uscì a Londra nel febbraio 1848.
  • I moti del 1848 sono chiamati «Primavera dei popoli».

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