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5 · Grecia politica

Battaglia delle Termopili

480 a.C. Passo delle Termopili (Grecia)

In breve

Dieci anni dopo Maratona, il re persiano Serse invase la Grecia con un esercito enorme. Al passo delle Termopili, una stretta striscia di terra tra monti e mare, il re spartano Leonida e alcune migliaia di Greci lo fermarono per tre giorni. Quando un traditore mostrò ai Persiani un sentiero nascosto, Leonida rimase a combattere con i suoi trecento Spartani e pochi alleati, e quasi tutti persero la vita. Poche settimane dopo la flotta greca vinse a Salamina.

Perché è importante Il loro sacrificio diventò per i Greci il simbolo della difesa della libertà.

Fonte: Encyclopaedia Britannica, «Battle of Thermopylae»

Illustrazione: Battaglia delle Termopili (Passo delle Termopili (Grecia))
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Battaglia delle Termopili: Passo delle Termopili (Grecia)
Dove: Passo delle Termopili (Grecia)

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Dieci anni dopo

Nel 490 a.C. gli Ateniesi avevano respinto i Persiani a Maratona, ma la guerra non era finita. Il re persiano Dario morì e il figlio, Serse I, decise di completare l'impresa: non solo punire Atene, ma conquistare la Grecia. Era la seconda invasione persiana. Per anni l'impero preparò un esercito e una flotta enormi, e nel 480 a.C. li mise in marcia. Le città greche si trovarono davanti a una scelta difficile: arrendersi oppure unirsi. Un gruppo di poleis scelse di resistere insieme, e il comando fu affidato a Sparta, la città con l'esercito di terra più forte.

Un passo stretto tra la montagna e il mare

I Greci decisero di fermare i Persiani nel punto in cui la strada dal nord verso la Grecia centrale si faceva più stretta. Si chiamava Termopili, tra la Tessaglia e la Grecia centrale, fra il monte Eta e il golfo Maliaco. Lì il passaggio era una striscia di terra tra la montagna e il mare, tanto stretta che un esercito molto numeroso non poteva schierarsi per intero. Nello stesso tempo la flotta greca bloccava la flotta persiana a Capo Artemisio, poco lontano, per impedirle di aggirare la posizione dal mare.

Alle Termopili comandava il re di Sparta, Leonida I. Quanti uomini aveva? Erodoto parla di circa 5.200 alleati, altri autori antichi di più; gli storici moderni pensano a circa 7.000 uomini in tutto. Tra questi c'erano trecento Spartiati scelti, cioè i soldati di Leonida. Secondo le fonti, i Persiani erano molti di più. Erodoto dà un numero fantastico, oltre due milioni di soldati; gli storici moderni stimano tra 120.000 e 300.000 uomini (alcuni anche meno), che restano comunque moltissimi.

Tre giorni di battaglia

La battaglia durò tre giorni, a metà agosto o a inizio settembre del 480 a.C. (le date possibili sono due, il 19-21 agosto o l'8-10 settembre). Nei primi due giorni i Greci respinsero gli attacchi dei Persiani, compresi quelli dei famosi «Immortali», la truppa d'élite di Serse. Nello stretto passaggio il numero non contava: i soldati greci, protetti dagli scudi e dalle lunghe lance, tenevano la posizione.

Ma c'era un sentiero di montagna che aggirava il passo, chiamato Anopea. Secondo Erodoto un uomo del posto, di nome Efialte, lo rivelò ai Persiani sperando in una ricompensa. Il suo nome è diventato in Grecia sinonimo di «traditore». Quel sentiero era sorvegliato da mille soldati della Focide, ma i Persiani li sorpresero e arrivarono alle spalle dei Greci.

L'ultimo giorno

Quando Leonida seppe che stavano per essere aggirati, mandò via la maggior parte dell'esercito. Restarono a combattere lui, i suoi trecento Spartiati, circa settecento soldati della città di Tespie e un gruppo di Tebani, il cui comportamento non è chiaro. Nel terzo giorno la retroguardia greca fu annientata. Secondo Erodoto, nella battaglia morirono moltissimi Persiani, circa ventimila, ma anche questo numero è incerto. La vittoria andò a Serse, anche se alcuni storici la definiscono una vittoria «a caro prezzo».

Sul luogo fu poi incisa un'iscrizione, un breve epigramma composto dal poeta Simonide. Chiedeva al viaggiatore di annunciare agli Spartani che i loro uomini erano caduti obbedendo alle leggi della città. Secondo una tradizione, Leonida avrebbe risposto all'ambasciatore persiano che gli chiedeva di consegnare le armi con la frase «Molon labe», «vieni a prenderle». Non sappiamo se l'abbia detta davvero.

