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8 · Basso Medioevo vita quotidiana

Peste nera

1347-1352 Messina, Sicilia, poi tutta Europa

In breve

Nell'autunno del 1347 alcune navi genovesi arrivarono a Messina dal Mar Nero e portarono con sé la peste. La malattia era causata da un batterio trasmesso dalle pulci dei ratti, ma allora nessuno lo sapeva. In pochi anni si diffuse in tutta Europa e uccise circa un terzo degli abitanti, forse anche di più. Lo scrittore Giovanni Boccaccio la descrisse nel Decameron, dove dieci giovani si rifugiano in campagna e si raccontano novelle.

Perché è importante Dopo l'epidemia mancavano lavoratori, e questo cambiò l'economia, i salari e la vita nelle campagne.

Fonte: Encyclopaedia Britannica, «Black Death»

Illustrazione: Peste nera (Messina, Sicilia, poi tutta Europa)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Peste nera: Messina, Sicilia, poi tutta Europa
Dove: Messina, Sicilia, poi tutta Europa

Scheda per studiare circa 6 minuti di lettura

Il racconto

Le navi di Messina

Nell'ottobre del 1347 alcune galee genovesi entrarono nel porto di Messina. Venivano dal Mar Nero, dove Genova aveva colonie e magazzini, e portavano a bordo marinai malati e morenti. Un cronista siciliano, il frate Michele da Piazza, racconta che in pochi giorni la malattia passò dai marinai agli abitanti: chi si ammalava aveva febbre altissima, dolori e gonfiori grandi come un uovo sotto le ascelle o all'inguine, e spesso moriva in tre o quattro giorni. I Messinesi cacciarono le navi, ma era troppo tardi.

Era la peste, una malattia che in Europa non si vedeva da secoli. Nei quattro anni successivi avrebbe ucciso una persona su tre, forse anche di più. Gli storici l'hanno chiamata «peste nera» o «morte nera»; chi la visse la chiamava semplicemente «la mortalità grande».

Da dove veniva

La peste non era nata in Europa. Nel 2022 un gruppo di scienziati ha analizzato il DNA trovato nei denti di persone sepolte nel 1338-1339 vicino al lago Issyk-Kul, nell'attuale Kirghizistan, in Asia centrale: sulle loro tombe è scritto che morirono di «pestilenza». Il batterio trovato è l'antenato di quello che pochi anni dopo devastò l'Europa.

Dall'Asia centrale la malattia viaggiò lungo le vie del commercio, insieme alle carovane, alle merci e ai topi. Nel 1346 l'esercito mongolo dell'Orda d'Oro assediava Caffa, una città genovese in Crimea. Secondo il racconto del notaio piacentino Gabriele de' Mussi, gli assedianti, colpiti dalla peste, lanciarono i corpi dei morti dentro le mura con le catapulte. Non sappiamo se sia andata davvero così, ma è certo che da Caffa e dai porti del Mar Nero le navi portarono il contagio verso Costantinopoli, l'Egitto e l'Italia.

Il contagio corre per l'Europa

Da Messina la peste raggiunse in poche settimane Genova, Venezia, Pisa e Marsiglia. Nella primavera del 1348 arrivò a Firenze, poi a Parigi, in Spagna e nell'estate in Inghilterra. Nel 1349 toccò la Germania, la Scandinavia e l'Irlanda; tra il 1351 e il 1353 la Russia. Viaggiava alla velocità delle navi e dei carri: dove arrivavano mercanti, arrivava la malattia.

Le città, dove la gente viveva stretta e i topi erano ovunque, furono le più colpite. A Firenze morì forse più della metà degli abitanti. Tra le vittime ci furono anche persone famose: il cronista fiorentino Giovanni Villani, che si interruppe a metà di una frase della sua cronaca, e Laura, la donna amata dal poeta Francesco Petrarca: lui stesso annotò che era morta ad Avignone il 6 aprile 1348.

Una malattia che nessuno capiva

Oggi sappiamo che la peste è causata da un batterio, la Yersinia pestis, scoperta solo nel 1894. Vive nei roditori, soprattutto nei ratti neri, e passa all'uomo con il morso delle loro pulci. Nella forma «bubbonica» fa gonfiare i linfonodi (i bubboni); nella forma «polmonare» attacca i polmoni e si trasmette da persona a persona con la tosse, ed è quasi sempre mortale se non curata.

Nel Trecento nessuno conosceva i batteri. I medici dell'Università di Parigi, interrogati dal re di Francia nel 1348, spiegarono che la colpa era di una congiunzione dei pianeti e di un'«aria corrotta» che saliva dalla terra. Si bruciavano erbe profumate, si scappava in campagna, si pregava. Alcuni gruppi, i flagellanti, giravano di città in città frustandosi in pubblico per chiedere perdono a Dio.

La paura cercò anche dei colpevoli. In molte città della Germania, della Svizzera e della Francia gli Ebrei furono accusati falsamente di avvelenare i pozzi, e intere comunità furono uccise. Papa Clemente VI scrisse che l'accusa era assurda, perché gli Ebrei morivano di peste come tutti gli altri, ma non bastò a fermare le stragi.

