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Commercio tra Indo e Mesopotamia

circa 2300 a.C. Dilmun (oggi Bahrein), nel Golfo Persico

In breve

Le navi partivano dalla valle dell'Indo cariche di legni pregiati, perle di corniola rossa e rame, e attraversavano il Golfo Persico fino alla Mesopotamia. Nei testi sumeri quella terra lontana si chiama Meluhha. L'isola di Dilmun, l'attuale Bahrein, era una tappa importante per gli scambi. Nelle città mesopotamiche gli archeologi hanno trovato sigilli e perline arrivati proprio dall'Indo.

Perché è importante Già più di 4.000 anni fa il commercio univa popoli lontanissimi tra loro.

Fonte: The Metropolitan Museum of Art, Heilbrunn Timeline of Art History, «Indus Valley Civilization»

Illustrazione: Commercio tra Indo e Mesopotamia (Dilmun (oggi Bahrein), nel Golfo Persico)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Commercio tra Indo e Mesopotamia: Dilmun (oggi Bahrein), nel Golfo Persico
Dove: Dilmun (oggi Bahrein), nel Golfo Persico

Scheda per studiare circa 6 minuti di lettura

Il racconto

Un interprete ad Akkad?

Al Louvre di Parigi si conserva un piccolo cilindro di pietra con un disegno inciso, un sigillo dell'epoca di Akkad. Una riga di scrittura dice, secondo l'interpretazione più diffusa, che appartiene a un certo Shu-ilishu, «interprete della lingua di Meluhha». Qualche studioso discute la lettura, ma l'idea è affascinante: già più di quattromila anni fa, in Mesopotamia, c'era qualcuno il cui mestiere era tradurre dalla lingua di un paese lontano. Quel paese, Meluhha, era probabilmente la valle dell'Indo.

Per i Sumeri e gli Accadi, il mondo era diviso in tre grandi regioni oltremare, citate nei testi di quel periodo. Dilmun era l'isola di Bahrein e la costa vicina; Magan era la penisola dell'Oman; Meluhha era l'est lontano, la terra dell'Indo. Un'iscrizione del re Sargon dice che al suo molo di Akkad attraccavano navi da tutte e tre. I mercanti mesopotamici, a quanto pare, non avevano un vero impero oltre il mare, ma una rete di scambi molto fitta.

Cosa si vendeva e cosa si comprava

La Mesopotamia era ricca di cereali, lana e tessuti, ma povera di metalli, pietre e legno. Per questo importava quasi tutto ciò che serviva agli artigiani e ai templi. Da Magan arrivavano il rame, che si estraeva in grandi miniere, e il diorite, una pietra scura e durissima con cui furono scolpite statue di re. Da Meluhha giungevano legno pregiato, avorio, oro, perline di corniola rossa, lapislazzuli e, secondo i testi, animali esotici. Da Dilmun, centro dei commerci, passava quasi tutto, e vi si trovavano perle, datteri e merci in transito. In cambio la Mesopotamia mandava orzo, lana, vesti e olio.

Dall'Afghanistan, poi, partiva il lapislazzuli, la pietra blu più preziosa. Gli abitanti della valle dell'Indo avevano fondato un loro centro commerciale proprio vicino alle miniere, a Shortugai, e da lì il lapislazzuli scendeva fino alle città dell'Indo e, via mare e via terra, a Ur e perfino in Egitto. La famosa collana della regina Puabi, a Ur, e le decorazioni dello Stendardo di Ur contengono lapislazzuli arrivato da migliaia di chilometri di distanza.

Le prove materiali

Non abbiamo soltanto i testi. In molte città mesopotamiche, tra cui Ur, Kish e Susa, gli archeologi hanno trovato sigilli quadrati dell'Indo, con l'«unicorno» e la scrittura ancora indecifrata. Nelle tombe di Ur ci sono collane di corniola con disegni bianchi ottenuti con un procedimento chimico tipico della valle dell'Indo. Nei Paesi del Golfo, come Failaka in Kuwait e il Bahrein, compaiono pesi di pietra con le stesse misure delle città dell'Indo. Dall'altra parte, a Lothal in India si trovano oggetti che arrivavano dal Golfo. Sono tracce che due mondi così lontani si conoscevano.

A Lothal, in Gujarat, c'è anche una grande struttura di mattoni, lunga più di duecento metri, che alcuni archeologi hanno considerato un porto artificiale, un bacino per le navi. Altri studiosi pensano che fosse un serbatoio d'acqua o per l'irrigazione. Il dibattito continua.

Come si viaggiava

Le navi erano barche di legno e canne, con una vela e un timone, capaci di costeggiare per giorni. Alcuni sigilli e modellini di argilla dell'Indo raffigurano barche, anche con un albero. Dalla valle dell'Indo alla Mesopotamia si navigava lungo la costa dell'attuale Pakistan, dell'Iran e dell'Oman, con soste nei porti, seguendo le stagioni dei venti. Il viaggio poteva durare settimane, ma portava guadagni enormi. Altre merci seguivano la via di terra, con le carovane di asini attraverso gli altipiani dell'Iran.

