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8 · Basso Medioevo arte

Giotto dipinge a Padova

circa 1305 Cappella degli Scrovegni, Padova

In breve

Il ricco banchiere padovano Enrico Scrovegni chiamò Giotto a decorare la sua cappella. Tra il 1303 e il 1305 circa, il pittore fiorentino coprì le pareti di affreschi con le storie di Maria e di Gesù. I suoi personaggi hanno corpi solidi, gesti naturali e volti che esprimono dolore, gioia o stupore. Il soffitto è un cielo blu intenso pieno di stelle d'oro.

Perché è importante Giotto aprì la strada a una pittura più vera e umana, che porterà al Rinascimento.

Fonte: UNESCO, «Padua's fourteenth-century fresco cycles»

Illustrazione: Giotto dipinge a Padova (Cappella degli Scrovegni, Padova)
Illustrazione creata con l'IA per Storiascopio
Giotto dipinge a Padova: Cappella degli Scrovegni, Padova
Dove: Cappella degli Scrovegni, Padova

Scheda per studiare circa 4 minuti di lettura

Il racconto

Un banchiere che voleva farsi perdonare

A Padova, all'inizio del Trecento, viveva un uomo molto ricco, Enrico Scrovegni. Suo padre, Reginaldo, era un banchiere che prestava denaro con interessi molto alti, un'attività che la Chiesa considerava un grave peccato, l'usura. Dante, nella Divina Commedia, mette Reginaldo all'Inferno, tra gli usurai. Enrico voleva riparare al buon nome della famiglia, e decise di far costruire una cappella.

Acquistò un terreno dentro i resti di un antico anfiteatro romano, l'Arena, e costruì una piccola chiesa dedicata a Santa Maria della Carità, che fu inaugurata il 25 marzo 1303, giorno dell'Annunciazione, e consacrata in modo definitivo lo stesso giorno del 1305. Per decorarla chiamò il pittore più famoso del tempo: Giotto.

Il pittore delle pecore

Giotto di Bondone era nato intorno al 1267, secondo la tradizione a Vespignano, in Toscana, vicino a Firenze. Una leggenda, raccontata dal pittore e biografo Giorgio Vasari, dice che da ragazzo faceva il pastorello e disegnava le sue pecore su una pietra; il pittore Cimabue, passando, vide il disegno, rimase impressionato e lo prese nella sua bottega. Non sappiamo se sia vero, ma di certo Giotto imparò il mestiere e superò presto i suoi maestri.

La pittura medievale, prima di lui, era di solito molto solenne: personaggi rigidi, fondo dorato, volti simili tra loro, pochi movimenti, come icone. Giotto cambiò tutto. Dipinse figure con volume, come se avessero un corpo reale, pesante e tridimensionale, avvolte in vesti che ricadono in pieghe naturali. Le sue scene hanno uno spazio profondo, con edifici e paesaggi in cui i personaggi si muovono con credibilità.

La cappella

Tra il 1303 e il 1305 Giotto e i suoi aiuti coprirono tutte le pareti con affreschi, cioè con pitture eseguite sull'intonaco ancora umido, in modo che il colore penetri nel muro. Fecero lavori per «giornate»: ogni giorno si stendeva solo la parte di intonaco che si poteva dipingere prima che si asciugasse. Si possono ancora riconoscere i confini delle giornate, osservando gli affreschi da vicino.

Il ciclo racconta in tre fasce dall'alto in basso le storie di Gioacchino e Anna, i genitori di Maria, poi la vita di Maria e infine la vita e la passione di Gesù. Sulla parete d'ingresso c'è il Giudizio universale, in cui si vede Enrico Scrovegni che offre alla Madonna un modellino della cappella. In basso, in monocromo, ci sono le allegorie delle Virtù e dei Vizi. Il soffitto è azzurro intenso come un cielo di notte, punteggiato di stelle dorate.

Le scene sono famose per le emozioni. Nella «Fuga in Egitto» gli asini e le persone sono realistici. Nella «Natività» ci sono pastori e pecore. Nel «Compianto sul Cristo morto» gli angeli volano in cielo piangendo e contorcendosi, mentre ai piedi della croce i familiari mostrano tutta la loro disperazione. Per la prima volta nell'arte occidentale i personaggi sacri sembrano persone vere che soffrono e che si commuovono.

Una cappella da proteggere

Dopo Padova, Giotto lavorò ad Assisi, a Firenze, a Roma e a Napoli. Nel 1334 divenne capomastro della cattedrale di Firenze e disegnò il campanile, che fu poi chiamato «campanile di Giotto». Morì nel 1337. Dante lo ricordò nel Purgatorio, scrivendo che Giotto aveva oscurato la fama di Cimabue.

La Cappella degli Scrovegni è oggi uno dei luoghi più preziosi della pittura italiana. Per proteggere gli affreschi dall'umidità e dal respiro dei visitatori, si entra in gruppi piccoli, passando prima per una camera dove si attende circa quindici minuti. Nel 2021 la cappella è stata inserita, insieme ad altri cicli di affreschi di Padova, nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO.

Perché successe

Giotto venne dopo secoli in cui la pittura era rimasta molto stilizzata, ma le città del Duecento e del Trecento erano pronte a una visione più vicina al reale. Gli insegnamenti di san Francesco e i sermoni degli ordini mendicanti avevano portato l'attenzione sui sentimenti umani.

Enrico Scrovegni aveva denaro e voglia di farsi riconoscere come buon cristiano e uomo importante: affidò il lavoro al migliore e gli permise di lavorare a lungo.

Cosa cambiò

Giotto è considerato l'inizio di una nuova strada nella pittura italiana, che portò al Rinascimento: volume, prospettiva e attenzione alle emozioni. Si dice che con Giotto «la pittura rinasce». Il suo stile fu seguito da molti artisti, come Masaccio un secolo dopo.

Gli affreschi della cappella sono rimasti in buone condizioni per settecento anni e sono studiati da storici, restauratori e scienziati. Furono restaurati in modo accurato tra il 2001 e il 2002.

Il nome di Giotto è rimasto anche in un modo di dire italiano, «l'O di Giotto», che ricorda un aneddoto sul cerchio perfetto che il pittore avrebbe tracciato a mano libera.

Persone e luoghi chiave

Persone

Giotto di Bondone
Pittore e architetto toscano (circa 1267-1337): dipinse gli affreschi della cappella.
Enrico Scrovegni
Banchiere padovano (circa 1270-1336): commissionò la cappella.
Cimabue
Pittore fiorentino (circa 1240-1302): secondo la tradizione, maestro di Giotto.
Reginaldo Scrovegni
Banchiere, padre di Enrico: Dante lo mette tra gli usurai.

Luoghi

Padova
Città veneta dove si trova la Cappella degli Scrovegni.
Arena romana di Padova
I resti dell'anfiteatro dove sorge la cappella.

Da sapere

  • Gli affreschi di Giotto a Padova hanno oltre settecento anni.
  • Per visitare la Cappella si attende circa quindici minuti in una camera speciale.
  • Dante mise il padre di Enrico Scrovegni nell'Inferno, tra gli usurai.
  • Il soffitto è dipinto di blu intenso con stelle dorate.
  • Giotto disegnò il campanile della cattedrale di Firenze.

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