Epopea di Gilgamesh
circa 2100 a.C. Nippur e Ur, Mesopotamia (oggi Iraq)
In breve
Gilgamesh fu probabilmente un vero re di Uruk, ma le storie su di lui diventarono leggenda. Nei poemi affronta un mostro della foresta insieme all'amico Enkidu e poi parte alla ricerca del segreto per non morire. I primi racconti furono scritti in sumero; la versione più completa, in dodici tavolette, fu trovata nella biblioteca del re assiro Assurbanipal a Ninive. Contiene anche il racconto di un grande diluvio.
Perché è importante È tra le opere letterarie più antiche del mondo e parla di amicizia e paura della morte, temi ancora vicini a noi.
Fonte: Encyclopaedia Britannica, «Epic of Gilgamesh»

Scheda per studiare circa 6 minuti di lettura
Il racconto
Un uomo che legge una tavoletta e si emoziona
Londra, 3 dicembre 1872. Nella sala della Società di Archeologia Biblica un giovane studioso del British Museum, George Smith, già noto per essere cresciuto come incisore di banconote e aver imparato da solo l'assiro, sta leggendo davanti a un pubblico una traduzione. Parla di un uomo che, avvertito dagli dèi, costruisce una grande nave, vi carica la famiglia e gli animali e sopravvive a un diluvio, finché la nave si posa su un monte e lui lascia uscire una colomba, poi una rondine, poi un corvo. Il pubblico, che conosceva la storia di Noè, resta senza fiato: quel racconto era stato scritto in cuneiforme molto prima della Bibbia. Si trovava in una tavoletta, la numero 11 di un poema ancora sconosciuto, l'Epopea di Gilgamesh.
Le tavolette erano state trovate vent'anni prima, tra il 1849 e il 1853, a Ninive, nel nord dell'Iraq, dagli archeologi Austen Henry Layard e Hormuzd Rassam, nella biblioteca del re assiro Assurbanipal. Quel re, che regnò nel VII secolo a.C., aveva raccolto più di trentamila tavolette di ogni genere: preghiere, leggi, formule di medicina, liste di stelle e poemi antichi. Un tesoro di cui nessuno, per più di duemila anni, aveva saputo leggere una riga.
La storia, in poche righe
Gilgamesh è il re di Uruk. È forte, bellissimo e molto superbo, per due terzi dio e per un terzo uomo. Il popolo soffre per i suoi capricci e invoca aiuto. Gli dèi creano allora un rivale: Enkidu, un uomo selvaggio, nato nella steppa, che vive con gli animali. Dopo essere stato civilizzato da una donna, Shamhat, Enkidu arriva a Uruk e lotta con Gilgamesh. Nessuno vince, e i due diventano amici inseparabili.
Insieme partono per la Foresta dei Cedri, dove vive il gigante Umbaba (o Huwawa), guardiano degli alberi sacri, e lo uccidono. Quando la dea Ishtar propone a Gilgamesh di sposarla e lui rifiuta, la dea manda il Toro del Cielo; i due eroi vincono anche questo. Ma gli dèi chiedono una vittima: Enkidu si ammala e muore. Gilgamesh, distrutto, per la prima volta capisce cosa significa morire e ha paura.
Parte allora in un lungo viaggio alla ricerca di Utnapishtim, l'unico uomo a cui gli dèi hanno concesso la vita eterna dopo il diluvio. Attraversa monti e deserti, passa accanto agli uomini-scorpione, incontra la locandiera Siduri, che gli dà un consiglio rimasto celebre: riempi la pancia, gioisci di giorno e di notte, vesti abiti puliti, lavati, guarda il bambino che ti tiene per mano, abbraccia tua moglie: questa è la sorte degli uomini. Gilgamesh non l'ascolta e va avanti. Utnapishtim gli racconta del diluvio e gli propone una prova: restare sveglio sei giorni e sette notti. Gilgamesh si addormenta subito.
Alla fine gli viene rivelata una pianta in fondo al mare che fa ringiovanire. La coglie, ma durante il viaggio di ritorno, mentre si bagna in uno stagno, un serpente gliela porta via. Gilgamesh torna a Uruk a mani vuote. Eppure il poema non finisce in tristezza: guarda le mura della sua città e capisce che le opere degli uomini restano anche quando gli uomini muoiono.
Come si è formato il poema
Gilgamesh fu probabilmente un vero re di Uruk, vissuto intorno al 2700-2600 a.C. (l'elenco dei re sumeri lo mette come quinto della sua dinastia). Non esiste però alcuna iscrizione del suo tempo che lo nomini, e quindi non possiamo esserne sicuri. Le storie su di lui cominciarono a circolare in forma di brevi poemi in sumero, scritti intorno al 2100 a.C., al tempo della Terza dinastia di Ur. Il re Shulgi di Ur lo chiamava addirittura «fratello» e si vantava di discendere da lui.
