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Declino dell'età del bronzo

circa 1200 a.C. Mediterraneo orientale (Ugarit, oggi Siria)

In breve

Intorno al 1200 a.C. molti regni del Mediterraneo orientale entrarono in crisi nel giro di pochi decenni. L'impero degli Ittiti scomparve, i palazzi micenei in Grecia furono abbandonati e la città di Ugarit, in Siria, fu distrutta. Le cause furono probabilmente tante insieme: siccità, carestie, terremoti, rivolte e gli attacchi dei cosiddetti «Popoli del mare». L'Egitto resistette, ma ne uscì indebolito.

Perché è importante Spiega come anche civiltà ricche e collegate tra loro possano crollare quando i problemi arrivano tutti insieme.

Fonte: Encyclopaedia Britannica, «Sea Peoples»

Illustrazione: Declino dell'età del bronzo (Mediterraneo orientale (Ugarit, oggi Siria))
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Declino dell'età del bronzo: Mediterraneo orientale (Ugarit, oggi Siria)
Dove: Mediterraneo orientale (Ugarit, oggi Siria)

Scheda per studiare circa 7 minuti di lettura

Il racconto

Le ultime lettere del re di Ugarit

Ugarit era una ricca città-porto sulla costa della Siria, famosa per i suoi commerci, per i suoi marinai e per la sua biblioteca. Intorno al 1190 a.C. il suo ultimo re, Ammurapi, scrisse una lettera disperata al re di Alashiya, che di solito si identifica con Cipro. Il testo dice più o meno così: «Le navi nemiche sono arrivate. Hanno incendiato le mie città e hanno fatto del male nel mio paese. Mio padre non sa che tutte le mie truppe sono in Hatti e tutte le mie navi in Licia? Il paese è abbandonato a se stesso». Era una richiesta d'aiuto, ma non sappiamo se qualcuno la lesse. Poco dopo Ugarit bruciò, e non tornò mai più a essere una vera città.

Paradossalmente, l'incendio salvò la sua biblioteca: le tavolette, cotte dal fuoco, diventarono dure come mattoni e furono riscoperte nel 1929, quasi intatte. Grazie a loro sappiamo cosa pensava e scriveva la gente nel momento della catastrofe.

Un mondo di regni collegati

Per capire cosa accadde, bisogna immaginare com'era il Mediterraneo orientale intorno al 1250 a.C. Era un mondo di grandi regni ricchi: l'Egitto di Ramses II, l'impero ittita in Anatolia, i palazzi dei Micenei in Grecia, Babilonia e l'Assiria in Mesopotamia, le città della costa siriana come Ugarit. Si scrivevano lettere, si firmavano trattati, si sposavano principesse e si scambiavano doni. Gli scambi commerciali erano intensissimi: il rame di Cipro e lo stagno dell'Asia centrale, che mescolati davano il bronzo, viaggiavano su navi che toccavano molti porti. È quella che gli storici chiamano età del bronzo tarda.

Questo mondo aveva un punto debole: i regni dipendevano gli uni dagli altri. Il bronzo era essenziale per le armi e gli attrezzi, e se le rotte si interrompevano, i palazzi che controllavano tutto, con i loro magazzini e i loro scribi, restavano senza materie prime.

Cinquant'anni di crolli

Tra il 1200 e il 1150 a.C. circa, in poche generazioni, molti di questi centri andarono in crisi. Nel regno ittita, già colpito da carestie (il faraone Merneptah aveva inviato grano per aiutarlo), la capitale Hattusa fu abbandonata e in parte bruciata. In Grecia, i palazzi micenei di Pilo, Micene, Tirinto e Tebe furono distrutti o lasciati: a Pilo un grande incendio cosse le tavolette in Lineare B, che parlano di «guardiani della costa». Ugarit fu distrutta. Città del Levante e di Cipro andarono in fiamme, e perfino Troia, in una delle sue fasi, subì danni.

Gli Egizi lasciarono racconti di quegli anni. Già nel 1208 circa, il faraone Merneptah dovette respingere un attacco di Libici alleati con gruppi venuti dal mare. Circa trent'anni dopo, intorno al 1177 a.C., Ramses III si trovò di fronte a un'invasione molto più grande. Sulle pareti del suo tempio di Medinet Habu fece scolpire una battaglia in cui le navi egizie affrontano quelle di nemici con strani elmi piumati, con carri a due ruote trainati da buoi e famiglie intere al seguito. Il faraone dice di averli sconfitti. I testi egizi li indicano con i nomi dei singoli gruppi: «Popoli del mare» è un nome moderno, dato loro dagli egittologi dell'Ottocento. L'Egitto resistette, ma ne uscì indebolito e non riuscì più a mantenere i territori in Siria e in Canaan.

Chi furono i «Popoli del mare»?

I nomi che gli Egizi riportano, come Shardana, Shekelesh, Peleset, Tjeker, non corrispondono a un popolo preciso. Alcuni studiosi li collegano a gruppi che in seguito si stabilirono in Sardegna, in Sicilia, in Palestina (i Filistei sarebbero i Peleset), ma sono identificazioni incerte. Probabilmente erano un insieme di gruppi di persone in movimento: guerrieri, pirati, ma anche famiglie in fuga da carestie e guerre. Non erano la causa unica del crollo, forse nemmeno la principale: erano anche una conseguenza.

