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4 · Civiltà del mare scienza e tecnica

Vetro fenicio diffuso

circa 600 a.C. Sidone e Tiro (oggi Libano)

In breve

Il vetro si otteneva fondendo sabbia e soda a temperature altissime. Gli artigiani fenici modellavano piccoli flaconi colorati attorno a un nucleo di argilla, li decoravano con fili di vetro a zig-zag e li vendevano pieni di profumi e unguenti. Lo scrittore romano Plinio racconta che il vetro fu scoperto per caso da mercanti fenici su una spiaggia, ma è solo una leggenda. Il vetro soffiato arriverà molto più tardi, in epoca romana.

Perché è importante I Fenici trasformarono il vetro da rarità per pochi in merce venduta in tutto il Mediterraneo.

Fonte: The Corning Museum of Glass, storia del vetro antico

Illustrazione: Vetro fenicio diffuso (Sidone e Tiro (oggi Libano))
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Vetro fenicio diffuso: Sidone e Tiro (oggi Libano)
Dove: Sidone e Tiro (oggi Libano)

Scheda per studiare circa 5 minuti di lettura

Il racconto

Un materiale che sembra magia

Il vetro è fatto di cose comunissime, come la sabbia e la cenere di certe piante, ma quando viene scaldato a temperature altissime si trasforma in un materiale trasparente, brillante e, da fuso, malleabile. Per gli uomini dell'antichità doveva sembrare una magia. Gli archeologi non sanno con precisione dove sia stato fatto per la prima volta. Le prove migliori indicano la costa del nord della Siria, la Mesopotamia o l'Egitto. Gli oggetti di vetro più antichi che conosciamo risalgono alla metà del terzo millennio avanti Cristo, e sono perline.

Il vetro antico si faceva con sabbia e con una sostanza che aiuta a farla fondere, la soda, ricavata dalla cenere di piante che crescono sulle coste. In Egitto e in Siria si usava così; più tardi, nell'Europa del nord, si sostituì con la potassa, ottenuta dalla cenere del legno. Nel Mediterraneo la soda rimase l'ingrediente principale.

Come si faceva un vasetto

Come si fa un recipiente di vetro senza saper ancora soffiare il vetro? I maestri antichi usavano la tecnica del «nucleo». Prima modellavano con argilla e sabbia una piccola forma, grande come l'interno del futuro vaso, e la fissavano all'estremità di un'asta di metallo. Poi avvolgevano intorno al nucleo fili di vetro fuso, in strati. Si riscaldava di nuovo il pezzo per far aderire i fili, e poi, a vaso raffreddato, si raschiava via il nucleo, lasciando il vuoto all'interno. Il vetraio poteva aggiungere fili di altri colori e trascinarli con una punta per ottenere decorazioni a zig-zag o a festoni, e poi applicare manici e piede.

Questa tecnica nacque, secondo le fonti, nella Mesopotamia del XVI secolo a.C. e fu ripresa in Egitto. Tra la fine del VI e il V secolo a.C. era molto diffusa nel Mediterraneo orientale, e i vasetti si trovano oggi in molti musei: piccole bottiglie a forma di anfora o di alabastro, destinate a profumi, oli e unguenti. Il Metropolitan Museum di New York, per esempio, conserva un flacone a forma di alabastron dalla fine del VI al V secolo a.C. con fili gialli e turchesi a zig-zag.

Erano davvero fenici?

Qui bisogna essere prudenti. Per molto tempo nei libri si è scritto che i flaconi colorati fossero produzione fenicia. In realtà i musei, quando li descrivono, indicano un'origine generica nel Mediterraneo orientale, e per alcuni è stata proposta l'isola greca di Rodi. Non è dimostrato che sia stato un popolo solo a farli. È probabile che gli artigiani fenici, in particolare quelli di città come Sidone e Tiro, fossero tra i produttori, ma lo stesso tipo di vasetto si fabbricava in diverse parti della regione.