Nei secoli successivi gli scribi babilonesi riunirono questi racconti in un unico poema in accadico. La versione più completa, in dodici tavolette, è quella di Ninive: la tradizione attribuisce la forma finale a uno scriba di nome Sin-leqi-unninni, vissuto forse intorno al 1200 a.C. La dodicesima tavoletta, che non continua la storia, è una traduzione di un più antico poema sumero aggiunta in un secondo momento. L'opera è lunga oltre tremila versi, e molti sono rovinati: gli studiosi riempiono i vuoti con altre copie, trovate in tutta la Mesopotamia, in Turchia e in Siria.
Perché ci parla ancora
Il poema inizia con l'elogio delle mura di Uruk e con l'invito a salire sulle mura per ammirare i mattoni. È il racconto di un'amicizia, della paura della morte e del bisogno di lasciare qualcosa di sé. Gli studiosi che lo traducono sottolineano che alcuni versi sono sorprendentemente moderni: la durezza dell'orfano che piange l'amico, il re che si accorge di non essere onnipotente.
Una nota di cautela: il diluvio di Utnapishtim somiglia a quello di Noè, ma anche a un più antico racconto babilonese, quello di Atrahasis. Gli storici ritengono che la storia biblica abbia attinto a tradizioni mesopotamiche, ma il modo in cui sia avvenuto è questione aperta. Nessuno può dire con certezza quali tradizioni fossero davvero originali.
Perché successe
L'epopea di Gilgamesh nacque in un mondo di città-stato con re potenti, templi e scribi. I re volevano essere ricordati; i poeti di corte raccoglievano le loro imprese e le trasformavano in racconti. Quello di Gilgamesh, re di una città famosa come Uruk, era il più adatto.
Servì anche la scrittura, inventata da pochi secoli. Con le tavolette, i racconti orali poterono essere messi per iscritto e copiati nelle scuole degli scribi, dove gli apprendisti li ricopiavano per imparare la lingua. Così il poema sopravvisse fino a noi in molte copie.
Infine c'era una domanda universale: perché dobbiamo morire? Gli uomini di ogni tempo se la sono posta. Il poema la affronta attraverso la storia di un eroe che perde l'amico e capisce di essere mortale, e per questo continua a toccare lettori di ogni epoca.
Cosa cambiò
L'epopea di Gilgamesh è considerata una delle più antiche grandi opere letterarie del mondo. Ha influenzato i racconti vicini, compresi quelli biblici (il diluvio), e secondo alcuni studiosi anche i poemi omerici, anche se questa influenza è discussa. Ha aperto la strada alla letteratura epica: eroi, mostri, viaggi nell'aldilà, amicizie e perdite.
La sua riscoperta, a partire dal 1872, ha cambiato la nostra idea della Bibbia e del mondo antico: ha mostrato che la Mesopotamia aveva una letteratura ricchissima e che le storie ebraiche nascevano in un ambiente culturale condiviso. Dalla traduzione di Smith è nato l'interesse moderno per l'assiriologia.
Oggi il poema è tradotto in decine di lingue, studiato a scuola e raccontato a teatro, nei romanzi e nei fumetti. Dopo la guerra in Iraq del 2003, le tavolette di Ninive e di altri siti sono diventate simbolo della necessità di proteggere il patrimonio culturale dell'umanità.
Persone e luoghi chiave
Persone
- Gilgamesh
- Re di Uruk, forse realmente esistito intorno al 2700-2600 a.C., protagonista dell'epopea. Secondo la tradizione era per due terzi dio e per un terzo uomo.
- Enkidu
- L'amico di Gilgamesh, creato dagli dèi come suo rivale; la sua morte spinge l'eroe a cercare la vita eterna.
- George Smith
- Assiriologo inglese (1840-1876) che nel 1872 riconobbe il racconto del diluvio nelle tavolette del British Museum e lo lesse in pubblico.
- Assurbanipal
- Re assiro del VII secolo a.C. che raccolse a Ninive una grande biblioteca con migliaia di tavolette, comprese quelle di Gilgamesh.
Luoghi
- Uruk (Iraq meridionale)
- La città di cui Gilgamesh fu re, famosa per le sue grandi mura. Il poema comincia e finisce con la loro lode.
- Ninive (Iraq settentrionale)
- Capitale assira dove, nella biblioteca di Assurbanipal, fu trovata la versione più completa del poema.