Boccaccio e il Decameron

A Firenze lo scrittore Giovanni Boccaccio vide tutto questo con i suoi occhi. Pochi anni dopo scrisse il Decameron: nell'introduzione descrive la città piena di morti, le case abbandonate, i parenti che non osavano più curarsi a vicenda. Poi immagina dieci giovani, sette ragazze e tre ragazzi, che si incontrano nella chiesa di Santa Maria Novella e decidono di lasciare Firenze per una villa in campagna. Per dieci giorni si raccontano una novella a testa: cento storie divertenti, tristi e furbe, che sono uno dei capolavori della letteratura italiana.

Dopo la tempesta

Verso il 1352 la grande ondata si spense, ma la peste non sparì. Tornò molte volte, ogni dieci o vent'anni, per più di tre secoli: nel 1630 colpì Milano (è la peste raccontata da Alessandro Manzoni nei Promessi sposi) e l'ultima grande epidemia dell'Europa occidentale fu quella di Marsiglia, nel 1720.

Perché successe

Il batterio esisteva da migliaia di anni nei roditori selvatici dell'Asia centrale. Nel Trecento, però, il mondo era più collegato che mai: l'impero mongolo aveva unito l'Asia e le vie della seta portavano merci, persone e animali dalla Cina al Mar Nero, dove le navi italiane le caricavano per l'Europa.

L'Europa, inoltre, era fragile. Dopo secoli di crescita era piena di gente, le città erano affollate e sporche, i ratti vivevano nei magazzini e nelle case. Tra il 1315 e il 1317 una grande carestia aveva indebolito molte persone. E la medicina del tempo non poteva né capire né curare la malattia: senza sapere come si trasmetteva, era impossibile fermarla.

Cosa cambiò

In pochi anni morirono decine di milioni di persone: tra un terzo e la metà degli abitanti d'Europa. Villaggi interi furono abbandonati, campi lasciati incolti. Ci vollero circa due secoli perché la popolazione tornasse ai numeri di prima.

Con così poche persone, il lavoro diventò prezioso. Contadini e artigiani chiesero salari più alti e molti signori dovettero concederli; dove i governi cercarono di bloccare i salari, come in Inghilterra con lo Statuto dei lavoratori del 1351, scoppiarono rivolte, come quella dei contadini inglesi del 1381. Nell'Europa occidentale la servitù della gleba cominciò a sparire.

Dalla peste nacquero anche idee che usiamo ancora. Nel 1377 la città di Ragusa (oggi Dubrovnik) obbligò chi arrivava da luoghi infetti a restare isolato per trenta giorni; poi i giorni diventarono quaranta, e da «quaranta» viene la parola «quarantena». Nel 1423 Venezia aprì il primo lazzaretto, un'isola-ospedale per i malati. Gli uffici di sanità delle città italiane furono i primi servizi di salute pubblica d'Europa.

Oggi la peste esiste ancora in alcune zone del mondo (per esempio in Madagascar e nella Repubblica Democratica del Congo), ma si cura con gli antibiotici, se presa in tempo. Durante la pandemia di COVID-19, nel 2020, il mondo ha usato di nuovo le stesse armi inventate nel Trecento: isolamento e quarantena.

Persone e luoghi chiave

Persone

Giovanni Boccaccio
Scrittore fiorentino (1313-1375). Visse la peste a Firenze e la descrisse nell'introduzione del Decameron.
Francesco Petrarca
Poeta (1304-1374). Perse per la peste Laura, la donna del Canzoniere, e molti amici.
Giovanni Villani
Mercante e cronista di Firenze. Morì di peste nel 1348 mentre scriveva la storia della sua città.
Clemente VI
Papa ad Avignone. Nel 1348 difese gli Ebrei dalle false accuse di aver diffuso la peste.
Alexandre Yersin
Medico svizzero-francese: nel 1894, a Hong Kong, scoprì il batterio della peste, che porta il suo nome.

Luoghi

Caffa (oggi Feodosia, Crimea)
Colonia genovese sul Mar Nero, assediata dai Mongoli nel 1346: da qui partirono le navi infette.
Messina
Primo porto dell'Europa occidentale dove arrivò la peste, nell'ottobre del 1347.
Firenze
Città di Boccaccio, colpita nel 1348: perse forse più di metà degli abitanti.
Ragusa (Dubrovnik)
Repubblica sull'Adriatico che nel 1377 inventò l'isolamento obbligatorio per chi arrivava.

Da sapere

  • La parola «quarantena» viene dai quaranta giorni di isolamento chiesti alle navi che arrivavano a Venezia.
  • Nel 2022 il DNA trovato in tombe del Kirghizistan ha mostrato da dove partì la peste nera: dall'Asia centrale, intorno al 1338.
  • Il Decameron di Boccaccio ha cento novelle, raccontate da dieci giovani in dieci giorni per sfuggire alla peste di Firenze.
  • Il batterio della peste si chiama Yersinia pestis, dal nome di Alexandre Yersin, che lo scoprì nel 1894.
  • Il famoso costume con la maschera a becco non è del Trecento: lo usarono alcuni medici nel Seicento.

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