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3 · Civiltà dei fiumi scienza e tecnica

Scrittura su ossa oracolari

circa 1250 a.C. Anyang, Cina

In breve

I re Shang volevano conoscere il futuro: se la caccia sarebbe andata bene, se sarebbe piovuto, se una battaglia sarebbe stata vinta. Gli indovini scrivevano la domanda su gusci di tartaruga o ossa di bue, poi li scaldavano finché comparivano delle crepe da interpretare. Molte di queste ossa portano incisi i caratteri cinesi più antichi conosciuti. Furono riconosciute nel 1899, quando si vendevano in farmacia come «ossa di drago».

Perché è importante Da quei segni discende la scrittura cinese usata ancora oggi da più di un miliardo di persone.

Fonte: Encyclopaedia Britannica, «Oracle bone»

Illustrazione: Scrittura su ossa oracolari (Anyang, Cina)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Scrittura su ossa oracolari: Anyang, Cina
Dove: Anyang, Cina

Scheda per studiare circa 6 minuti di lettura

Il racconto

Le «ossa di drago» della farmacia

Nel 1899, a Pechino, un alto funzionario e studioso di antichità, Wang Yirong, era malato di malaria. Secondo il racconto più noto, il medico gli prescrisse una medicina a base di «ossa di drago», pezzi di osso fossile che le farmacie vendevano a peso e che i pazienti macinavano in polvere per curarsi. Mentre guardava i pezzi che gli erano stati portati, Wang notò dei segni incisi sulla superficie: non erano graffi, erano caratteri molto antichi. Si fece portare tutti i pezzi che il farmacista aveva e li comprò. Era l'inizio della scoperta delle ossa oracolari.

Gli storici dubitano di alcuni particolari di questo racconto (ad esempio, se Wang fosse proprio malato), ma tutti concordano sulle linee generali: la scoperta nacque dal commercio di «ossa di drago» e da un collezionista attento. Da dove venivano quelle ossa? Per alcuni anni i venditori tennero il segreto. Nel 1908 lo studioso Luo Zhenyu scoprì che provenivano da un villaggio vicino ad Anyang, nello Henan, dove i contadini, arando i campi, riportavano alla luce frammenti di ossa e di gusci. Là sorgeva l'antica capitale Shang, Yin. Quei contadini avevano venduto per anni la storia più antica della Cina a pochi spiccioli.

Come si «interrogava» il futuro

I re Shang volevano sempre conoscere il parere degli antenati e degli spiriti, prima di qualsiasi decisione importante. Si faceva così. Gli indovini preparavano un guscio di tartaruga (la parte inferiore, il piastrone) o una scapola di bue, ripulendola e levigandola. Sul retro scavavano piccole cavità. Poi il re o l'indovino rivolgeva la domanda agli antenati, ad alta voce, e si avvicinava alla cavità una barretta di bronzo o di legno riscaldata. Il calore faceva crepitare e spaccare il guscio, formando crepe a forma di T, simili al carattere cinese bu, che significa «divinare». L'indovino leggeva le crepe e dava la risposta: favorevole o sfavorevole.

Dopo, gli scribi incidevano sul guscio, con uno strumento appuntito, la domanda, a volte la risposta e a volte, alcuni giorni dopo, anche l'esito: se la previsione si era avverata. I gusci venivano poi ammucchiati in fosse speciali, come un archivio. È un modo meraviglioso di conservare una cosa, e per questo le ossa sono giunte fino a noi.

Cosa chiedevano

Le domande ci aprono una finestra sulla vita di tremila anni fa. «Pioverà domani?». «Il raccolto sarà buono?». «Devo fare una battaglia contro i nemici dell'ovest?». «Il re guarirà dal mal di denti?». «La signora Hao avrà un bambino? Sarà un buon giorno?». «Quale antenato ha mandato questa malattia?». Si chiedeva anche di cacce, di viaggi, di sogni, di sacrifici e di eclissi. Alcuni testi riguardano un'eclissi di Luna che gli astronomi riescono a datare, e che aiuta a fissare la cronologia di quel tempo. Il re non faceva nulla senza chiedere.

Si sono trovati più di centocinquantamila frammenti: i più antichi risalgono al regno di Wu Ding, intorno al 1250 a.C. (la data tradizionale), e arrivano fino alla caduta della dinastia, nel 1046 a.C. In una sola fossa di Anyang, scoperta nel 1936, gli archeologi trovarono circa diciassettemila gusci di tartaruga incisi, ancora in ordine.

La prima scrittura cinese

I caratteri incisi sulle ossa sono la più antica forma di scrittura cinese giunta fino a noi. Ne sono stati contati circa quattromila diversi, ma se ne riesce a leggere con sicurezza solo tra un terzo e la metà. Alcuni sono ancora riconoscibili: il carattere per «sole» è un cerchio con un punto, quello per «luna» una mezzaluna, quello per «uomo» una figura con le braccia, quello per «cavallo» un animale con la criniera. Altri uniscono un elemento che dà il significato a un elemento che dà il suono, come accade ancora oggi nella maggior parte dei caratteri cinesi.