Un mercato con le sue liti

Il commercio si svolgeva con contratti scritti su tavolette. Un esempio più tardi, ma molto vivace, viene da Ur, intorno al 1750 a.C.: un cliente di nome Nanni scrive al mercante di rame Ea-nasir una lettera furiosa perché gli ha consegnato lingotti di cattiva qualità. «Chi sei tu, che mi tratti così?», scrive in sostanza. La tavoletta si trova oggi al British Museum ed è stata chiamata, con un po' di scherzo, la più antica lettera di protesta del mondo.

Che fine fece

Il commercio tra l'Indo e la Mesopotamia durò per alcuni secoli. Tra il 2000 e il 1800 a.C. circa, con la crisi delle città dell'Indo (vedi la scheda sulla civiltà dell'Indo), le navi di Meluhha si fecero sempre più rare. Dilmun e Magan continuarono i loro scambi con la Mesopotamia ancora per molto tempo. Il nome Meluhha, nei testi più tardi, indicò altre terre lontane, come l'Etiopia: segno che la memoria della valle dell'Indo si era persa.

Perché successe

La causa principale fu la mancanza di materie prime in Mesopotamia. La pianura tra Tigri ed Eufrate dava grano e lana, ma non pietra, metalli né legno. Chi voleva costruire templi e palazzi, fabbricare armi o fare gioielli doveva procurarsi quei materiali altrove.

La seconda fu la ricchezza dei templi e dei re. Grazie alle eccedenze di orzo e di tessuti, i templi potevano finanziare spedizioni e mercanti professionisti, che avevano capitali e anche protezione dello Stato. I re, specialmente Sargon, volevano controllare queste rotte, perché portavano ricchezza e prestigio.

La terza causa fu geografica: il Golfo Persico è un mare tranquillo, facile da navigare con barche semplici e con venti regolari. Le isole come Dilmun fornivano acqua dolce e porti sicuri. Così quel mare, più che una barriera, fu una strada che univa la Mesopotamia all'Indo.

Cosa cambiò

Il commercio a lunga distanza unì per la prima volta mondi diversi. Con le merci viaggiavano le idee: forme di sigilli, stili di ceramica, tecniche per lavorare le pietre, probabilmente anche usanze e racconti.

Nacquero professioni nuove: mercanti specializzati, interpreti, capitani di nave, scribi che registravano i prestiti e le consegne. Per far funzionare i commerci servivano pesi e misure comuni, contratti e sistemi di pagamento in argento. Sono regole che trovano un'eco nel diritto commerciale moderno.

Oggi gli archeologi usano questi oggetti come un filo per collegare culture lontane. Una perlina di corniola trovata a Ur e un peso trovato in Bahrein ci mostrano un mondo già globale, oltre tremila anni prima di Marco Polo: la prima «via della seta», anche se la seta non c'entra.

Persone e luoghi chiave

Persone

Shu-ilishu
Persona nominata su un sigillo accadico del Louvre come «interprete della lingua di Meluhha». L'iscrizione è discussa, ma indica che esistevano interpreti per le lingue lontane.
Ea-nasir
Mercante di rame di Ur (circa 1750 a.C.) al quale i clienti scrivevano lettere di protesta, come la famosa tavoletta di Nanni.
Sargon di Akkad
Re che si vantò di avere navi di Meluhha, Magan e Dilmun attraccate al suo porto.

Luoghi

Dilmun (Bahrein)
Isola nel Golfo Persico, grande mercato fra Mesopotamia, Oman e Indo. I Sumeri la ricordavano anche come terra pura e felice.
Lothal (Gujarat, India)
Città dell'Indo con un grande bacino di mattoni, forse un porto, e bottega di perline di corniola.
Magan (Oman)
Terra del rame e del diorite, citata nei testi sumeri e accadici.

Da sapere

  • Nei testi sumeri Dilmun era anche un paradiso dove «non c'è malattia né morte». Era descritto come una terra pura e luminosa.
  • Collane di corniola con disegni bianchi, fatte con una tecnica tipica dell'Indo, sono state trovate nelle tombe reali di Ur.
  • La lettera di Nanni a Ea-nasir, di circa 1750 a.C., è la più antica protesta commerciale conosciuta: il cliente è furioso per del rame di cattiva qualità.
  • Le statue del re Gudea di Lagash (circa 2100 a.C.) sono di diorite, la pietra scura che, come scrisse lui stesso, fece portare per nave da Magan.
  • Il lapislazzuli delle collane di Ur veniva dall'Afghanistan, a oltre 2.000 chilometri, e passava da mani diverse prima di arrivare.

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