Una crisi, tante cause

Non c'è una sola spiegazione. Gli studiosi propongono una serie di cause che si sommarono. Una lunga siccità, dimostrata dal polline e dagli strati di sedimenti in vari luoghi del Mediterraneo, portò carestie. Terremoti ravvicinati colpirono diverse città, anche se oggi questa ipotesi pare meno forte. Le rotte commerciali furono interrotte dalla pirateria e dalle guerre. Nuove armi e tattiche, come i fanti con spade e giavellotti, resero meno decisivi i carri da guerra. Rivolte interne e malattie possono aver aggravato la situazione. Alcuni ricercatori parlano di un «collasso dei sistemi»: quando tutto è collegato, un problema in un punto si propaga ad altri.

Va detto che alcuni storici recenti invitano alla cautela: non tutte le distruzioni sono sicure, non tutte avvennero nello stesso momento e alcune zone, come l'Assiria, la Fenicia e Cipro in parte, continuarono a vivere. Parlare di un «crollo totale» è un'esagerazione; è meglio dire che il sistema dei grandi palazzi si disgregò.

Il primo sciopero della storia?

Un piccolo dettaglio che mostra il clima di quegli anni: su un papiro egizio, proveniente da Deir el-Medina, il villaggio degli operai delle tombe reali, si racconta che nel 1157 a.C. circa gli operai, i cui salari in grano non arrivavano da settimane, posarono gli attrezzi, uscirono dal villaggio e si sedettero davanti ai templi. Sarebbe il primo sciopero documentato della storia. Ottennero il cibo, ma i problemi continuarono.

Perché successe

La prima causa fu la fragilità di un mondo troppo collegato. Gli Stati dell'età del bronzo dipendevano gli uni dagli altri per il rame, lo stagno, il grano e i prodotti di lusso. Era un sistema ricco ma poco flessibile, come una catena in cui un anello spezzato fa cadere gli altri.

La seconda furono i cambiamenti dell'ambiente. Le analisi del polline e dei sedimenti mostrano un lungo periodo di siccità attorno al 1200 a.C. Cattivi raccolti significano fame, e la fame provoca rivolte e migrazioni. Anche un popolo che arriva da lontano può essere in fuga dai suoi stessi problemi.

La terza causa furono le guerre e i nuovi modi di combattere. I cosiddetti Popoli del mare, e altri gruppi, attaccavano città e rotte commerciali. I palazzi, con eserciti di carri costosi, si trovarono impreparati contro guerrieri a piedi, mobili e numerosi. Di solito il crollo viene spiegato dalla somma di più cause, non da una sola.

Cosa cambiò

Il crollo cambiò il Mediterraneo. In Grecia cominciò il cosiddetto Medioevo ellenico, in cui la popolazione diminuì, i palazzi sparirono e si perse la scrittura Lineare B: per secoli nessuno scrisse più. Bisognerà aspettare l'alfabeto, intorno all'VIII secolo a.C. Molti storici pensano che il ricordo dell'età del bronzo, con i suoi eroi e i palazzi distrutti, sia confluito nei poemi omerici.

Dalle ceneri nacquero popoli nuovi. Sulla costa del Libano i Fenici, liberi dalla pressione dei grandi imperi, diventarono padroni dei mari e diffusero l'alfabeto. Nel Levante si affermarono i Filistei, gli Aramei e il regno di Israele. In Anatolia, i resti dell'impero ittita diedero origine a piccoli regni neoittiti. Sparì anche il bronzo come metallo dominante: arrivò l'età del ferro, più economica, con armi e strumenti alla portata di molti.

Per noi il crollo è anche un monito. Dimostra che anche civiltà ricche, connesse e sofisticate possono sgretolarsi se più problemi, clima, economia e guerra, arrivano insieme. Per questo gli storici di oggi lo studiano con attenzione, e libri e documentari lo raccontano come esempio di fragilità dei sistemi complessi, senza però dimenticare che la storia non si ripete mai in modo identico.

Persone e luoghi chiave

Persone

Ammurapi
Ultimo re di Ugarit. Una sua lettera, trovata nelle rovine, chiede disperatamente aiuto mentre le navi nemiche attaccano.
Ramses III
Faraone della XX dinastia (circa 1186-1155 a.C.) che affrontò i cosiddetti Popoli del mare e li fece raffigurare a Medinet Habu.
Merneptah
Faraone figlio di Ramses II, che respinse il primo grande attacco nel 1208 a.C. circa e mandò grano agli Ittiti.
Claude Schaeffer
Archeologo francese (1898-1982) che dal 1929 scavò Ugarit e portò alla luce le tavolette della biblioteca.

Luoghi

Ugarit (Ras Shamra, Siria)
Ricca città portuale sulla costa siriana, distrutta intorno al 1185 a.C. Qui sono stati trovati migliaia di testi.
Hattusa (Turchia)
Capitale dell'impero ittita, abbandonata e in parte incendiata nel periodo del crollo.
Medinet Habu (Luxor, Egitto)
Tempio di Ramses III con i rilievi che mostrano la battaglia contro i cosiddetti Popoli del mare.

Da sapere

  • L'incendio che distrusse Ugarit cosse le sue tavolette di argilla e le conservò: oggi sono una fonte preziosa.
  • A Medinet Habu i cosiddetti Popoli del mare sono scolpiti con elmi piumati, e con loro ci sono carri a due ruote tirati da buoi.
  • Nel 1157 a.C. circa, gli operai di Deir el-Medina fecero quello che viene considerato il primo sciopero documentato.
  • Il crollo durò decenni: non fu un evento improvviso, ma una serie di crisi che si susseguirono.
  • In Grecia, dopo il crollo, la scrittura Lineare B sparì per secoli: le persone non seppero più scrivere finché non arrivò l'alfabeto.

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