Porta dei Leoni a Micene
circa 1250 a.C. Micene, Peloponneso (Grecia)
In breve
L'ingresso principale della cittadella di Micene era una porta fatta di blocchi enormi, sormontata da un rilievo con due leoni che si fronteggiano ai lati di una colonna. Le teste degli animali, forse lavorate a parte, sono andate perdute. Le mura attorno erano così massicce che i Greci venuti dopo credevano le avessero costruite i Ciclopi, giganti con un occhio solo. È la più grande scultura rimasta della Grecia dell'età del bronzo.
Perché è importante Faceva capire a chiunque arrivasse quanto fossero potenti i re di Micene.
Fonte: UNESCO, «Archaeological Sites of Mycenae and Tiryns»

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura
Il racconto
L'ingresso dei re
Immagina di essere un viaggiatore di tremila e duecento anni fa, e di arrivare a piedi alla città di Micene, nel Peloponneso. Da lontano vedi una collina con una fortezza in cima. Poi ti avvicini e le mura diventano altissime e fatte di blocchi tanto grandi che sembrano impossibili da spostare. Seguendo la salita arrivi a un varco largo poco più di tre metri, chiuso in alto da una pietra enorme. Sopra quella pietra c'è una scultura: due leonesse in piedi, una di fronte all'altra, con le zampe anteriori appoggiate a una colonna. È la Porta dei Leoni, l'ingresso principale della cittadella di Micene.
Come è fatta
La porta fu costruita intorno al 1250 a.C., a metà circa del XIII secolo a.C., nel periodo che gli archeologi chiamano Tardo Elladico IIIB. Si trova sul lato nord-ovest della collina. Il varco è largo circa 3,10 metri e alto circa 2,95 metri. In cima, a coprire il passaggio, c'è un architrave formato da un unico blocco di pietra lungo 4,5 metri, alto 2 metri e spesso 0,8. Accanto alla porta le mura formano un bastione, cioè una sporgenza, lungo quasi quindici metri.
Le pareti dell'ingresso e del bastione sono costruite con blocchi di conglomerato, una roccia fatta di ciottoli cementati insieme. Le pietre sono squadrate con cura e disposte in file regolari. Il rilievo con i leoni invece è scolpito su una lastra di calcare, collocata sopra l'architrave.
I leoni
Le due fiere poggiano le zampe anteriori su una base, e tra loro c'è una colonna. Una cosa colpisce subito: manca la testa. Le teste degli animali erano state lavorate a parte, forse in un altro materiale, e inserite nel rilievo; col tempo sono andate perse e restano soltanto i colli. Per questo alcuni studiosi si chiedono se non fossero sfingi o animali di altro tipo, anche se la maggioranza continua a leggere due leonesse. Il significato è discusso. La colonna potrebbe rappresentare la casa del re, o una divinità, e i leoni i suoi guardiani. Qualche studioso ha collegato i leoni alla dea Era, ma sono ipotesi.
È la scultura monumentale più grande rimasta dell'età del bronzo greca, ed è l'unica grande scultura micenea sopravvissuta. Per il resto, di quel mondo ci restano soprattutto oggetti piccoli, come armi, vasi e gioielli, o pitture sui muri.
Le mura dei Ciclopi
La porta fa parte di un tratto di mura costruito quando la cittadella fu ampliata la seconda volta, nel XIII secolo a.C. I blocchi della cinta sono così enormi che i Greci dei secoli seguenti, vedendoli, non riuscivano a immaginare che li avessero sollevati degli uomini. Secondo la loro tradizione, li avevano costruiti i Ciclopi, giganti con un occhio solo. Ancora oggi gli archeologi usano l'espressione «mura ciclopiche» per indicare questo tipo di costruzione, fatta di blocchi grandissimi, poco o per nulla rifiniti.
Una porta mai dimenticata
Nel II secolo dopo Cristo il viaggiatore greco Pausania visitò Micene, vide la porta ancora in piedi e la descrisse nel suo libro di viaggio. Per questo, quando nel Settecento gli studiosi tornarono a cercarla, avevano un indizio. Nel 1700 Francesco Grimani rilevò il sito con la guida di Pausania e riconobbe la porta come quella del racconto. Nel 1840 la Società archeologica greca iniziò a liberarla dalla terra e dalle macerie. Nel 1876 Heinrich Schliemann scavò il terreno a sud della porta e trovò le tombe regali con l'oro. Da allora la Porta dei Leoni è l'immagine più riconoscibile di Micene.