Dopo le Termopili

Il tempo guadagnato servì ai Greci. Dopo Capo Artemisio la flotta si ritirò nelle acque di Salamina, davanti ad Atene, dove, verso la fine del 480 a.C., sconfisse la flotta persiana. Serse tornò in Asia, lasciando in Grecia il generale Mardonio. L'anno seguente, nel 479 a.C., i Greci vinsero la battaglia decisiva a Platea e Mardonio morì. La seconda invasione era finita.

Alle Termopili è rimasto un grande ricordo. Fu eretto un leone di pietra in onore di Leonida; quarant'anni dopo le sue ossa furono riportate a Sparta. Nel 1950 fu eretto un monumento con una statua di bronzo, e nel 1997 un altro dedicato ai Tespiesi, che spesso si dimenticano ma erano settecento.

Perché successe

La causa vera della battaglia fu l'espansione dell'impero persiano. Dopo aver sottomesso gran parte dell'Asia, Serse voleva portare a termine l'impresa del padre e punire Atene per Maratona. Aveva i mezzi per farlo: un esercito enorme, una flotta numerosa e la capacità di far arrivare viveri e armi da molto lontano.

Dal lato greco, la scelta di fermare i Persiani alle Termopili fu strategica. Un esercito piccolo poteva reggere in un passaggio stretto come quello, e la flotta greca, a Capo Artemisio, impediva a quella persiana di sbarcare truppe alle spalle dei difensori. Pesò anche un fatto più pratico: molte città greche non volevano combattere troppo lontano da casa, e per questo il piano fu quello di difendersi a metà strada.

Cosa cambiò

Dal punto di vista militare, Termopili fu una sconfitta: il passo cedette e Serse poté avanzare verso il sud della Grecia. Ma la resistenza aveva dato tempo alla flotta greca, e poco dopo Salamina cambiò il corso della guerra. Con la vittoria di Platea nel 479 a.C. la minaccia persiana sulla Grecia continentale finì.

La battaglia divenne un simbolo. Per i Greci rappresentava il coraggio di chi combatte per la propria libertà e le proprie leggi, anche sapendo di non avere speranza. Per questo l'epigramma di Simonide fu ricordato per secoli.

Oggi la storia delle Termopili è molto conosciuta, anche attraverso libri e film che hanno reso popolari i «trecento Spartani». Gli storici ricordano però che non erano soli: c'erano migliaia di alleati e, fino all'ultimo, i settecento Tespiesi. Il vero insegnamento è che una battaglia perduta può servire a vincere la guerra, se guadagna tempo e rafforza la volontà di resistere.

Persone e luoghi chiave

Persone

Serse I
Re di Persia, figlio di Dario: guidò la seconda invasione della Grecia nel 480 a.C.
Leonida I
Re di Sparta, comandante dei Greci alle Termopili, dove morì con i suoi uomini.
Efialte di Trachis
L'uomo che, secondo Erodoto, rivelò ai Persiani il sentiero di montagna; il suo nome è sinonimo di traditore.
Simonide
Poeta autore dell'epigramma scolpito in ricordo dei caduti.
Mardonio
Generale persiano lasciato in Grecia da Serse; morì a Platea nel 479 a.C.

Luoghi

Termopili
Passo stretto tra monti e mare nella Grecia centrale, dal nome delle sorgenti calde.
Capo Artemisio
Punto dell'isola di Eubea dove la flotta greca affrontò quella persiana negli stessi giorni.
Salamina
Isola davanti ad Atene dove la flotta greca vinse alla fine del 480 a.C.
Sentiero dell'Anopea
Il sentiero di montagna che permise ai Persiani di aggirare i difensori.

Da sapere

  • Il passo delle Termopili vide altre battaglie: nel 279 a.C. i Greci tentarono di fermare i Galli di Brenno, e nel 191 a.C. i Romani sconfissero il re Antioco III.
  • Erodoto parla di oltre due milioni di soldati persiani, ma gli storici moderni ne stimano tra 120.000 e 300.000 (alcuni anche meno).
  • Con gli Spartani c'erano circa settecento soldati di Tespie, che combatterono fino all'ultimo.
  • L'epigramma di Simonide chiede al passante di dire agli Spartani che i loro uomini giacciono lì per aver obbedito alle leggi.
  • Il nome di Efialte è diventato simbolo del traditore.

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