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Artemisia Gentileschi

circa 1612 Roma e Firenze, Italia

In breve

Artemisia Gentileschi, nata a Roma nel 1593, imparò a dipingere nella bottega del padre Orazio, anche lui pittore. In un'epoca in cui le donne artiste erano pochissime, realizzò grandi quadri con eroine della Bibbia e della storia, piene di forza e di coraggio. Verso il 1613 si trasferì a Firenze, dove nel 1616 fu ammessa all'Accademia delle Arti del Disegno, tra le primissime donne a ricevere questo onore. Lavorò poi a Venezia, a Londra e a Napoli.

Perché è importante La sua carriera dimostra che il talento delle donne nell'arte c'è sempre stato, anche quando veniva ostacolato.

Fonte: Treccani, Dizionario Biografico, voce «Gentileschi, Artemisia»

Illustrazione: Artemisia Gentileschi (Roma e Firenze, Italia)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Artemisia Gentileschi: Roma e Firenze, Italia
Dove: Roma e Firenze, Italia

Scheda per studiare circa 4 minuti di lettura

Il racconto

Una bottega a Roma

Artemisia Gentileschi nacque a Roma nel 1593, figlia del pittore Orazio Gentileschi, uno dei seguaci di Caravaggio. All'epoca le ragazze non andavano alle accademie di pittura e non potevano frequentare le botteghe degli artisti, ma Artemisia crebbe in casa di un pittore, e imparò il mestiere dal padre: a preparare i colori, a disegnare dal vero, a disporre le figure. Aveva un talento fuori dal comune. A diciassette anni, nel 1610, dipinse il suo primo quadro firmato, «Susanna e i vecchioni», che sorprende per la sua forza e per la sincerità con cui rappresenta la paura della protagonista.

Orazio sapeva che sua figlia era brava e voleva che continuasse a imparare. Perciò le fece avere un maestro di prospettiva, un pittore di nome Agostino Tassi, che lavorava con lui. Fu una scelta che le cambiò la vita.

Il processo

Nel 1611 Tassi la aggredì e la sottopose a violenza. Artemisia lo disse, ma per un po' non successe nulla; Tassi le aveva promesso di sposarla per rimediare, e lei aspettò. Quando si capì che non l'avrebbe fatto, nel 1612 Orazio lo denunciò al tribunale del papa. Per quasi sette mesi si tenne un processo pubblico, e si discusse la sua vicenda in tutta Roma.

Per verificare se Artemisia dicesse la verità, i giudici ordinarono un'usanza dura per quel tempo: durante la sua deposizione fu sottoposta a una tortura, con una corda stretta attorno alle dita, che serviva a vedere se cambiasse versione. Artemisia non cambiò. Ripeteva: «È vero, è vero, è vero». Tassi fu giudicato colpevole e condannato, ma la sentenza non fu applicata davvero. Per Artemisia, invece, quella storia rimase come un marchio per anni.

Firenze

Pochi giorni dopo la fine del processo Artemisia sposò un pittore fiorentino, Pierantonio Stiattesi, e si trasferì con lui a Firenze. Qui trovò un ambiente nuovo, dove una donna artista poteva essere accolta con rispetto. Dipinse per la famiglia dei Medici e per il granduca Cosimo II, fu in relazione con Galileo Galilei e strinse amicizia con il pronipote di Michelangelo, Michelangelo Buonarroti il Giovane. Nel 1616 fu la prima donna ammessa all'Accademia delle arti del disegno, la più importante associazione di artisti di Firenze.

I suoi dipinti, spesso, mostrano donne forti della Bibbia e della storia: Giuditta che uccide il generale Oloferne per salvare il suo popolo, Giaele, Lucrezia, Cleopatra, Ester. Non sono eroine caricaturali: i loro volti sono concentrati, le braccia sono robuste, il sangue è vero. Il suo capolavoro più noto è la «Giuditta che decapita Oloferne», di cui fece due versioni: una oggi a Napoli, l'altra agli Uffizi di Firenze.

Le sue lettere ai committenti mostrano che trattava con decisione il prezzo dei quadri. In una di queste, a un collezionista siciliano, scrisse che nella sua anima di donna avrebbe trovato «lo spirito di Cesare».

Dopo Firenze visse a Roma, a Venezia e a Napoli, dove si stabilì dal 1630. Nel 1638 raggiunse il padre a Londra, alla corte del re Carlo I, e vi rimase anche dopo la morte di lui (1639), fino a circa il 1642. Morì a Napoli dopo il 1654, forse nella peste del 1656. Aveva avuto figli, e con le sue sole forze mantenne la sua famiglia, cosa rara per una donna del Seicento.

Dimenticata e riscoperta

Dopo la sua morte il suo nome fu quasi dimenticato. Per tanti anni alcuni suoi quadri furono attribuiti al padre. Nel Novecento uno storico dell'arte, Roberto Longhi, la riportò all'attenzione nel 1916. Negli ultimi decenni le sono state dedicate grandi mostre in tutto il mondo, e molti musei hanno acquistato le sue opere. Oggi è considerata una delle più importanti pittrici del Seicento.

Perché successe

Artemisia aveva un talento naturale e crebbe nella bottega del padre, un artista aggiornato sulle novità di Caravaggio, che usava luci forti e figure realistiche. Questo le diede la tecnica e uno sguardo diretto sulle emozioni.

Il sistema artistico dell'epoca escludeva le donne dagli studi regolari, e questo rende ancora più straordinario che sia riuscita a diventare una professionista riconosciuta.

Cosa cambiò

Artemisia dimostrò che una donna poteva essere una grande pittrice, trattare soggetti difficili e farsi pagare dai principi. Aprì una strada a quelle che vennero dopo di lei.

Il suo processo è uno dei primi di cui conosciamo i documenti in cui una donna denuncia pubblicamente la violenza subita. Oggi il suo coraggio è ricordato come un esempio.

Il suo stile, che unisce il realismo di Caravaggio alla ricerca dell'emozione, influenzò altri artisti, soprattutto a Napoli. I suoi quadri sono visibili agli Uffizi, a Capodimonte, alla National Gallery di Londra e in molti altri musei.

Persone e luoghi chiave

Persone

Artemisia Gentileschi
Pittrice italiana (1593 - dopo il 1654): una delle protagoniste della pittura barocca.
Orazio Gentileschi
Pittore pisano (1563-1639): padre e primo maestro di Artemisia.
Agostino Tassi
Pittore (circa 1578-1644): maestro di prospettiva, condannato nel processo del 1612.
Cosimo II de' Medici
Granduca di Toscana (1590-1621): protesse Artemisia a Firenze.
Roberto Longhi
Storico dell'arte italiano (1890-1970): la riscoprì nel 1916.

Luoghi

Roma
Città natale di Artemisia e luogo del processo del 1612.
Firenze
Città in cui Artemisia lavorò dal 1613 al 1620.
Napoli
Città dove visse dal 1630 e dove morì.

Da sapere

  • Il primo quadro firmato di Artemisia lo dipinse a diciassette anni.
  • Fu la prima donna ammessa all'Accademia delle arti del disegno di Firenze.
  • Fu in relazione con Galileo Galilei.
  • Della «Giuditta che decapita Oloferne» fece due versioni: a Napoli e agli Uffizi.
  • Per molto tempo alcuni suoi quadri furono attribuiti al padre.

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