- British Museum (Londra)
- Il museo dove si conservano le tavolette di Ninive, tra cui quella famosa del diluvio.
Da sapere
- George Smith, che nel 1872 lesse per la prima volta il racconto del diluvio, era cresciuto lavorando come incisore e si era insegnato da solo la lettura del cuneiforme.
- Il consiglio di Siduri a Gilgamesh, «guarda il bambino che ti tiene per mano», è uno dei versi più umani dell'antichità.
- Il poema più completo conta oltre 3.000 versi su dodici tavolette, e molti sono rovinati: ancora oggi gli studiosi ritrovano e uniscono nuovi frammenti.
- Il re Shulgi di Ur, intorno al 2050 a.C., chiamava Gilgamesh «mio fratello» e lo venerava come un dio.
- La biblioteca di Assurbanipal a Ninive conteneva oltre 30.000 tavolette e frammenti, ed è considerata una delle prime grandi biblioteche del mondo.
Per approfondire
- Wikipedia, «Epopea di Gilgameš» it.wikipedia.org
- Treccani, voce «Assurbanipal» treccani.it
- Wikipedia, «Uruk» it.wikipedia.org
- Treccani, voce «Uruk» treccani.it
Eventi collegati
- Uruk grande cittàcirca 3000 a.C. · Civiltà dei fiumiUruk è la città di cui Gilgamesh fu re e di cui amava le mura.
- Scrittura cuneiformecirca 3200 a.C. · Civiltà dei fiumiIl poema fu scritto in cuneiforme su tavolette di argilla.
- Ziggurat di Urcirca 2100 a.C. · Civiltà dei fiumiUr-Nammu e Shulgi, i re di Ur, fecero scrivere i primi poemi su Gilgamesh.
- Poemi omerici in forma scrittacirca 750 a.C. · Civiltà del mareI poemi omerici sono l'altra grande epopea del mondo antico.
- Esilio babilonesecirca 586 a.C. · Civiltà del mareL'esilio babilonese portò gli Ebrei in contatto con le tradizioni mesopotamiche.
Prima e dopo, nell'era «Civiltà dei fiumi»
Evento 15 di 25
PrimaPrime città sumerecirca 4000 a.C.
PrimaScrittura cuneiformecirca 3200 a.C.
PrimaGeroglifici egizicirca 3200 a.C.
PrimaUnificazione dell'Egittocirca 3100 a.C.
PrimaUruk grande cittàcirca 3000 a.C.
PrimaCalendario egiziocirca 2800 a.C.
PrimaPiramide a gradoni di Djosercirca 2650 a.C.
PrimaStendardo di Urcirca 2600 a.C.
PrimaMummificazione egiziacirca 2600 a.C.
PrimaGrande Piramide di Gizacirca 2560 a.C.
PrimaCittà della valle dell'Indocirca 2500 a.C.
PrimaFogne e bagni di Mohenjo-darocirca 2450 a.C.
PrimaSargon e l'impero accadicocirca 2334 a.C.
PrimaCommercio tra Indo e Mesopotamiacirca 2300 a.C.
Sei quiEpopea di Gilgameshcirca 2100 a.C.
DopoZiggurat di Urcirca 2100 a.C.
DopoMatematica babilonesecirca 1800 a.C.
DopoCodice di Hammurabicirca 1754 a.C.
DopoCarri da guerracirca 1700 a.C.
DopoDinastia Shangcirca 1600-1046 a.C.
DopoFaraone Hatshepsutcirca 1479-1458 a.C.
DopoRegno di Akhenatoncirca 1353-1336 a.C.
DopoRegno di Ramses IIcirca 1279-1213 a.C.
DopoScrittura su ossa oracolaricirca 1250 a.C.
DopoDeclino dell'età del bronzocirca 1200 a.C.
Nella leggenda
Ascolta / Leggi anche
- Musica per leggere: Cinematic JourneyMusica epica da film, senza parole, di Ciro Simone IrmiciSpotifyYouTube Music
Cosa succedeva altrove nello stesso periodo
Altri eventi dell'era «Civiltà dei fiumi»
- Prime città sumere
- Scrittura cuneiforme
- Geroglifici egizi
- Unificazione dell'Egitto
- Uruk grande città
- Calendario egizio
- Piramide a gradoni di Djoser
- Stendardo di Ur
- Mummificazione egizia
- Grande Piramide di Giza
- Città della valle dell'Indo
- Fogne e bagni di Mohenjo-daro
- Sargon e l'impero accadico
- Commercio tra Indo e Mesopotamia
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- Matematica babilonese
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