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8 · Basso Medioevo vita quotidiana

Fiorino d'oro

1252 Firenze, Toscana

In breve

Firenze cominciò a coniare il fiorino, una moneta d'oro quasi puro di circa tre grammi e mezzo. Su un lato c'era il giglio, simbolo della città, sull'altro san Giovanni Battista, il suo patrono. Siccome il peso e la qualità dell'oro restavano sempre uguali, mercanti e banchieri di tutta Europa se ne fidavano. Con i fiorini si pagavano merci, prestiti e perfino eserciti.

Perché è importante Fu una specie di «euro» del Medioevo e rese Firenze una delle capitali della finanza.

Fonte: Treccani, voce «Fiorino»

Illustrazione: Fiorino d'oro (Firenze, Toscana)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Fiorino d'oro: Firenze, Toscana
Dove: Firenze, Toscana

Scheda per studiare circa 4 minuti di lettura

Il racconto

Monete di argento e di rame

Nel Medioevo, per secoli, nell'Europa occidentale si usarono quasi solo monete d'argento, i denari, di piccolo valore, e di rame o mistura. Le monete d'oro non si coniavano quasi più: l'oro che circolava veniva dall'Oriente, soprattutto dall'impero bizantino e dal mondo arabo, ed era poco: per gli affari importanti una moneta d'oro sarebbe stata comodissima. Un mercante che doveva pagare una grande somma si ritrovava con un sacco di monete d'argento pesanti e difficili da contare.

Le monete, inoltre, erano un disastro dal punto di vista pratico. Ogni signore, vescovo o città coniava le sue, di pesi e di qualità diversi, e a volte i sovrani riducevano di nascosto la quantità d'argento per avere più monete con la stessa quantità di metallo. Per sapere quanto valesse una moneta bisognava pesarla e controllarla, e c'erano cambiavalute dappertutto.

Il fiorino di Firenze

Nel 1252 il comune di Firenze decise di coniare una moneta d'oro puro, cioè a 24 carati: il fiorino d'oro. Pesava circa 3,5 grammi. Su un lato aveva il giglio, simbolo della città (il «fiore» da cui prese il nome), e sul retro san Giovanni Battista, il patrono dei fiorentini. Il disegno rimase lo stesso per secoli, in modo che tutti lo riconoscessero a colpo d'occhio.

Anche Genova aveva coniato il suo genovino d'oro nello stesso anno. Ma fu il fiorino a diventare la moneta di riferimento d'Europa. Il suo segreto era la stabilità: per più di duecento anni Firenze mantenne il peso e la purezza del fiorino senza alterarli. Chi ne riceveva uno sapeva che valeva quanto aveva sempre valso, e questo dava fiducia. I commercianti d'ogni paese lo accettavano; molti stati e città lo imitarono. Nel 1284 Venezia coniò il suo ducato, anche questo d'oro quasi puro.

Intorno alla moneta si leggeva una scritta in latino: da un lato il nome della città, «Florentia», dall'altro quello del santo. Ogni fiorino era controllato dai funzionari della zecca, che dovevano garantire la qualità dell'oro. Chi falsificava monete rischiava pene gravissime.

Un'economia da banchieri

Firenze era diventata ricca soprattutto con la lana e con la finanza. I suoi panni di lana erano rifiniti in città e venduti in tutta Europa. Le famiglie dei banchieri, come i Bardi e i Peruzzi nel Trecento, e i Medici nel Quattrocento, aprirono filiali a Londra, a Bruges, a Parigi, ad Avignone e in molte altre città. Prestavano denaro ai re, ai papi e ai mercanti, accettavano depositi, facevano pagamenti a distanza con lettere di cambio, cioè documenti che permettevano di pagare in un posto senza dover trasportare le monete.

Per tenere in ordine questi affari si sviluppò anche un nuovo modo di fare i conti, la partita doppia, in cui ogni operazione viene registrata due volte, una come entrata e una come uscita, per controllare gli errori. Non tutti i banchieri ebbero fortuna: i Bardi e i Peruzzi fallirono tra il 1343 e il 1346, soprattutto perché il re d'Inghilterra Edoardo III non restituì i prestiti che gli avevano fatto.

Un fiore «maledetto»

Non tutti guardavano al denaro con simpatia. Dante, nel Paradiso, scrive che «il maledetto fiore», cioè il fiorino, aveva portato fuori strada pecore e agnelli, intendendo che aveva corrotto sia i fedeli sia i pastori della Chiesa. Per la morale cristiana dell'epoca, il guadagno con il denaro, e soprattutto l'interesse, erano visti con sospetto, e la Chiesa condannava l'usura. I banchieri trovarono modi per aggirare il divieto, ad esempio con i cambi, ma molti, alla fine della vita, lasciavano soldi per beneficenza, per sentirsi più tranquilli.

Perché successe

Le città italiane facevano commerci con tutto il Mediterraneo e con l'Europa del Nord, e avevano bisogno di una moneta di grande valore, riconoscibile e affidabile. L'oro era il metallo adatto.

Firenze era una città con una banca e una manifattura fiorenti. Aveva interesse a offrire una moneta stabile che favorisse i suoi affari e la sua reputazione in Europa.

Cosa cambiò

Il fiorino rimase per due secoli e mezzo la moneta più importante dell'Europa occidentale. Il suo nome si diffuse: in Olanda si chiamò «fiorino» o «gulden» fino all'adozione dell'euro, in Ungheria «forint», ancora oggi la moneta nazionale.

I banchieri fiorentini aprirono la strada alla finanza moderna: depositi, prestiti, assegni, partita doppia. La ricchezza che ne ricavarono servì a pagare artisti e architetti del Rinascimento: senza il fiorino e le banche, probabilmente non ci sarebbero stati i Medici mecenati.

Con il tempo, però, il fiorino perse importanza: Firenze lo svalutò nel Quattrocento e nel Cinquecento e altre monete, come il ducato veneziano e poi lo scudo, presero il suo posto.

Persone e luoghi chiave

Persone

I banchieri fiorentini
Mercanti-banchieri come i Bardi, i Peruzzi e i Medici, che prestavano denaro in tutta Europa.
Giovanni Villani
Cronista fiorentino (circa 1276-1348): descrisse nella sua Cronica la coniazione del fiorino.
Dante Alighieri
Poeta fiorentino (1265-1321): chiamò il fiorino «maledetto fiore».
Edoardo III
Re d'Inghilterra dal 1327 al 1377: non restituì i prestiti ai Bardi e ai Peruzzi.

Luoghi

Firenze
Città toscana dove si coniò il fiorino dal 1252.
Genova e Venezia
Le altre città che coniarono monete d'oro: il genovino (1252) e il ducato (1284).

Da sapere

  • Il fiorino pesava circa 3,5 grammi ed era d'oro puro.
  • La moneta nazionale ungherese, il forint, deriva il nome dal fiorino.
  • Per più di duecento anni Firenze non cambiò peso e purezza del fiorino.
  • I banchieri Bardi e Peruzzi fallirono soprattutto perché il re d'Inghilterra non restituì i prestiti.
  • Sulla moneta c'erano un giglio e san Giovanni Battista.

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