Il fatto che la scrittura sia già così completa fa pensare agli studiosi che sia nata molto prima. Le prime fasi sono andate perdute, probabilmente perché scritte su materiali deperibili come il bambù e la seta, che non si conservano. Anche i vasi di bronzo degli Shang portano brevi iscrizioni di clan. Ma delle ossa si può leggere perfino la grammatica: la lingua, infatti, è un antenato del cinese.

Un dubbio: scrittura e invenzione

Come per i geroglifici e il cuneiforme, ci si è chiesti se la scrittura cinese sia stata inventata da sola o ispirata da altre. La risposta, per ora, è che sembra un'invenzione indipendente: non ci sono segni di legami con la Mesopotamia o l'Egitto, e il sistema è diverso. Ma non possiamo esserne sicuri.

Perché successe

Le ossa oracolari nacquero dalla religione degli Shang. Il re non poteva decidere nulla senza chiedere agli antenati, che erano considerati spiriti potenti. La divinazione era il mezzo per parlare con loro. Scrivere le domande e le risposte serviva a conservare la memoria dei responsi e a controllare se si avveravano.

Contò anche l'organizzazione dello Stato. Il re Shang aveva intorno a sé indovini e scribi specializzati, che registravano ogni cosa. Un potere che si basa sul contatto con gli spiriti ha bisogno di rituali e di documenti, e questo spinse a perfezionare la scrittura.

Infine c'era l'abbondanza dei materiali. Gusci di tartaruga e scapole di bue erano facili da avere, perché i buoi venivano sacrificati e mangiati e le tartarughe arrivavano dal sud come tributo. Un materiale duro e liscio, adatto a essere inciso, conservava i segni per millenni.

Cosa cambiò

Dalla scrittura delle ossa discende, in una linea ininterrotta, la scrittura cinese di oggi: bronzo, sigilli, caratteri regolari. Nessun'altra scrittura così antica è ancora in uso in forma riconoscibile. Oggi la usano più di un miliardo di persone, e gli studenti di cinese riconoscono ancora nei caratteri moderni la forma di quelli antichi.

Le ossa oracolari hanno cambiato la storia cinese: confermarono che la dinastia Shang era esistita davvero, con i re elencati dagli storici successivi. Hanno dato informazioni sulla religione, la politica, la medicina, il clima e l'astronomia del tempo. Gli studiosi che le leggono sono ancora al lavoro, e ancora oggi propongono nuove letture di alcuni caratteri.

Il loro studio ha anche aperto la strada all'archeologia scientifica cinese. Dagli scavi di Anyang, iniziati nel 1928, nacque una scuola di archeologi cinesi che applicarono metodi moderni e si occuparono della protezione dei siti. Anyang divenne un luogo simbolico per la Cina, perché vi si riconosce l'inizio della storia scritta del paese.

Persone e luoghi chiave

Persone

Wang Yirong
Funzionario e studioso cinese (1845-1900), considerato il primo a riconoscere nel 1899 i caratteri antichi incisi sulle «ossa di drago».
Luo Zhenyu
Studioso cinese (1866-1940) che nel 1908 scoprì il luogo di provenienza delle ossa, nei dintorni di Anyang.
Wang Guowei
Studioso cinese (1877-1927) che nel 1917 collegò i nomi dei re sulle ossa alla lista di Sima Qian.
Wu Ding
Re Shang (circa 1250-1192 a.C.) sotto il quale sono state incise le più antiche ossa oracolari conosciute.

Luoghi

Anyang (Henan, Cina)
Città cinese presso cui sorgeva Yin, capitale degli Shang. Da qui provengono quasi tutte le ossa oracolari.
Xiaotun
Villaggio vicino ad Anyang, in Cina, dove si trova l'area dei palazzi Shang e dove furono trovati migliaia di gusci.
Pechino
Capitale della Cina, dove nel 1899 le «ossa di drago» furono vendute dalle farmacie e riconosciute come antiche.

Da sapere

  • In Cina, per anni, polvere di ossa oracolari fu venduta in farmacia come medicina: migliaia di preziosi caratteri antichi furono macinati.
  • Il carattere cinese bu, «divinare», è disegnato come una crepa a forma di T, proprio quella che si formava sul guscio scaldato.
  • Nel 1936, in una sola fossa di Anyang, furono trovati circa 17.000 gusci di tartaruga incisi.
  • Una delle domande incise riguarda la nascita di un bambino della regina Fu Hao: il re voleva sapere se il giorno sarebbe stato favorevole.
  • Si conoscono circa 4.000 caratteri sulle ossa, ma solo tra un terzo e la metà è stato decifrato con certezza.

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