Una storia raccontata da Plinio

Lo scrittore romano Plinio il Vecchio racconta una storia affascinante. Alcuni mercanti fenici, sbarcati sulla spiaggia vicino al fiume Belo con un carico di natron (un sale usato come soda), non avevano pietre per sostenere le pentole sul fuoco e usarono dei blocchi di natron. Il calore fece fondere il natron con la sabbia della spiaggia, e ne colò un liquido trasparente: il vetro. Ma è quasi sicuramente una leggenda. Gli studiosi pensano che rifletta più la produzione di vetro del mondo romano, che apprezzava molto la sabbia bianca di quella zona, che la vera origine. Il vetro esisteva già da molti secoli prima dei Fenici.

Il vetro soffiato

La grande rivoluzione venne più tardi. Nel I secolo a.C., sulla costa della Siria e della Palestina, fu inventata la soffiatura: il vetraio prende un pezzo di vetro fuso con una canna e soffia dentro, come una bolla di sapone, dandogli la forma che vuole. Le tracce più antiche di questa tecnica sono state trovate a Gerusalemme, e le botteghe dei vetrai della regione la diffusero in fretta nel Mediterraneo orientale. Da allora il vetro diventò così economico e comune che si è detto «il vetro fu la plastica dei Romani». Verso il 100 d.C. l'uso del biossido di manganese permise di ottenere vetro trasparente, adatto alle finestre.

Perché successe

Il vetro nacque, in Siria, in Mesopotamia o in Egitto, dalla capacità di artigiani esperti nel dominare il fuoco: gli stessi che lavoravano la ceramica e i metalli. Non conosciamo la scoperta esatta, ma sappiamo che gli oggetti più antichi, le perline, erano piccoli oggetti ornamentali.

La diffusione del vetro nel Mediterraneo dipese dal commercio. I contenitori di profumi e unguenti, merci di lusso, viaggiavano per mare insieme al loro contenuto. Più i mercanti li vendevano, più botteghe aprivano nei porti della Siria, della Fenicia e delle isole greche, e più la tecnica migliorava.

Cosa cambiò

Dal vetro a nucleo si arrivò poi al vetro soffiato, che cambiò il mondo. Bottiglie, bicchieri, vasi e, più tardi, finestre e lenti diventarono cose di tutti i giorni. Senza il vetro non avremmo occhiali, microscopi, telescopi, lampadine e schermi.

Il vetro antico ci insegna molto anche sugli scambi tra i popoli. I vasetti colorati sono stati trovati in tombe e santuari di molti paesi del Mediterraneo, segno di un commercio ampio. Gli archeologi li usano per datare i siti e per capire come viaggiavano gli oggetti di lusso.

Oggi, nei musei, un flacone di vetro di oltre duemila anni fa conserva ancora i suoi colori. Questo rende il vetro uno dei materiali più preziosi per gli archeologi: dura moltissimo, e racconta il gusto e la tecnica di chi l'ha prodotto.

Persone e luoghi chiave

Persone

Plinio il Vecchio
Scrittore romano del I secolo d.C. che raccontò la leggenda dei mercanti fenici e del vetro.
Vetrai di Sidone e Tiro
Artigiani delle città fenicie, probabili produttori di vetro, anche se non possiamo attribuire loro tutti i vasetti.

Luoghi

Sidone
Città fenicia sulla costa del Libano.
Tiro
Altra grande città fenicia della costa del Libano.
Fiume Belo
Fiume della costa orientale del Mediterraneo dove, secondo la leggenda raccontata da Plinio, i mercanti fenici scoprirono il vetro.
Gerusalemme
Città dove sono state trovate le tracce più antiche del vetro soffiato.

Da sapere

  • I più antichi oggetti di vetro conosciuti sono perline, di circa 4.500 anni fa.
  • Per fare un vasetto antico si avvolgevano fili di vetro caldo intorno a un nucleo di argilla, poi raschiato via.
  • La storia dei mercanti fenici scoperta sulla spiaggia è una leggenda raccontata da Plinio.
  • Il vetro soffiato fu inventato nel I secolo a.C. sulla costa della Siria e della Palestina.
  • Si dice che il vetro sia stato la «plastica dei Romani», perché diventò un materiale di tutti i giorni.

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