La fine di Micene
Intorno al 1200 a.C. nel Mediterraneo orientale molte città e palazzi furono distrutti o abbandonati: è la crisi di cui si parla nella scheda sulla fine dell'età del bronzo. I palazzi micenei non sopravvissero; alcuni terremoti avevano già danneggiato Micene verso il 1250 a.C. e Tirinto verso il 1200 a.C., ma gli studiosi pensano oggi che non siano stati la causa principale. La porta, in ogni caso, restò dove era, in mezzo alle rovine, e continuò a essere vista da chi passava.
Perché successe
Una porta così non serviva soltanto a entrare. I re micenei vivevano in un'epoca di rivalità tra i regni della Grecia e di commerci con paesi lontani. Un ingresso monumentale con un'immagine di forza dava un messaggio chiaro a chiunque arrivasse: ospite, mercante o nemico. Mostrava l'autorità del sovrano, e anche la sua ricchezza, perché solo un re con molti operai poteva trasportare e sollevare blocchi tanto pesanti.
Allo stesso tempo, le mura erano utili davvero. In un periodo di guerre, una fortezza con muri spessi e una porta stretta e dominata dal bastione era difficile da attaccare.
Cosa cambiò
La Porta dei Leoni è stata, per millenni, una testimonianza silenziosa di una civiltà quasi dimenticata. Quando gli archeologi cominciarono a studiarla nell'Ottocento, aiutò a mostrare che i poemi di Omero ricordavano un mondo davvero esistito, fatto di fortezze, re e guerrieri, anche se non tutto ciò che raccontavano era storia.
La scultura è oggi il simbolo dell'età del bronzo greca e compare in libri e guide. Micene, insieme a Tirinto, è riconosciuta Patrimonio dell'Umanità.
L'idea di una porta monumentale come immagine del potere ha attraversato i secoli: archi di trionfo, portali di cattedrali e di palazzi hanno continuato a usare l'ingresso come un messaggio. E l'espressione «mura ciclopiche» è ancora oggi un termine tecnico dell'archeologia.
Persone e luoghi chiave
Persone
- Pausania
- Viaggiatore e scrittore greco del II secolo d.C.: nella sua Guida della Grecia descrisse la porta di Micene ancora visibile.
- Francesco Grimani
- Rilevò, nel 1700, il sito di Micene e, seguendo Pausania, riconobbe la porta.
- Heinrich Schliemann
- Archeologo tedesco che nel 1876 scavò a Micene, a sud della porta, e trovò le tombe regali.
- Agamennone
- Il re di Micene dei poemi di Omero: personaggio della tradizione, non sappiamo se sia davvero esistito.
Luoghi
- Micene
- Città del Peloponneso dominata da una cittadella fortificata, capitale dei re micenei.
- Porta dei Leoni
- Ingresso principale della cittadella, sul lato nord-ovest, con il rilievo di due leonesse.
- Tirinto
- Altra fortezza micenea del Peloponneso, riconosciuta Patrimonio dell'Umanità insieme a Micene.
Da sapere
- L'architrave della porta è un unico blocco lungo 4,5 metri e alto 2.
- Le teste dei leoni furono fatte a parte e sono andate perdute: di loro restano i colli.
- I Greci dei secoli successivi pensavano che le mura fossero state costruite dai Ciclopi, giganti con un occhio solo.
- La Porta dei Leoni è la più grande scultura dell'età del bronzo rimasta nell'Egeo.
- Pausania la vide in piedi nel II secolo d.C., circa quattordici secoli dopo la sua costruzione, e la descrisse.
Per approfondire
- Wikipedia, «Porta dei Leoni» it.wikipedia.org
- Treccani, voce «Micene» treccani.it
- Wikipedia (inglese), «Lion Gate» en.wikipedia.org
- Wikipedia, «Mura ciclopiche» it.wikipedia.org
Eventi collegati
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Prima e dopo, nell'era «Civiltà del mare»
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Sei quiPorta dei Leoni a Micenecirca 1250 a.C.
DopoInizia l'età del ferrocirca 1200 a.C.
DopoEspansione dei Fenicicirca 1200 a.C.
DopoPorpora feniciacirca 1100 a.C.
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DopoNavigazione feniciacirca 1000 a.C.
DopoCultura villanoviana in Italiacirca 900 a.C.
DopoFondazione tradizionale di Cartaginecirca 814 a.C.
DopoStele di Noracirca 800 a.C.
DopoAnfore per olio e vinocirca 800 a.C.
DopoPoemi omerici in forma scrittacirca 750 a.C.
DopoColonizzazione greca d'Occidentecirca 750 a.C.
DopoEtruschi, signori del Tirrenocirca 700 a.C.
DopoVetro fenicio diffusocirca 600 a.C.
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DopoRotte oltre Gibilterracirca 500 a.C.
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